Abbiamo chiacchierato con Marco Badini, autore di Di rose e di lucciole. Una nuova indagine per il commissario Villata (Todaro Editore, 2026), un giallo ambientato nel 1933 tra ricatti, segreti e l’intenzione malvagia di sacrificare un innocente.
- Ciao Marco, raccontaci come è nato il commissario di Pubblica Sicurezza Fulvio Villata, protagonista dei tuoi due gialli "Di rose e di lucciole. Una nuova indagine per il commissario Villata" e il precedente "L’ombra sul colosso", entrambi pubblicati da Todaro Editore.
Il commissario Villata, detto il Mastino di Brescia, è nato insieme al desiderio di misurarmi con la scrittura di un romanzo poliziesco. Sono sempre stato un appassionato lettore di gialli, ma avevo timore all’idea di cimentarmi con questo genere narrativo, che ritengo bellissimo ma anche difficile. Un giorno però, quasi per scherzo, accettai di scrivere un racconto per una piccola antologia; il tema era libero, perciò pensai che il contesto era propizio per fare un esperimento e tentare la via del giallo. La cosa fu piacevole, i lettori diedero un buon riscontro e io mi divertii parecchio a lavorarci. Allora capii che potevo davvero ambire a creare qualcosa di più articolato di un racconto breve.
Il protagonista dei miei romanzi è fondato innanzitutto sull’onda delle mie esperienze di lettore, tuttavia possiede anche qualche tratto più personale, che ho cercato di attribuirgli nel corso di ogni stesura per renderlo unico.
- Uno degli elementi che più mi hanno affascinata del tuo giallo è il riferimento storico a un’epoca lontana, gli anni ’30 del secolo scorso: parlaci per cominciare del mitico Rex, il transatlantico che solcò l’Oceano Atlantico nel 1933.
Mi fa piacere che ti sia piaciuto quel dettaglio! Nei miei romanzi cerco sempre di aggiungere alla trama poliziesca in senso stretto alcuni elementi di realtà - il transatlantico Rex, già protagonista di una memorabile scena nel film “Amarcord” di Federico Fellini, si rese davvero protagonista della traversata che descrivo. Queste aggiunte non hanno soltanto una funzione puramente estetica, ma servono a conferire più realismo al contesto narrativo e, se possibile, a divertire il lettore con qualche insolito aneddoto.
- Tazio Nuvolari e la Mille Miglia, la competizione automobilistica la cui prima edizione partì proprio da Brescia nel 1927. Quale fascino hanno esercitato su di te e cosa ti ha spinto ad ambientare i tuoi gialli nel periodo del ventennio fascista?
Vivendo vicino a Brescia non posso non conoscere la Mille Miglia, che oggi viene rivissuta - sia pure in modalità molto diverse rispetto allo spirito con cui era nata. Per l’appunto la Mille Miglia di quegli anni per me possiede un’aura di magia, per la sua natura originaria di impresa folle ed eroica. Per estensione, ho scelto quel determinato contesto storico per ambientare i miei romanzi poiché è forse uno dei periodi che meglio conosco, per il mio interesse per la Storia in generale e per le vicende del Novecento in particolare.
- “Indagate l’indagatore”: descrivici il rapporto tra il commissario Villata e l’agente Ferri.
Tra il Mastino di Brescia e il suo fidato assistente c’è un rapporto che va ben oltre quello puramente formale. I due uomini sono legati da un’amicizia che soltanto in apparenza può sembrare limitata dai rispettivi ruoli.
Amilcare è legatissimo al suo commissario, lo ammira molto per il suo acume ma anche lui non è da meno: si rivela infatti un ottimo segugio quando si tratta di trovare indizi, ed è veramente indispensabile nei momenti in cui c’è bisogno di un uomo d’azione. Infine non è raro, la domenica, trovare Fulvio a pranzo a casa dei coniugi Ferri. Questo anche perché la moglie di Amilcare è una cuoca eccellente, ma non solo: Amilcare e sua moglie vogliono bene al commissario e cercano di alleviare la sua solitudine come possono, creando occasioni di incontro che talvolta generano situazioni quasi comiche.
- C’è nel romanzo una figura femminile, a mio avviso, importantissima per capire il personaggio di Villata, e cioè Beatrice, a cui il commissario dice “a volte mi spaventa la tua capacità di leggermi dentro”. Parlaci di Selvaggia (Beatrice) e del suo legame con Fulvio.
Che bella domanda! Lo dico perché a volte viene sottovalutata e rischia di passare in secondo piano, ma Selvaggia è a tutti gli effetti un personaggio fondamentale, e non solo per poter comprendere Fulvio Villata. Selvaggia infatti è anche un insostituibile elemento di sviluppo e di evoluzione del protagonista, responsabile di gran parte della profondità umana che il commissario acquisisce nel corso della narrazione.
Si tratta di una ragazza dalla personalità spigolosa, a tratti dura come la pietra; la cosa non deve sorprendere, dato il suo passato difficile e il suo presente non meno complesso. Pur lavorando in una casa di tolleranza possiede grande dignità, una dose a volte eccessiva di orgoglio e un suo senso di integrità. Per tutto questo, e per molto altro, il commissario si lega a lei in una maniera tanto inesplicabile quanto profonda.
- “Spesso le intuizioni più felici arrivavano nei momenti in cui l’attenzione era dirottata completamente altrove”: in questo brano stai spiegando come funziona la mente di Villata. E come funziona la mente di uno scrittore? Come organizzi il tuo lavoro di stesura di un giallo?
Questa è una domanda per la quale ogni autore ha una risposta diversa. Personalmente il mio metodo di lavoro è piuttosto definito: prima di tutto deve venire “l’idea”, e quella viene indipendentemente dalla volontà di cercarla. Può capitare in qualsiasi momento, in qualsiasi contesto e (per mia esperienza personale) più la si cerca e meno è facile trovarla.
Una volta trovata l’idea però mi metto al lavoro sulla trama, lavorando rigorosamente a penna su un taccuino dove vado ad appuntare note e osservazioni mentre costruisco la trama principale. Solo quando ho elaborato una struttura di base capace di reggere l’indagine dall’inizio alla fine metto mano al primo capitolo. In questo modo lavoro con la tranquillità di sapere almeno a grandi linee come mi muoverò e, soprattutto, come si muoveranno i miei personaggi.
- Che progetti hai per il futuro? Puoi dirci se ci sarà un altro giallo con protagonista il tuo commissario, a cui ci siamo molto affezionati?
Le tue parole mi fanno davvero tanto piacere, così come mi fa piacere poterti dire che di certo seguiranno altre avventure del Mastino di Brescia, sempre impegnato insieme ai suoi compagni nella ricerca della verità.
Recensione del libro
Di rose e di lucciole. Una nuova indagine per il commissario Villata
di Marco Badini
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Intervista a Marco Badini, autore di “Di rose e di lucciole. Una nuova indagine per il commissario Villata”
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