Fatiche d’amore perdute
- Autore: Grazia Cherchi
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: minimum fax
- Anno di pubblicazione: 2023
Di Grazia Cherchi, scrittrice, giornalista brillante e di notevole acume letterario, il suo Fatiche d’amore perdute, uscito nel 1993, due anni prima della sua scomparsa, è stato riportato in libreria da Minimun Fax nel 2023, ottenendo un nuovo apprezzamento per una delle più influenti intellettuali di metà Novecento, donna dell’editoria,“ onesta e con spirito di servizio, libera e irregolare, lettrice di professione”. I suoi modelli letterari, scrive Fabio Stassi nelle pagine biobibliografiche di presentazione del libro, furono Morante, Sereni, Volponi.
Si sforzò tutta la vita di ribadire, a chi volesse intraprendere il difficile mestiere della scrittura, la differenza che c’è, in una narrazione, tra l’esprimere e l’esplicitare, tra il commentare e l’evocare, sostenendo la necessità di non dire più che di dire, di nascondere più che di esibire.
Divenne la prima editor, curatrice della nostra editoria, indimenticabile per molti di noi. I suoi articoli e le sue interviste sono raccolte nel volume Scompartimento per lettori e taciturni; i suoi racconti in Basta poco per sentirsi soli, e Fatiche d’amore perdute rimane il suo primo e unico romanzo. Un libro intimo e malinconico, con l’ironia e la leggerezza con cui Grazia, voce narrante, chiederà ai suoi amici più stretti di ritrovarsi per un weekend in una casa di campagna, venticinque anni dopo la loro giovinezza vissuta nel ’68 con il mito della rivoluzione, per interrogarsi sugli errori delle loro vite.
Il 1993 era stato un anno di svolta per la politica italiana, segnato dalla fine della Prima Repubblica e dall’inizio di un profondo cambiamento se non trasformazione del sistema politico, con la discesa in campo di Berlusconi.
I politici si travestono da showman e gli showman da politici, grande è la confusione dei ruoli. L’intrattenimento è garantito.
Nell’invito ai suoi amici, ex sessantottini, Grazia aveva scritto di sentire il bisogno urgente di discutere della situazione italiana, chiedendo a sé stessa e a agli amici: “è ancora possibile avere uno straccio di speranza?”. Era necessario per lei la partecipazione attiva alla vita pubblica, quindi l’impegno politico e il valore della militanza. Significativa e di rilievo la figura dell’intellettuale con l’offerta di nuove prospettive, visioni, e considerevole il lavoro culturale per un programma comune di crescita e benessere. Fatiche d’amore perdute rimane nel tempo un grande lascito testamentario di una intellettuale che si era definita “dilettante a vita” per le sconfitte e le delusioni di un’intera generazione.
Nella villa accogliente con il giardino intorno per le passeggiate mattutine, i preparativi per l’arrivo degli amici furono pochi; a ognuno la propria stanza, diversi libri tra cui anche gialli, bottiglie di liquori e cd di musica tra i quali Bob Dylan e Joan Baez. Non dimenticando di comprare caffè, tè e molta frutta. Il primo ad arrivare fu Filippo, avvocato con la passione di Joyce, il più elegante di tutti; anche negli anni della contestazione era sempre in giacca e cravatta. E poi tutti gli altri. Antonio, Bruno, e Marco di professione giudice. Francesca, dirigente editoriale “con la sua imponente catena di fallimenti”; ed Ernesto, scrittore che lavorava in tv, con la sua storia personale nell’aver scoperto la sua omosessualità nei difficili anni ’50. Grazia preferiva molto più la compagnia degli uomini che delle donne e sostenne nel tempo che facendo ciò le donne l’avevano sempre amata meglio e di più. Saranno immancabile nelle loro conversazioni nominare gli amici assenti, Fofi e Lerner; raccontare le loro vite e ricordare la sola rivoluzione, l’unica vincente in quegli anni, quella dell’indipendenza delle donne, e il fallimento degli ideali collettivi nel periodo che li videro ragazzi pieni di entusiasmo dietro a ciclostili, cortei, seminari, sacchi a pelo. E poi gli anni Ottanta nei quali i delusi, loro, avevano reagito al crollo delle proprie ideologie e della politica, “buttandosi a corpo morto nel lavoro”. Consapevoli inoltre di essere stati dei poveri illusi anche negli anni in cui le case editrici pubblicavano “romanzacci” dei giudici per tenerseli buoni con il guaio che ne scrivevano troppi. E una domanda veniva posta: “era ancora possibile fare qualcosa insieme? lottare insieme magari per l’ultima volta?”.
Una sola conclusione li vedrà tutti coinvolti, il senso di colpa legato al loro passato politico: la possibilità di compiere una rivoluzione aveva aggregato proletari e sottoproletari ai giovani idealisti, e la sconfitta comportò per loro “il ritorno alla catena”.
Fatiche d’amore perdute è un testo di una straordinaria attualità ancora oggi, un libro di conversazioni sugli amori, i successi, sulla vita, sui fallimenti storici e culturali, sul passato che era stato vissuto e su tutto ciò in cui avevano creduto e amato. “Passioni, o meglio fatiche d’amore, perdute per sempre!”. Grazia Cherchi aveva fama, scrive Daria Bignardi nella postazione al libro, di donna brusca e poco paziente, ma lei che ha avuto modo di conoscerla la ricorda generosa, spiritosa e Fatiche d’amore perdute è il suo piccolo capolavoro di humor, scintillante e nostalgico, tenero e dispettoso.
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