A mio avviso fare poesia significa conquistare una verità assolutizzando le azioni dell’uomo che, in quanto latrici del valore di una civiltà, rimangono sempre impresse nella memoria collettiva affinché possano perpetuarsi ogni volta che le necessità storiche oggettive lo richiedano.
In effetti si tratta di capire solo quando è il momento di farlo e ciò risiede nel tentativo dell’uomo di costruire metafisicamente la propria l’identità che, in virtù del freudiano principio del piacere, è costretta a fare i conti con i limiti pragmatici delle azioni contestualizzate. La possibilità quindi di trasmettere l’Assoluto agli altri si riduce a una mera aspirazione fine a se stessa, vista la diversità delle identità individuali e la pressante tendenza a passare da un desiderio a un altro che, a causa dello scorrere del tempo, rimangono sempre inappagati.
Da ciò si evince la volontà dell’uomo ad aspirare all’infinito nonostante la nostra comprensione del tutto rimanga finita. Dal contrasto interiore tra finito e infinito ha origine il principio del piacere che alimenta sempre le aspettative dei nostri pensieri. In altre parole la paura inconscia verso il domani ci obbliga a perpetuare il passato, ma agendo in questo modo, siamo veramente liberi?
In effetti se pensiamo al "sentimento della conoscenza" che deriva dalle forme a priori dello spazio e del tempo di Kant noi non siamo liberi, ma vincolati sempre al ripetersi di meccanismi mentali che paradossalmente annullano ogni nostra volontà. Ma poi ci accorgiamo che ciò risulta solo un’illusione, poiché alla fine risulta impossibile fare coincidere l’ente con l’Essere, ovvero l’uomo con Dio. È in questo modo che l’uomo impara ad imparare se stesso, cioè si rende conto dei propri limiti trascendentali ogni volta che è messo di fronte a una novità datagli dall’esperienza.
Detta novità introduce il criterio di scelta che mette l’uomo di fronte alla responsabilità morale che il peso delle proprie azioni avrà sul futuro suo e su quello della società. Quindi dimensione cognitiva e dimensione etica finiscono col coincidere poiché l’uomo, inseguendo l’Altro, da a esso un significato fornendo in tal modo le basi per l’edificazione della società del domani. L’Altro che si discosta dal Sé è indice del coinvolgimento del singolo individuo nella vita collettiva, dove la percezione dell’Essere cede il passo alla consapevolezza che la realtà deve necessariamente obbligare l’uomo al confronto con i propri simili in modo da affermare l’analogia tra coscienza del singolo e coscienza di tutti, tra rivelazione a se stessi delle proprie possibilità e sperimentazione pragmatica di queste nella vita collettiva.
Quindi non è un caso che fare poesia fornisca all’uomo quella consapevolezza che ci consente la messa in atto delle azioni che ognuno di noi, secondo le proprie disposizioni, può realizzare.
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