- Autore: Matteo Cavezzali
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Mondadori
- Anno di pubblicazione: 2026
Ci sono storie che chiedono di essere raccontate perché attraverso i loro protagonisti parlano di tutti noi, del nostro passato e del nostro futuro. Scrivere quelle storie significa consegnarle alla memoria collettiva, farne patrimonio comune, per impedire che ciò che è accaduto possa ripetersi. Alcuni sembrano doversi fare carico di questo compito di raccontare, talvolta in quanto diretti protagonisti delle vicende, in altri casi in qualità di depositari di un’eredità che può essere anche molto pesante.
In qualche modo, è stata nonna Ivana a decidere che l’autore di questo romanzo, lo scrittore ravennate Matteo Cavezzali, raccontasse in I fratelli Meraviglia (Mondadori, 2026) la storia di suo nonno Alfredo e del fratello Franco, quando, mostrandogli un piccolo baule di legno che usava come tavolinetto, gli ripeteva: “È tutto qui dentro, quando ti servirà”. E quel momento, per lui, alla fine è arrivato:
Ho voluto scrivere ora questa storia perché ho compiuto quarant’anni e sono il più vecchio della mia famiglia. Non c’è nessuno dietro di me, che possa più raccontarla.
Tocca a me portare questo peso, e ricordare quanto è accaduto, perché altrimenti andrebbe dimenticato. Ciò che viene dimenticato è destinato a essere rivissuto.
In quel baule che la nonna conservava con cura c’erano vecchie foto, tante lettere, ma soprattutto un diario, quello che Alfredo scriveva durante la prigionia in campo di concentramento, tenendo un quaderno e un mozzicone di matita nascosti sotto un asse di legno del pavimento perché se lo avessero scoperto lo avrebbero fucilato; parole scritte per elaborare l’orrore ma anche per fare in modo che, qualora non fosse sopravvissuto, qualcuno potesse ricostruire quel pezzo di storia.
Alfredo, infatti, avrebbe potuto morire nel novembre del 1944
nel campo di concentramento di Bergen-Belsen.
Se non è andata così, è stato solo per l’amore di un ragazzo di sedici anni che ha attraversato l’Europa in guerra per salvare il fratello.
E infatti questo libro non racconta una storia di guerra ma una grande storia d’amore, quello che lega i “fratelli Meraviglia”, chiamati così nel borgo “perché erano belli e sempre in ordine, anche quando la terra della strada si infilava nei calzini e le ginocchia si sbucciavano sulla ghiaia”; Jole, la loro madre, ci teneva molto che i figli fossero sempre a posto per mostrare che, pur se poveri, erano gente per bene, e quel nomignolo che era stato dato ai figli rappresentava per lei motivo di vanto, “come una rivincita, o un risarcimento”.
Chiamato a prestare servizio in difesa della propria patria, Alfredo parte per la guerra e, dopo un periodo in cui riesce a inviare lettere per dare sue notizie, di lui si perde ogni traccia; così suo fratello Franco decide di andarlo a cercare, iniziando un viaggio per l’Europa che lo porterà a vivere esperienza terribili, fino a quella della prigionia in campo di concentramento, proprio il luogo in cui, però, ritroverà l’adorato fratello. Ma questo viaggio, che lo sradica per la prima volta dal suo piccolo mondo, per il giovane è anche un modo per provare a scrivere da solo la propria storia, dopo che per anni le cose gli erano semplicemente accadute, mentre erano gli altri a decidere per lui: il padre, la madre, il Partito Fascista. Quell’idea di cercare suo fratello, quella necessità così forte, sebbene estremamente pericolosa, era nata in lui e, anche se lo avesse condotto alla morte, sentiva che
sarebbe morto a modo suo. Non sotto la tirannia di un sergente, non sotto lo sguardo impassibile di una guardia tedesca. Sarebbe morto dentro una storia che aveva scelto di raccontare, non dentro quella che altri avevano scritto per lui.
Non solo una storia d’amore, quindi, ma anche un romanzo di formazione e un monito a rivendicare la propria libertà, sempre, nei confronti delle volontà della famiglia, delle imposizioni sociali o degli ordini impartiti da una terribile dittatura.
Rifacendosi a precedenti illustri (il Primo Levi di La tregua sembra essere un eco ben presente), Cavezzali ricostruisce il viaggio di Franco come una moderna Odissea, esplicitando in più momenti questo suo riferimento, in relazione alle lezioni sul viaggio di Ulisse tenute dal maestro Rietti, che in quanto ebreo fu deportato ad Auschwitz, da dove non fece più ritorno. Ma anche la presenza di Ferrara sullo sfondo ci riporta alla grande letteratura legata alla tematica della memoria, richiamando subito alla mente Giorgio Bassani di Cinque storie ferraresi o del più celebre romanzo Il giardino dei Finzi-Contini.
Con uno stile lineare e un linguaggio semplice, Cavezzali restituisce alla scrittura la vicenda individuale della sua famiglia per farne storia universale, rendendo omaggio anche all’importanza delle storie, della letteratura, che spesso possono divenire strumento di salvezza. Nella semplicità di questo romanzo non mancano, però, momenti più apertamente lirici, uno fra tutti quello della liberazione degli uccelli esotici nello zoo abbandonato di Berlino, che offre anche l’ispirazione per la bellissima copertina del libro:
Franco decise di aprire la gabbia degli uccelli tropicali. Il lucchetto arrugginito cedette con due pietrate ben assestate. Il cielo si tinse dei rossi, dei verdi, dei gialli e dei turchesi di tucani e pappagalli, che andarono a posarsi sulle rovine di un palazzo. I vividi colori di quelle piume risaltavano sul grigio come pennellate di vita in mezzo a tanta distruzione.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: I fratelli Meraviglia
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