"Viaggiare? Per viaggiare basta esistere".
Fernando Pessoa (Bernardo Soares, "Il libro dell’inquietudine")
Così scrive Fernando Pessoa (o meglio, uno dei suoi eteronimi, Bernardo Soares) ne Il libro dell’inquietudine. Il tema del viaggio, inteso dallo scrittore portoghese come flusso di coscienza e pensiero, è centrale e anzi trasforma molti dei suoi lavori creativi. La prosa che egli intende palesarci raccontandoci la realtà — non minimizzandola, ma al contrario frammentandola per avere il potere di espanderla a tutti i suoi lettori — appare sin da subito come un diario di pensieri e riflessioni personali.
Sopra è stata citata l’opera principale di Pessoa, divisa a sua volta in un altro volume che funge da proseguimento "del flusso", ma il discorso rimane applicabile sotto tutti gli ambiti della sua composizione, anche in quella poetica. Ricardo Reis, uno tra i principali eteronimi pessoani, è spesso il nome a cui lo scrittore affida il carico poetico dei suoi versi. Ma ve ne sono anche altri quali, per esempio, Álvaro de Campos, Alberto Caeiro, ecc.
Insomma, Pessoa crea una moltitudine di vite per provare a sistemare la sua e comunicarla a noi lettori: animi curiosi di vite.
La filosofia degli eteronimi in Pessoa
La creazione di esseri concepiti in maniera del tutto differenziata — quindi non fittizi, ma che assumono vita per sempre — può ricordare, assieme al tema del sogno inteso come flusso mentale, per certi versi uno dei fondamenti della teoria di Jung: e cioè il sogno come teatro.
"Il sogno è il teatro dove il sognatore è allo stesso tempo sia la scena, l’attore, il suggeritore, il direttore di scena, il manager, l’autore, il pubblico e il critico".
(C.G. Jung, "Considerazioni generali sulla psicologia del sogno")
Ora, siamo certi che Fernando Pessoa e Carl Gustav Jung non ebbero incontro alcuno, ma entrambi condividevano quasi perfettamente l’idea del sogno. Probabilmente, se si fossero incontrati — magari dopo qualche gin-tonic — avrebbero lanciato enormi invettive contro la realtà, non abiurandola, ma avvicinandosi a una sua definizione ben più complessa di quello che può sembrare.
Poiché se da una parte Jung affidava molta importanza al mondo onirico e perciò alla psiche, Pessoa erge muri enormi di letteratura su di essa. Proprio qui si può distinguere eteronimo e pseudonimo: un’esistenza ontologicamente definita l’uno, e un alter-ego che implica, in qualsiasi caso, una realtà preesistente e differenziata l’altro.
Perché gli eteronimi?
La scelta degli eteronimi può risultare nella mente del lettore come un puro esercizio stilistico, un gioco con il quale passare il tempo (tema importante, tra l’altro, se si parla di Álvaro de Campos). In realtà, questa scelta ha a che vedere, ancora una volta, con gli impulsi introspettivi di Pessoa.
La vita è, in definitiva, un "Io Teatrale", e cioè non è assolutamente un monologo recitato da un singolo individuo, ma una schiera di personaggi che cercano costantemente la propria sistemazione. Luigi Pirandello, nell’opera Sei personaggi in cerca d’autore, esprime proprio questo: il teatro è vita, non finzione. Come ci dice il titolo stesso, non siamo noi che cerchiamo i personaggi provando a dar loro vita ma, al contrario, sono loro che quasi ridono della nostra buffa e misera imitazione. Ogni personaggio, quindi, ci parla e ci dice qualcosa. Il teatro serve proprio a questo: provare a mettere ordine.
Rimanendo su Pessoa, molteplici sono le vite da lui create; in un piccolo schema possiamo ricondurre i principali:
| Eteronimo | Profilo / Biografia | Poetica / Filosofia | Stile e Linguaggio |
|---|---|---|---|
| Alberto (Il Maestro) Caeiro | Uomo di campagna, istruzione elementare, vive a contatto diretto con la natura. | Paganesimo e sensismo puro: rifiuta la metafisica e la filosofia. Le cose "sono" e non vanno interpretate; conta solo ciò che si percepisce con i senses. | Verso libero, linguaggio semplice, concreto, immediato e privo di metafore complesse. |
| Álvaro de Campos (L’Ingegnere) | Ingegnere navale formato a Glasgow, cosmopolita e affascinato dalla modernità. | Futurismo e nichilismo: passa dall’estasi per le macchine e la velocità a una esistenziale profonda noia (spleen), solitudine e disillusione. | Versi lunghi e travolgenti, uso di esclamazioni, ritmo concitato, toni drammatici ed emotivi. |
| Ricardo Reis (Il Medico) | Medico cultore classico monarchico, del mondo greco-latino, trasferitosi in Brasile. | Neopaganesimo stoico e oraziano: accetta con distacco e rassegnazione il destino e lo scorrere del tempo (Carpe diem maturo e disincantato). | Odi di metrica classica rigorosa, sintassi di stampo latino, registro alto, elegante controllato. |
| Bernardo Soares (Il Semi-eteronimo) | Aiuto contabile a Lisbona; autore del "Libro dell’inquietudine". | Iper-lucidità introspezione: realtà tramite e vive la la contemplazione interiore. La quotidianità è pretesto per una continua analisi della psiche. | Prose e poetiche frammentarie, intime, ricche di aforismi e sfumature psicologiche. Quest’ultimo è verosimilmente Fernando Pessoa: un tentativo di dare vita alla sua esistenza. |
Pessoa e l’identità all’epoca contemporanea
La creazione eteronimica di Pessoa ci spinge a riflettere soprattutto sul concetto di identità dell’epoca contemporanea. Se il mondo è alla costante ricerca di un’etichetta perfetta, di un pronome, di un oggetto in grado di definirci in tutte le sfumature umane, la poetica di Pessoa ci conduce a pensare che l’essere umano sia molto più complesso di così. Non solo nell’affermazione della propria identità di genere, ma anche nei tratti più comuni dell’essere umano. Perché per Pessoa l’uomo è ontologicamente un sistema di costellazioni d’animo, di trasformazioni e di pensieri.
La frammentazione dell’Io da parte di Pessoa rieccheggia quasi come una profezia. Il mondo in cui oggi abitiamo, la vita che conduciamo, le persone che incontriamo e qualche volta le persone che amiamo sono, in qualche misura, anch’essi dei creatori di eteronimi.
Per lavoro costruiamo identità per nulla fittizie, ma anzi che ci rappresentano in quanto estensioni di noi stessi in una realtà parallela e virtuale. L’algoritmo mette in scena il teatro attraverso la pubblicità, facendoci vedere i post delle "persone" che conosciamo, di quelle che vorremmo conoscere, e tutto ciò in maniera assolutamente non imparziale. Ma se quindi la realtà, la nostra realtà, si sostituisse a quella collettiva? Se la finzione, la realizzazione di estensioni facilmente manipolabili dal nostro impulso conformista, ci spingesse a creare un’opera di frammentazione digitale irrimediabile?
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Gli eteronimi di Fernando Pessoa: perché ha anticipato le identità frammentate del mondo digitale
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