- Autore: Rabee Jaber
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Straniera
- Anno di pubblicazione: 2024
- ISBN: 9788883064098
Ci sono libri che possiedono la rara capacità di squarciare il velo su angoli dimenticati della storia universale, trasformando la precisione documentaristica in pura epica umana. I drusi di Belgrado. La storia di Hanna Ya’qub, scritto dall’autore libanese Rabee Jaber (già vincitore dell’International Prize for Arabic Fiction proprio con quest’opera), si inserisce magistralmente in questo filone. Pubblicato in Italia dalla raffinata casa editrice Crocetti, il romanzo si apre in un momento di spaventosa rottura storica: la primavera del 1860 a Beirut.
La città levantina, solitamente baciata dalla brezza marina e dai profumi dei suoi giardini, è deformata e irriconoscibile, sprofondata nel caos e invasa da migliaia di profughi cristiani maroniti, scampati ai sanguinosi massacri perpetrati dalla comunità drusa nel Monte Libano e a Damasco. Quando le autorità dell’Impero Ottomano reprimono la rivolta, decidono di punire i leader drusi condannandoli all’esilio e ai lavori forzati nelle remote fortezze dei Balcani. È in questo preciso punto di svolta che la Grande Storia devia, con tragica casualità, per schiacciare la vita di un uomo comune.
Il protagonista della vicenda è Hanna Ya’qub, un umile venditore di uova cristiano di Beirut. Hanna non è un guerriero, non ha preso parte agli scontri, non conosce i calcoli politici dell’impero. È semplicemente un uomo che si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato. Nel tumulto delle deportazioni al porto, la famiglia di un prigioniero druso riesce, corrompendo una guardia, a riscattare il proprio congiunto. Per colmare il vuoto numerico nella lista dei prigionieri prima che i superiori se ne accorgano, i soldati ottomani afferrano il primo uomo a portata di mano. Quell’uomo è Hanna.
Gettato nella stiva oscena di una nave, scambiato ufficialmente per un druso, Hanna Ya’qub inizia una straziante odissea che lo porterà lontano dalla moglie e dalla figlia neonata. Il suo viaggio coatto attraverserà i territori più aspri ed eterogenei dell’Impero Ottomano ottocentesco: dalla Serbia al Kosovo, dall’Albania al Montenegro, fino alla fortezza di Belgrado.
Il romanzo di Jaber si muove su un binario squisitamente filosofico ed esistenziale. Hanna Ya’qub incarna la figura archetipica di un Giobbe levantino o di un capro espiatorio moderno. La domanda che risuona costantemente tra le righe del testo è squisitamente universale: dov’è la giustizia in un mondo dominato dalla violenza cieca e dal calcolo geopolitico? L’elemento più straordinario del romanzo risiede nel paradosso identitario. Hanna, un cristiano maronita, si ritrova incatenato insieme a coloro che teoricamente erano i carnefici del suo stesso popolo. Condividendo lo stesso fango, lo stesso pane muffito, le frustate, il gelo balcanico e la vicinanza della morte, le barriere religiose e culturali crollano. I drusi e il cristiano smettono di essere fazioni nemiche e diventano compagni di sventura, complici, fratelli di catene. Jaber dimostra con straordinaria delicatezza come l’esperienza archetipica del dolore umano sia capace di azzerare le sovrastrutture ideologiche.
La scrittura di Rabee Jaber – magnificamente restituita dalla traduzione di Elisabetta Bartuli – adotta un tono ironico, fatalista e profondamente lirico. Non c’è spazio per il sentimentalismo spicciolo; la narrazione procede attraverso un realismo crudo ma venato di una rassegnazione quasi mitologica, tipica della grande letteratura mediorientale. Il groviglio etnico-religioso dell’Impero Ottomano calante non viene descritto con freddezza accademica, ma attraverso gli occhi affaticati e la carne piagata di Hanna. L’autore eccelle nel descrivere il contrasto stridente tra la luce e i profumi di Beirut e l’oscurità opprimente, fredda e umida delle prigioni balcaniche.
I drusi di Belgrado è molto più di un romanzo storico. È un’esplorazione potente sulla resilienza dello spirito umano di fronte all’arbitrarietà del destino e del potere. Crocetti Editore arricchisce la sua collana con un’opera fondamentale per comprendere non solo la complessità storica del Libano e dei Balcani, ma anche per riflettere sulla natura del pregiudizio e della sofferenza. Un libro doloroso, a tratti spietato, ma illuminato da una profonda compassione per gli ultimi della Terra. Consigliato a chi cerca una lettura densa, storicamente accurata e capace di far vibrare le corde più intime dell’empatia umana.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: I drusi di Belgrado
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