Jean Paul Laurens - Dr. Fausto
Scopriamo insieme come Johann Spies, un tipografo luterano di Francoforte, trasformò la leggenda di un ciarlatano, accusato di sodomia e di negromanzia, in un testo moraleggiante di grande successo popolare, che insegnava a temere il diavolo e che ispirò Marlowe, Goethe e Mann.
STORIA
del dottor Faust,
ben noto mago e negromante,
di come si è promesso al diavolo
per un determinato periodo della sua vita,
di quali straordinarie avventure
egli fu protagonista o testimone
in questo tempo, fino al momento
in cui ricevette la ben meritata
mercede.
Per la maggior parte desunta dai
suoi scritti raccolti, quale esempio orrendo
per tutti i superbi, i saccenti e
gli empi, un esempio
disgustoso oltre che amichevole
ammonimento, e approntata per la stampa.
Il primo Faustbuch, il “libro di Faust”
Nel 1587 Johann Spies (1540-1623) dà vita alla prima edizione stampata della leggenda del Faust, fino ad allora trasmessa dalla tradizione orale e da alcuni manoscritti, tra cui il più noto è quello di Wolfenbuttel. È la prima pubblicazione della leggenda di Faust: una raccolta di episodi e “dicerie” su un teologo e medico che studia la magia, stringe un patto della durata di 24 anni con Mefistofele e viene infine trascinato all’inferno.
Il dottor Faust si sentì attratto da chi si occupava di scritti caldei, persiani, arabi e greci […] e da tutto ciò che può essere definito scongiuro e magia.
Il libro fu presentato alla Fiera del libro di Francoforte nell’autunno del 1587, nel formato dell’opuscolo a basso prezzo. In seguito l’opera di Spies ebbe diverse riedizioni, inclusive di rielaborazioni, ampliamenti e adattamenti. Il termine Faustbuch (libro di Faust) comprende tutti i testi popolari tedeschi (Volksbucher) pubblicati nei secoli XVI–XVII.
I più celebri patti con il diavolo della storia della letteratura
Qual è stato il più antico patto o alleanza demoniaca?
Alcuni studiosi citano quello di Simon Mago (Atti degli Apostoli), quello del santo bizantino Teofilo di Adana del VI secolo e quello di Cipriano di Antiochia, un mago e teurgo che stringe un’alleanza con Satana, descritta nel poemetto dell’imperatrice bizantina Eudocia Augusta (400-460) La storia di San Cipriano (Adelphi, 2006). In queste antiche figure è già possibile cogliere alcuni tratti del futuro dottor Faust; vedi il prezioso saggio di Alfonso D’Agostino Gli antenati di Faust (Mimesis, 2016).
Nei tempi moderni la leggenda dell’uomo che si allea o vende la propria anima al diavolo, spinto dalla curiosità e dal desiderio della conoscenza, ha affascinato e sedotto poeti e scrittori, musicisti, pittori e autori di teatro.
Filosofi (vedi Nietzsche in Umano, troppo umano), teologi (vedi Jaroslav Pelikan con il suo Faust il teologo, Medusa Edizioni, 2002) e psicanalisti (Freud e Jung) hanno dibattuto su questa figura incarnata dal dottor Faust, diventata da secoli il simbolo della spregiudicatezza di un uomo molto sapiente che, al fine di conoscere i segreti e i misteri più profondi dell’universo, firma un contratto scellerato con il Maligno, consegnandosi alla dannazione eterna.
Il Faust di Goethe (Parte prima, 1808, e Parte seconda, 1831) e il Doctor Faustus (1947) di Thomas Mann sono stati gli esempi più alti della letteratura mondiale. Senza dimenticare il parallelo faustiano de Il maestro e Margherita (pubblicato postumo nel 1966) di Michail Bulgakov con il diavolo tentatore Voland e l’amore per Margherita, che richiamano Mefistofele e la Gretchen/Margarethe goethiani. Bulgakov apre il suo romanzo con questo esergo:
...dunque chi sei?
«Sono una parte di quella forza che
eternamente vuole il male ed eternamente opera il bene»
(Goethe, Il Faust)
Fonti sulla reale esistenza di Faust
Il dottor Faust è esistito? Era una figura storica vissuta nel XVI secolo o soltanto una leggenda? Goethe, lo scrittore che più di altri ha reso celebre la figura dello scienziato, alchimista e negromante Faust, dove ha attinto le fonti? Dalla tradizione orale o da manoscritti e libelli? Dai drammi teatrali o dal teatro delle marionette?
