Il 10 Marzo del 1872 moriva a Pisa Giuseppe Mazzini, politico e filosofo tra i più influenti dell’800, anima del Risorgimento, propugnatore di un’Italia unita, repubblicana, votata al progresso e alla fede in Dio.
Noi vogliamo celebrarlo attraverso le sue stesse parole, passando in rassegna e scoprendo origini e significato dei suoi motti più famosi, carichi di valore e amor di patria.
Giuseppe Mazzini: i motti più celebri
Anche se dagli scritti di Giuseppe Mazzini è possibile estrapolare numerosi aforismi che ne riflettono la visione etica e sociale del mondo, qui prenderemo in esame solo i più celebri, quelli che meglio degli altri racchiudono il senso del suo operato intellettuale e civile.
“Dio e popolo” e “Unione, forza e libertà” furono i concetti che ispirarono la Giovine Italia, il movimento politico che il genovese fondò nel 1831 a Marsiglia, dove si trovava in esilio. L’associazione si proponeva di lottare per l’unione di tutti gli stati italiani in una sola repubblica con governo centrale (“Una, indipendente, Repubblicana”), opzione da preferire al federalismo in quanto, a parere di Mazzini, avrebbe reso la nuova Italia più forte nei confronti di eventuali aggressori stranieri, evitando quelle divisioni a carattere locale e municipale che avevano contraddistinto la sua storia per secoli.
La Giovine Italia fu caratterizzata da una profonda impronta democratica e nazionalista, nonché dalla convinzione che l’azione dovesse essere affidata ai giovani e al popolo, non più a principi e re oppure a organizzazioni cospirative troppo elitarie.
Analizziamo i motti che, su tutti, spiegano meglio il Mazzini uomo e statista.
“Dio e Popolo”
Dio e Popolo è considerato il motto mazziniano per eccellenza; di certo è quello che più di ogni altro sintetizza e racchiude gli ideali da cui mossero le gesta del grande patriota ligure. In esso la necessità dell’azione politica per l’emancipazione del nostro Paese si sommava a quel potente afflato spirituale che in Mazzini non venne mai meno.
La frase, che apparve per la prima volta sulla rivista L’apostolato popolare, fondata dallo stesso Mazzini, esprimeva l’idea che la fede in Dio dovesse concretizzarsi nella realizzazione terrena della libertà e dell’unità d’Italia. Per raggiungere il nobile e tortuoso scopo, era indispensabile che l’individuo non agisse in modo isolato bensì fondendosi nel popolo, interprete e strumento della volontà divina per l’attuazione del progresso e dell’emancipazione delle genti.
Dio e Popolo rappresentava l’antitesi dell’individualismo e dell’assolutismo, poiché teorizzava la superiorità della sovranità popolare sostenuta da ferrei principi etici e da una religiosità laica che cozzava con i dettami della Chiesa Cattolica istituzionale, nei confronti della quale Mazzini fu sempre critico (la considerava un ostacolo alla libertà ed era contrario al potere temporale dei papi).
“Pensiero e Azione”
Il binomio Pensiero e Azione è la perfetta sintesi della filosofia mazziniana in ambito politico. Secondo il patriota, infatti, anche la migliore teoria era destinata a restare sterile se a essa non seguiva l’azione concreta.
In riferimento alla situazione del nostro Paese, Mazzini incoraggiava un’insurrezione popolare attraverso la quale raggiungere l’obiettivo di un’Italia, "una, indipendente e repubblicana", rifiutando sia il federalismo che la monarchia.
Il genovese, inoltre, fu acceso sostenitore di un nazionalismo tutt’altro che isolazionista, bensì inserito nel più ampio contesto continentale, come testimoniato dalla Giovine Europa, l’associazione che fondò nel 1834 a Berna, in Svizzera. L’insurrezione popolare era vista come l’unica possibilità di raggiungere lo scopo prefisso, così come ci si auspicava un’educazione politica di massa che prendesse il posto delle sette carbonare, considerate ormai obsolete e infruttuose.
A ciò mirava, tramite la propaganda, la stampa clandestina e la sollevazione popolare, la Giovine Italia.
“Educazione e Insurrezione”
Educazione e Insurrezione erano per Mazzini gli strumenti indispensabili al raggiungimento dell’ambito traguardo di un’Italia unita e repubblicana. Fra i compiti principali della Giovine Italia, infatti, c’era quello di apostolato per preparare il popolo all’azione, cioè all’insurrezione contro i governanti.
La politica era, per Mazzini, principalmente educazione e, attraverso l’organizzazione rivoluzionaria da lui stesso fondata, egli mirava proprio a diffondere fra la gente gli ideali di nazionalismo, responsabilità e sviluppo che infine avrebbero permesso agli italiani di gestire con successo, ma anche con virtù, la cosa pubblica.
L’educazione non poteva essere separata dall’insurrezione: la prima preparava il terreno alla seconda, che doveva essere compiuta dal popolo e per il popolo, una differenza sostanziale rispetto alla Carboneria, decisamente più elitaria e frammentata.
Mazzini mantenne inalterate le proprie convinzioni anche di fronte al fallimento dei moti da lui promossi e supportati.
“Dio, Patria, Famiglia”
Il detto Dio, Patria, Famiglia comparve per la prima volta scritto nell’opera Doveri dell’uomo, dove Mazzini annotò:
Voglio parlarvi, come il core mi detta, delle cose più sante che noi conosciamo, di Dio, dell’Umanità, della Patria, della Famiglia
anche se il motto nella sua formulazione triadica venne ripreso e utilizzato soprattutto durante il ventennio fascista ed è tuttora in auge in certi ambienti della Destra conservatrice.
La Patria e la Famiglia erano per il genovese due concetti sacri e fra loro connessi, strumenti del dovere che si muovono all’interno di un contesto più vasto, l’Umanità. Il nazionalismo mazziniano era fortemente spiritualista, non chiuso, lontano da una visione egoistica e accentratrice, e considerava il sentimento religioso e il senso del dovere cardini imprescindibili a sostegno dell’emancipazione dei popoli.
Sebbene nel corso del tempo sia stato preso in prestito da vari personaggi e movimenti politici, “Dio, Patria, Famiglia” resta probabilmente il motto mazziniano più conosciuto a livello popolare.
“Unione, Forza e Libertà”
Unione, Forza e Libertà furono i principi fondanti della Giovine Italia prima e della Giovine Europa poi.
Mazzini rifiutava il federalismo, che a suo modo di vedere indeboliva la nazione, e caldeggiava l’unificazione dell’Italia, che desiderava fosse repubblicana, e dell’Europa.
Il dispotismo e le mire egemoniche straniere, si potevano fronteggiare, a suo dire, soltanto attraverso l’insurrezione di un popolo coeso e capace di alzare la testa contro le ingiustizie. La libertà era intesa come indipendenza (dal dominio straniero), democrazia e uguaglianza, e doveva fondarsi sul senso del dovere e sull’impegno patriottico; la libertà italiana, nello specifico, era vista come una missione divina e morale che trovava nell’unione fra individui, e pertanto nella comunità, la sua più compiuta realizzazione.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Dio e Popolo”: storia e origine dei motti più celebri di Mazzini che hanno fatto la storia d’Italia
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