- Autore: Rino Messina
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
Un tema importante, quello trattato in Closed arms (Istituto Poligrafico Europeo, 2025), un pregevole volume a firma di Rino Messina, ex magistrato e autore di significativi saggi tra i quali in ultimo si ricorda Carte Scalia. Un archivio non solo rivoluzionario e La rivolta di Palermo, 8 luglio 1960.
Il processo “Open Arms” è al centro dell’attenzione di Rino Messina e, volendo ripercorrerne in estrema sintesi le vicende principali connesse, si riassume quanto segue. Tutto inizia il primo agosto del 2019, quando in una zona di acque internazionali ma molto vicine a quelle italiane c’è un primo intervento per un’emergenza. C’è un’imbarcazione che necessita di soccorso, con a bordo degli emigranti, e vicino una nave della “Open Arms” che interviene e porta in salvo 124 persone. Ma ecco che da questo momento in poi prende inizio una vicenda che vede l’allora ministro degli interni, Matteo Salvini, applicare il decreto sicurezza bis. Si trattava se lasciare morire queste persone in mare o difendere la vita. L’intervento di soccorso venne effettuato, e verificate le condizioni, si appurò che le persone a bordo avevano necessità di un posto dove attraccare per prestare loro assistenza. In forza del decreto sicurezza bis, viene però vietato di attraccare e in acque italiane passeranno sei giorni. Nel frattempo la nave avrà due operazioni di soccorso su 147 persone, tra cui 32 minori di cui 24 non accompagnati. Una situazione difficile, anche perché solamente con la sospensiva del TAR in ultimo riescono a scendere dopo 20 giorni sulla nave piena all’inverosimile, molte persone malate con esigenze disparate di soccorso e aiuto di ogni genere.
Questo libro, nel pieno stile di Rino Messina, ex magistrato e oggi uno storico a tutti gli effetti, ha preso la sentenza “Open arms” e tutti i documenti, le testimonianze e i riferimenti, mettendoli a disposizione del lettore per farsi un suo personale giudizio sull’accaduto. Si riporta la vicenda ma raccontandola con i documenti, non esprimendo giudizi, peraltro con un iter processuale ancora non concluso, dopo una prima pronuncia di assoluzione “perché il fatto non sussiste”.
Una vicenda di rilievo che ha chiamato in causa il Ministro allora in carica, imputato per abuso di ufficio e sequestro di persona per avere rifiutato l’indicazione del porto di imbarco a un’imbarcazione della società civile di soccorso che aveva effettuato interventi di soccorso in diverse zone del Mediterraneo. Il processo che ne scaturì verteva prima sul rifiuto dell’ingresso nelle acque territoriali e poi sullo sbarco a Lampedusa, rimasta in quei pressi perché le condizioni del mare non consentivano altra meta. La disponibilità offerta dalla Spagna non era più fruibile perché le condizioni del mare non lo permettevano. Nel processo, si è accusato sostanzialmente la nave che si occupa di servizi umanitari di avere compiute delle violazioni, ma la nave non è un luogo definitivo di soccorso e deve fare sbarcare in un porto sicuro, che deve anche garantire l’accesso al diritto di asilo, cosa che non avviene né in Tunisia né in Libia, paesi non classificabili come porti sicuri; non appare siano ammissibili né plausibili giustificazioni e ragionamenti contrari.
Appare evidente come doveva prestarsi soccorso e le autorità responsabili dovevano organizzare le relative operazioni avvalendosi delle navi più vicine e non certo quelle più lontane. Nell’immediato le persone dovevano essere soccorse e solo successivamente si poteva e doveva cercare gli scafisti; intanto si poteva fare entrare le persone nei centri di accoglienza e attivare le operazioni di asilo.
Il processo si è svolto per una buona parte mettendo sotto accusa le navi ONG per agevolazione all’ingresso di immigrati irregolari, ma pare non essere proprio così. Procedimenti precedenti svolti in questa direzione si erano conclusi con l’archiviazione.
Citando il Giudice Patrisano, che ha curata la prefazione:
Il vero è, infatti, che un contrasto all’immigrazione "urlato e mediatico", con ricorso a termini di sicuro impatto come «politica dei porti chiusi», «difesa dei confini», «bighellonare delle ONG nel Canale di Sicilia», «uso di comodi taxi del mare», e altre simili amenità prive di reali agganci con la tragica realtà dell’immigrazione via mare, porta indubbi vantaggi di tipo elettorale. Specie quando il consenso promana da parte di un corpo elettorale impaurito da una propaganda che addita l’immigrato come l’unico e vero nemico del convivere civile e della sicurezza (anche) economica della nazione.
Citando ancora Patrisano:
Opinabili possono finanche essere le fattispecie penali contestate dal PM al ministro; resta tuttavia il fatto che quanto è avvenuto ha degli indubbi connotati di illegittimità e che 107 persone, con il loro carico di tragica umanità, hanno subito una ingiusta privazione della loro libertà personale e sono state private del loro diritto ad un ricorso effettivo, tempestivo, davanti a un giudice terzo e imparziale. Ora io e, ugualmente, Rino Messina non siamo autorizzati a fare delle ipotesi su una presunta responsabilità penale del ministro. Il giudizio morale, come forse fra qualche tempo farà anche quello storico, ci induce, tuttavia, convintamente a pensare che una ingiustizia è stata commessa e non è stata sino a oggi riparata.
Closed arms è un libro di vero interesse, documentato al meglio e facilmente fruibile, cha affronta una tematica che potrebbe estendersi a tutta la situazione migratoria e al problema dell’accoglienza degli emigranti non solo in Italia ma in tutta l’Europa.
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Un libro perfetto per...
studioso e appassionato di diritto internazionale, diritto del mare e dei problemi dell’emigrazione
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Closed arms
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