Tra le innumerevoli fonti dello scrittore tedesco (1749-1832), che dedicò sessant’anni alla stesura del suo Faust (tra cui una prima versione giovanile - Urfaust - scritta tra il 1773 e il 1774), c’è il libro La storia del dottor Faust di J. Spies.
Per alcuni studiosi il dotto stregone nasce nel 1480 e muore nel 1540, ma le fonti sono incerte, come lo è stata la sua vita, i suoi studi e le sue professioni. Scrive T. Mann nel 1939, citando il Faustbuch di Spies:
Sembra che il suo vero nome fosse Georg Helmstatter, ma che si facesse chiamare pomposamente Sabellicus e più tardi Faustus.
Secondo Cristiano Ragni, professore di Letteratura inglese:
Alcuni lo identificano con un tale Giorgio di Helmastad, immatricolato a Heidelberg nel 1483, forse astrologo e filosofo […] Documenti municipali e lettere private lo registrano ora come indovino consultato dai vescovi, ora come sodomita, impostore e sospetto negromante, sempre accompagnato dal suo cane (o cavallo) nero.
Esistono diverse schegge della vita di Faust (Faustsplitter) tra cui quella di essere stato espulso nel 1532 dalla città di Norimberga con l’accusa di essere “ein Nigromant und Sodomiter”. Sembra che abbia conosciuto Martin Lutero e che lo stesso padre della Riforma lo avesse citato nei suoi Discorsi a Tavola.
La germanista Maria Enrica D’Agostini, che ha curato l’edizione di Spies pubblicata da Garzanti (1987), scrive:
L’esigenza di precisare una tavola cronologica il più possibile esatta della vita di Faust scaturisce dalla disorganicità dei documenti pervenutici che lasciano nell’incertezza sia il nome e il luogo di nascita di Faust, sia le date di nascita e di morte.
Tutto ciò, pertanto, è stato il concime più potente per far crescere la sua leggenda, che negli anni ha ispirato diversi autori.
I Faustbuch più noti
Nel 1599 Rudolf Widman, la cui biografia è incerta (si dice che fosse un pastore luterano), pubblica Delle vere storie dei terribili e abominevoli peccati e vizi, e di molte meravigliose e strane avventure, che il dottor Johannes Faust, famoso negromante e arcistregone....
Nel 1674 esce una rielaborazione del Faustbuch di Widman a cura del medico e scrittore J. N. Pfitzer (1634–1674).
The Tragical History of the Life and Death of Doctor Faustus è il testo teatrale del drammaturgo inglese Christopher Marlowe (1564–1593), la cui stesura, secondo alcuni studiosi, risalirebbe tra gli anni 1588-89 e di cui sono note almeno due versioni.
Nel 1725 fu pubblicato un ulteriore Faustbuch che ebbe diverse riedizioni: Christlich Meynender (“chi la pensa cristianamente”) di un autore anonimo.
Secondo alcuni critici, il Dottor Faust di Marlowe è considerato l’anello della catena tra i Faustbücher tedeschi (Spies, Widman, Pfitzer) e il Faust di Goethe.
Inoltre, è importante ricordare la tradizione del teatro popolare (Faustpiele) e del teatro delle marionette ispirati a Faust (Puppenspiel) di cui si racconta che Goethe bambino ne rimase affascinato.
Scrive Giovanni Vittorio Amoretti nella sua Introduzione al Faust e Urfaust edito da Feltrinelli (2014) che:
Il primo contatto del Goethe con il motivo di Faust – la rappresentazione di un Puppenspiel – risale agli anni della sua infanzia, ma lasciò traccia assai viva nell’animo del fanciullo.
Spies e il manoscritto di Wolfenbüttel
Il manoscritto di Wolfenbüttel è un codice manoscritto del XVI secolo, il cui autore è anonimo, conservato nella Herzog-August-Bibliothek di Wolfenbüttel (Bassa Sassonia), che contiene una versione della storia di Faust, trascritta poco prima della edizione del 1587 di Spies, il quale probabilmente l’aveva letta. Maria Enrica D’Agostini scrive:
Confrontando a posteriori i due Volksbucher si nota la loro assoluta somiglianza, a tal punto che si è indotti a vagliare una interessante ipotesi […] se sia cioè l’Historia una trascrizione, sia pure con alcune modifiche, del Faustbuch, oppure se i due Volksbucher abbiano separatamente attinto da una fonte latina comune e dei due poi l’uno rimase manoscritto e l’altro fu stampato.
