A quasi cinquant’anni dalla messa in onda della prima fiction dedicata a Sandokan, la Rai ha voluto ripensare al personaggio ideato dallo scrittore Emilio Salgari.
Kabir Bedi, attore indopakistano già interprete della prima serie del 1976, e Can Yaman, attore turco protagonista dell’ultima, non sono stati gli unici a vestire i panni del pirata malese al centro del ciclo salgariano indomalese. Nel decennio precedente alla fiction diretta da Sergio Sollima, diverse pellicole minori girate con scarsità di mezzi videro Sandokan protagonista di storie ispirate ai romanzi di Salgari.
Restringendo il campo alle due riduzioni televisive, sicuramente le più celebri, e ripensando a come Salgari descrisse il suo personaggio, si potrebbe parlare di tre volti distinti di Sandokan.
Sandokan nei libri di Emilio Salgari
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Nel ciclo indomalese di Emilio Salgari, Sandokan è un principe spodestato, di etnia più vicina agli arabi come aspetto, alto e dagli occhi profondi. Salgari, seguendo la narrazione onnisciente, descrive il personaggio scrupolosamente pur con qualche incongruenza. In alcune storie egli ha circa ventisei anni ed è più piccolo di Yanez che ha circa dieci anni di più, ma in altre la situazione si ribalta così come accade per altri personaggi presenti in più vicende. Marianna invece ha un’età compresa tra i sedici e i diciassette anni, è anticonformista, in grado di cavalcare e usare le armi.
Recensione del libro
Le tigri di Mompracem
di Emilio Salgari
Sandokan: le differenze delle trasposizioni del piccolo schermo
Nel Sandokan della serie televisiva del 1976, il protagonista mantiene le sue nobili origini e ha come antagonisti un sedicente colonnello William Fitzgerald, personaggio creato ad hoc per simboleggiare l’attaccamento alle tradizioni britanniche, e il raja bianco James Brooke, uomo di mezza età, nato in India. La descrizione supporta anche il vero Brooke, che effettivamente visse tra India e Malesia nel periodo in cui è ambientata la serie, negli anni Cinquanta dell’Ottocento. Sandokan vive a Mompracem e lì si trasferisce con Marianna quando lei decide di seguirlo senza indugi, perché anche stanca dello stile di vita coloniale.
Cinquant’anni dopo, la nuova serie di Raiuno andata in onda a fine 2025, ispirata ai personaggi più che ai racconti, introduce un Sandokan pirata, vissuto a Singapore, dove ha persino studiato Shakespeare mentre il precedente ignorava del tutto la cultura europea. Solo dopo un lungo percorso di consapevolezza, il nuovo Sandokan abbraccia la causa dei Dayak, sua etnia di origine, malgrado un aspetto assai discostante. La vicenda precede di dieci anni quella del Sandokan del 1976 ed è quasi un prequel, perché solo alla fine della storia Sandokan e i suoi veleggiano verso Mompracem, isola che scompare, non presente sulle cartine e grazie al suggerimento di un giovane italiano sempre munito di un quaderno fittamente riempito di appunti e disegni. Il ragazzo si chiama Emilio, omaggio a Salgari, che viaggiò nella vita solo insieme ai suoi personaggi. Yanez, avventuriero di nobili origini, è qui un ex missionario che ritrova la fede a fine storia.
Nella precedente riduzione c’erano continui riferimenti alla spiritualità induista, parecchio in voga fino a metà degli anni Settanta. Brooke è un trentenne fumatore di oppio e sangue misto che diventa raja solo alla fine, a prezzo di una sconfitta morale. Marianna invece è una ragazza di indole ribelle ma inizialmente intrisa di cultura coloniale.
Le due fiction, entrambe in pochi o molti tratti svincolate dai romanzi originali, sono prodotti autonomi e interessanti; sarebbe d’uopo accostarsi al ciclo indomalese allo scopo di meglio discernere somiglianze e differenze con un maggiore spirito critico.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: I tre volti di Sandokan: da Salgari alle fiction Rai
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