Contributo alla statistica è un celebre componimento della poetessa polacca Wisława Szymborska che, attraverso tanta ironia e un pizzico di sarcasmo, ci pone di fronte a una profonda riflessione sulla natura dell’essere umano e la sua inevitabile finitezza.
Adottando un’impostazione scientifica del tutto fittizia, l’autrice ci dà un saggio dei vizi e delle virtù che ci rendono uno diverso dall’altro, rifiutando l’omologazione e l’aridità delle statistiche. In estrema sintesi, Szymborska demolisce l’astrazione dei numeri con l’umorismo e l’argomentazione letteraria.
Vediamo insieme il testo e l’analisi della poesia.
“Contributo alla statistica”: testo della poesia
Su cento persone:
che ne sanno sempre più degli altri
– cinquantadue;
insicuri a ogni passo
– quasi tutti gli altri;pronti ad aiutare,
purché la cosa non duri molto
– ben quarantanove;
buoni sempre,
perché non sanno fare altrimenti
– quattro, be’, forse cinque;propensi ad ammirare senza invidia
– diciotto;
viventi con la continua paura
di qualcuno o qualcosa
– settantasette;dotati per la felicità,
– al massimo poco più di venti;
innocui singolarmente,
che imbarbariscono nella folla
– di sicuro più della metà;crudeli,
se costretti dalle circostanze
– è meglio non saperlo
neppure approssimativamente;
quelli col senno di poi
– non molti di più
di quelli col senno di prima;che dalla vita prendono solo cose
– quaranta,
anche se vorrei sbagliarmi;
ripiegati, dolenti e senza torcia nel buio
– ottantatré
prima o poi;degni di compassione
– novantanove;
mortali
– cento su cento.
Numero al momento invariato.
L’ironia del finto approccio scientifico e le incongruenze del genere umano
L’ironia è il filo conduttore che unisce i versi di Contributo alla statistica.
Tanto per cominciare, l’incipit della poesia è costituito dalla stessa formula con la quale di solito si aprono le indagini demoscopiche ("Su cento persone"), solo che in tal caso non si misurano parametri oggettivi (peso, statura, reddito, ecc.) ma i caratteri, i comportamenti e i sentimenti delle persone (coraggio, bontà, livello di insicurezza, generosità ecc.).
Il risultato? Un componimento insolito e innovativo, da cui l’umanità esce piuttosto malconcia, con pochi pregi e troppi difetti, tendenzialmente fragile e piena di contraddizioni. Di certo Szymborska si sofferma molto di più sulle debolezze che sui punti di forza degli uomini, e anche in riferimento a questi ultimi non manca di sottolinearne i limiti, come fa, ad esempio, per i "buoni", in tutto quattro o cinque al massimo, dice, e tali solo "perché non sanno fare altrimenti".
L’elenco stilato dalla poetessa, scherzosamente ma puntualmente ci ricorda che abbiamo molte più mancanze che qualità.
La mortalità come unica certezza
I versi che chiudono la lirica sono i più pungenti e sovvertono il criterio sul quale si basa la statistica:
mortali
– cento su cento.
Numero al momento invariato.
Più che di un’affermazione, si tratta di una sentenza che non ammette appello, e cioè che la mortalità è l’unico dato matematicamente certo dell’esistenza. Noi tutti, nessuno escluso, siamo destinati a perire, e di fronte all’ineluttabilità della morte, le differenze si appianano e le persone, che pure Szymborska considera dapprima per la loro unicità, tornano a essere uguali.
Perché ciascun individuo è un piccolo cosmo, con specificità proprie sia dal punto di vista fisico che morale, ma ci accomuna lo stesso, identico e ineludibile destino.
Ad ogni modo gli esseri umani e la vita sono troppo complessi per poter essere trattati come dati statistici, perché, ci ricorda ancora Szymborska, gli stati d’animo, i sentimenti, i dubbi e i timori che ci rendono unici e interessanti non possono essere ridotti a numeri e percentuali.
Contributo alla statistica ci sprona a essere tolleranti e a guardare con occhio benevolo alle debolezze che sono parte integrante di noi, perché ogni persona è un mondo a sé e va considerata, accettata e amata per ciò che è, compresi i dubbi e le paure che non risparmiano nessuno.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Contributo alla statistica”, la poesia di Wislawa Szymborska sull’uguaglianza degli esseri umani e la loro finitezza
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