J. Spies: autore o editore?
Quando Johann Spies pubblicò il primo Faustbuch della storia moderna, lo presentò come il testo di un autore anonimo, anche se molti credono che sia stata opera dello stesso Spies. Ne era convinto anche Thomas Mann:
Spesso, pur di produrre qualche cosa, gli stampatori stessi si facevano autori. Così la più antica versione della leggenda di Faust […] fu compilata dallo stesso Spies.
Lo stampatore di Francoforte è comunque vago, e nella prefazione scrive che un buon amico della città di Spira, di cui non fa il nome, gli aveva inviato la storia del dottor Faust
con la richiesta di pubblicarla e di diffonderla per mezzo della pubblica stampa, quale ammonimento a tutti i cristiani in quanto è un tremendo esempio del diabolico inganno, della morte del corpo e dell’anima.
Il libro, rispetto all’edizione principale, subì nel tempo diverse modifiche. Maria Enrica D’Agostini, nella sua introduzione all’edizione Garzanti, ne individua una Editio princeps del 1587 e altre nel 1587, 1588, 1589 e 1590. Un testo risalente al 1587/88 è stata edito dalla stamperia di Alexander Hock, la quale pubblicò anche una sorta di sequel incentrato sul discepolo - famulo - di Faust, C. Wagner, che a sua volta fa un patto con il diavolo.
Tutte queste edizioni, oltre a contenere alcuni refusi presenti nella prima edizione del 1587, hanno subito delle modifiche, rimaneggiando o aggiungendo nuove pagine. È pure importante ricordare in quel periodo le numerose traduzioni dell’Historia di Spies nella lingua inglese, francese, fiammingo e olandese, segnalando le difficoltà di interpretazione della lingua tedesca e, a volte, la “creatività” dei traduttori. Come accadde nel 1592 – per alcuni il libro circolò prima del 1592 - per la traduzione inglese del testo di Spies La storia della vita dannata e della morte meritata del Dottor Faust, eseguita da un anonimo autore che si prese alcune libertà. Quel testo, la cui unica copia originale si trova al British Museum, è noto pure come English Faust Book, dal quale il commediografo C. Marlowe trasse molte scene per il suo Faust.
Paradossalmente la prima traduzione in italiano dell’Historia di Spies risale solo agli Ottanta del Novecento, mentre il Faust di Goethe nella sua interezza fu tradotto e pubblicato nel 1857 dall’editore fiorentino Le Monnier con il titolo Fausto. Tragedia di Volfango Goethe – prima traduzione italiana completa.
Spies, Goethe e Mann
Il Premio Nobel Thomas Mann è autore di un’originale e moderno Doctor Faustus (1947); nell’incipit del suo saggio introduttivo sul Faust di Goethe, scritto su invito dell’Università di Pricento tra l’estate e l’autunno del 1938 (vedi Mondadori, 2001 e BUR 2005), richiama Poesia e verità (Bompiani, 2020), l’autobiografia dei primi 26 anni di vita di Goethe:
Tra gli appunti e gli abbozzi per la sua autobiografia […] Goethe registra il ricordo di un archivio segreto di produzioni bizzarre da lui tenuto quando aveva venticinque anni […] si trovavano mescolate le cose più bizzarre e più sfrenate […] frammenti di composizione in forma epica e drammatica.
Tra questi frammenti ci sono pure i primi abbozzi del Faust. Inoltre Mann cita alcuni passaggi del Faustbuch di J. Spies (l’Historia), tra cui quello relativo al personaggio di Elena di Grecia che, come è noto, è una figura chiave del Faust di Goethe:
Il motivo di cui parlo di questo vecchio libro è perché spicca un capitolo, che lo stampatore avrà ricopiato chi sa da dove. Gli studenti del dottor Faustus sono fortunati: il maestro evoca dinanzi a loro la donna più bella del mondo solo che poi se ne innamora egli stesso e pretende dal diavolo […] che gliela conduca a letto.
Nel libro di Spies al Cap. LIX si legge:
Quando il dottor Faust la vide se ne invaghì pazzamente ed iniziò ad amoreggiare con lei […] nell’ultimo anno del patto, essa rimase incinta […] Quando partorì, al figlio fu posto il nome di Giusto Faust.
