Il viaggio di Dante nell’aldilà si configura come messaggio di redenzione dell’intera umanità, a patto che essa entri nell’ottica della dimensione percettiva dell’esistenza, ovvero la sua immaginazione proietti nel futuro la convinzione che essa opererà sempre tenendo conto, in vario modo, delle esperienze dei personaggi delle cantiche della Divina Commedia.
La lezione di Dante deve essere cioè intesa come visione ottimistica dell’avvenire: deve quindi suscitare nell’uomo la convinzione che egli, guardando avanti, opererà sempre per il Bene.
Il rapporto fra Bene e Male in Dante
Il realismo della rappresentazione delle anime dopo la morte induce Dante a una visione introspettiva del rapporto Bene/Male, ovvero all’avvicinamento a Dio attraverso la fede rappresentata da Beatrice, che libera il poeta dai propri tormenti interiori nella speranza che Dio possa redimerlo.
A mio avviso la concezione del Male, secondo Dante, consiste in una visione immanente della scelta operata dall’uomo la quale, valorizzando il rapporto causa/effetto solo ad un livello di percezione sensibile, esclude in tal senso la visione del futuro. In questo modo l’uomo è imprigionato dal ripetersi di azioni sempre fini a se stesse e non trova perciò la strada per la comprensione della volontà divina.
Ma la ragione, rappresentando sia la capacità innata di sentire di ogni uomo che il proprio vissuto, è sempre predisposta alla comprensione del futuro, a patto però che l’uomo rifletta attraverso di essa sulla propria condizione di essere finito arrivando così, viaggiando con l’immaginazione, alla possibilità dell’esistenza di Dio. La ricerca del Bene consiste nella presa di coscienza da parte dell’uomo che il fine ultimo delle proprie azioni è l’aspettativa che qualcosa debba sempre accadere in nome della volontà divina, la quale rappresenta l’origine del disegno provvidenziale in cui l’uomo è chiamato a porsi interrogativi sul senso della vita. Quindi la vita diventa una missione in cui, man mano che l’uomo procede, è evidente che avvicinarsi alla volontà di Dio significa operare una "scelta automatica", nel senso che le previsioni umane denotano una consapevolezza inconscia di concepire il Bene Supremo.
Il processo di consapevolezza del Sommo Poeta
La consapevolezza dell’uomo nel concepire la vita dopo la morte mette paradossalmente in luce la tendenza a ingannare la ragione, in quanto la rappresentazione che egli fa dell’aldilà, oltre a essere appannaggio della fede, supera di fatto tutta la vasta gamma delle emozioni; in altre parole il vissuto di Dante durante il viaggio oltremondano, che riflette le esperienze fatte in esso, non basta a delineare il concetto di fede, ovvero il donarsi completamente a Dio.
Per avere la certezza dei fatti accaduti dopo la morte dei personaggi della Divina Commedia, Dante deve scavare nel profondo dei suoi ricordi, mettendo in evidenza le sue esperienze passate come quelle vissute in relazione alla figura di Beatrice e alla propria vita politica. In un primo momento la dimensione immanente della realtà e del rapporto dell’io con le proprie emozioni genera un sentimento di sfiducia nel prossimo e nell’aspettativa per il futuro, costringendo Dante a deviare dalla retta via e conducendolo a una percezione limitata dell’ente, nel senso che il Poeta non sente la propria esistenza garantita dalla "certezza divina" del creato - questo perché egli entra in comunicazione con gli altri uomini, senza però riflettere sulla causa ultima della propria vita. A questo punto interviene l’analisi introspettiva, attraverso cui Dante ricorda se stesso come immerso in un vortice di oscuri pensieri: per lui il peccato era tale vista la morte di Beatrice e il suo peregrinare di terra in terra che il sogno non era più distinguibile dalla realtà. È allora, attraverso la ragione che, nella forma del ricordo (ovvero avvalendosi della Patristica e Scolastica medievali) Dante riconosce che il creato ha come necessità una causa prima, cioè Dio, senza cui non potrebbe esistere né le azioni umane avrebbero senso.
La ragione cede quindi il passo alla fede, che rende consapevole il Poeta della necessità del suo viaggio oltremondano, voluto perciò proprio da Dio.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Fede e ragione in Dante: il rapporto fra Bene e Male nella Divina Commedia
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