- Autore: Federica Addis
- Genere: Politica ed economia
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
Per anni, riguardo al “caso Moro”, l’Italia delle coscienze sporche congetturava ingerenze di stampo tedesco-orientale (DDR), salvo scoprirne altre, di gran lunga più perniciose, di matrice statunitense. Non solo a un’ampia fetta di “amici” democristiani, ma anche a Kissinger & complici americani, l’ipotesi del compromesso storico non andava giù. Ce n’è voluto di tempo ed evidenza dei fatti per darsene pace: Aldo Moro i veri nemici li ha avuti alleati e d’altro canto i fenomeni eversivi d’impronta comunista in Italia manifestavano logistiche quasi esclusivamente autoctone. Nessuna “regia internazionale” per BR, Prima Linea, e organizzazioni sulla scia: la scelta armata soltanto un eccesso di auto-difesa dallo stragismo di stato e neofascista; una risposta muscolare al tradimento consociativo del PCI.
Il minuzioso lavoro di Federica Addis sull’argomento, E ora guardiamo tutti a sinistra. Ddr, violenza politica e terrorismo di sinistra in Italia (1968-1989) (Meltemi 2025), a partire proprio proprio da questo assunto, sembrerebbe non lasciare adito a ulteriori dubbi. L’indagine - espletata sulla scorta degli archivi ormai pubblici della Stasi - si concentra sulle sponde tedesche dell’ex Ddr: riguardo alle formazioni armate degli anni di piombo italiani, gli atteggiamenti assunti dall’ex Ddr sono compositi ma tutt’altro che interferenti. Se da un lato è innegabile il sostegno – copertura logistica, basi di appoggio, centri di addestramento - fornito ai militanti tedesco-occidentali della RAF (Rote Armee Fraktion), la Stasi mantiene al contrario un atteggiamento di generale diffidenza verso il sovversivismo italiano di estrazione comunista, le cui azioni - a suo dire - avrebbero mirato, oltre che alla destabilizzazione sociale, allo screditamento del comunismo davanti i governi occidentali. A seguito dell’omicidio di Aldo Moro, tale convincimento determinerà la crescita di un vero e proprio monitoraggio dei terroristi rossi operanti in Italia. Altro che compagni di lotta. Come sottolinea Federica Addis:
“fu (...) a partire da quel tragico evento che la Stasi intraprese per la prima volta un serie di misure operative… specificatamente rivolte ai gruppi italiani. E a integrazione di tale impegno operativo, venne inaugurata una massiccia opera d’analisi che, iniziata con il caso Moro, non si limitò a indagare tale specifica vicenda: essa sfociò anzi in una serie di Dossier, informative e relazioni che contribuirono a dettare l’imprinting della cornice interpretativa entro cui la Ddr avrebbe inserito varie espressioni di violenza politica, in modo quasi inalterato, per tutti gli anni Ottanta. Fu così che i gruppi armati, anche quelli “di sinistra”, cominciarono a essere strutturalmente registrati come il risultato di una provocazione delle forze reazionarie italiane e internazionali, volta a impedire uno sviluppo “democratico” e “progressista” nella vita politica del Paese. Anche il terrorismo “di sinistra” diveniva, in questa lettura, parte integrante della “strategia della tensione” (p. 235).
E ora guardiamo tutti a sinistra si offre alla lettura (allo studio) come un saggio corposo e ben organizzato; l’esatta restituzione del clima di crisi perdurante nell’Italia della “strategia della tensione” (ai cui sviluppi la Stasi si rivela fortemente interessata, e sin da subito), e sulle dinamiche internazionali da essi discendenti.
Ancora Federica Addis alle pagine 139 e 140:
“Nello sforzo di comprendere ragione e genesi del fenomeno, gli studi tedesco-orientali elaborati a partire dal caso Moro cercarono a posteriori di fare chiarezza sugli anni precedenti quel tragico 1978, pur con il limite di riproporre, senza sostanziali mutamenti, le convinzioni maturate proprio durante il sequestro. Per questa via, le organizzazioni violente operanti nella penisola dal 1968/69 vennero fatte rientrare a pieno titolo in quell’ipotetico progetto di ampio respiro che avrebbe visto le forze reazionarie italiane e internazionali impegnate a evitare un’evoluzione progressista della vita politica e sociale del Paese, e, nello specifico, a impedire la partecipazione al governo della forza innovatrice per eccellenza, il Partito comunista italiano.”
Questione di punti di vista: sarebbe infatti da stabilire fino a che punto il PCI degli inciuci governativi con la Democrazia Cristiana di allora abbia costituito – e semmai a quale prezzo - una forza progressista; o se al contrario, non sia stato scaturigine di quel tradimento rivoluzionario, concausa del degenerare armato delle formazioni radicali a orientamento comunista.
E ora guardiamo tutti a sinistra. Ddr, violenza politica e terrorismo di sinistra in Italia (1968-1989)
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: E ora guardiamo tutti a sinistra. Ddr, violenza politica e terrorismo di sinistra in Italia (1968-1989)
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