I disconnessi
- Autore: Davide Ficarra
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Arkadia editore
- Anno di pubblicazione: 2025
La voce narrante di questo bel romanzo è quello di Ian, che si presenta come uno studente universitario di Biologia, abbastanza anonimo, timido con le ragazze, che ha solo un unico grande amico, Matteo, che conosce da sempre. Abitano in periferia in una città che non viene detta, ed entrambi capiscono che, tolte le lezioni universitarie, la loro vita si consuma sui social, su chiacchiere senza costrutto, sul conteggio dei like, avendo poi dei cellulari digitali che in Facoltà gli studenti guardano continuamente, tranne per sentire la lezione.
Questo è l’inizio del romanzo de I disconnessi di Davide Ficarra (Arkadia editore, 2025), dove due giovani hanno l’idea di non essere più assoggettati dai social media, dagli algoritmi e da l’intelligenza artificiale, semplicemente staccandosi dai telefonini digitali e da internet.
Tanto che comprano due cellulari analogici, dove possono solo parlare e mandare sms, brevi messaggi di testo che per la loro identità anagrafica non conoscevano. Se il vero Mark Zuckerberg ebbe il genio di mettere su internet facebook, perché cercava di avere qualche amico in più, ma soprattutto amiche per trovare una ragazza adatta a lui, Matteo, più di Ian, capisce che per cercare qualcuno stanchissimo del proliferare di nuovi programmi e aggiornamenti bisogna disconnettersi, tornare a vedersi in faccia e mettere in un cassetto il telefono digitale, che peraltro ci farà diventare tutti gobbi con l’età che avanza. Ian è perplesso perché significa uscire da un sistema, il Deep control, che ci ha reso solo dei consumatori e dove il grado di successo non sono solo i soldi, ma i follower. Molte persone sono famosissime per i "seguaci" che hanno, ma non sappiamo niente su quale meccanismo inconscio e tecnologico li ha resi così conosciute.
Ian, più pragmatico, fa fatica a credere che le persone sui trenta anni possano prendere sul serio la disconnessione. Sarà che ha altri interessi in quel momento, come capire perché Violet, di cui è innamorato, non lo guardi nemmeno. Ma la disconnessione ha un successo eccezionale e improvvisamente la ragazza tratta Ian come un cavaliere quando sa che c’è anche lui come fondatore. Le pagine della loro conoscenza fisica sono ben scritte, perché questo è indubbiamente un romanzo di formazione. Poi, per continuare il libro, Ficarra ripete spesso quali enormi vantaggi derivano dall’essere disconnessi e Ian scrive:
La disconnessione è diventata un movimento spontaneo che coinvolge milioni di persone, non ha una testa ne ha mille, non ha un programma né una prospettiva precisa, ma si nutre di quello che provoca, di questa enorme ondata di socialità vera, di empatia, di connessione reale tra pensieri e idee che ha svelato il grande inganno in cui siamo stati immersi per anni.
E di queste riflessioni, di questi proclami, il romanzo è pieno, tanto che la parola disconnessione è ripetuta all’inverosimile. Qui Ficarra diventa un sociologo che scrive di sé e delle sue paure, ma poi si riprende e ritorna alla letteratura.
Romanzo di formazione, come si è già scritto, I disconnessi è un inno contro il tempo. Perché Ficarra sa che finirà a breve questa realtà di "contadini" per caso. Il mondo non può che diventare sempre più connesso e online: niente rimpianti. Da leggere.
I disconnessi
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