Mentre nell’opera di Goethe, dall’unione di Faust ed Elena nasce il figlio chiamato Euforione, rappresentazione della fertilità poetica.
Le fonti dell’Historia di Spies
Nel meticoloso lavoro di Maria Enrica D’Agostini, che ha curato la traduzione dell’Historia e scritto una importante introduzione nell’edizione Garzanti, c’è la Guida Bibliografica con l’elenco delle edizioni, le fonti e le testimonianze, gli studi generali e gli studi su Faust, sui Volksbucher e sui Puppenspiel. Fondamentale per approfondire la ricerca, anche per un semplice e curioso lettore, sono le note a piè di pagina di ogni capitolo dell’Historia, al fine di individuare i moltissimi testi dai quali lo stampatore – e possibile autore – J. Spies ha attinto.
Molti testi non sono citati da Spies, altri sono occultati dietro le citazioni. Solo il lavoro di storici, filologi e critici, esperti in testi sacri, demonologia, astronomia, geografia ci aiuta a rintracciare le fonti e a comprendere il senso – culturale e teologico - e la storicità dell’opera. Gli studiosi hanno individuato pure alcuni grossolani errori compiuti da Spies in ambito storico, geografico, astrologico e astronomico.
Elenco brevemente i testi più importanti, molti dei quali sono in latino o in lingua tedesca: la Bibbia (specialmente nell’interpretazione luterana), testi profetici e apocalittici, ma anche classici come l’Iliade, cronache medievali e dizionari umanistici. Spies, o l’anonimo autore, ha attinto in particolare dalle seguenti opere:
- Weltchronik compilata da Hartmann Schedel (1440–1514), noto come Liber chronicarum, è una storia universale illustrata pubblicata a Norimberga nel 1493;
- Tischreden, noto come “Discorsi a tavola” di Martin Lutero (1483-1546), i quali sono stati trascritti dai suoi discepoli tra il 1531 e il 1546 e poi pubblicati nel 1566;
- Dictionarium del Dasypodius è il dizionario latino-tedesco compilato da Petrus Dasypodius (1490–1559) e pubblicato a Strasburgo negli anni 1535–1536;
- Proverbia Salomonis è il Libro dei Proverbi della Bibbia, attribuito al re Salomone, composto e raccolto probabilmente tra il X e il VI secolo a.C.;
- De praestigiis Daemonum di Johann Wier è un trattato di demonologia, pubblicato la prima volta nel 1563 a Basilea;
- Lucidarius è una corposa enciclopedia medievale, composta intorno al 1190 –1195, scritta in forma dialogica e organizzata per domande e risposte. È considerata il primo tentativo di volgarizzare per i laici il sapere teologico e le conoscenze generali dell’epoca. Una versione stampata a Strasburgo intorno al 1534 era specificamente destinata ai protestanti.
Si tenga in considerazione che il libro di Spies, convinto luterano, venne stampato l’anno dopo la bolla Coeli et terrae Creator, emanata il 5 gennaio 1586 da Papa Sisto V, con la quale la Chiesa condannava le arti occulte come magia, astrologia e le arti divinatorie.
Non si hanno alcune vere arti, ò scienze: ma solo fallaci, e vane per astutia d’huomini scelerati, e fraudi de Demonij introdotte.
Pertanto, l’Historia di Spies può essere interpretata come uno dei prodotti del clima di condanna della demonologia, dove cattolici e protestanti, pur su linee diverse, parteciparono allo stesso clima di condanna delle arti occulte. Decenni prima, nei suoi Discorsi a tavola (Tischreden), Lutero aveva sostenuto che
Le streghe devono essere giustiziate, perché sono strumenti del diavolo.
Per concludere, nell’ultimo capitolo del libro - Orazione di Faust agli studenti -, il dottor Faust, “uomo esperto in molte arti e magie”, nell’ultima notte della sua vita si pente del suo patto diabolico e rivolgendosi agli studenti così li esorta:
Non fatevi corrompere dalle cattive compagnie come è accaduto a me, frequentate […] le chiese e combattete e lottate sempre in ogni momento contro il diavolo con una salda fede in Cristo e siate sempre in grazia di Dio.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Chi è Johann Spies, l’editore che diede vita alla figura del Dottor Faust
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