- Autore: Willy Labor
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Castelvecchi
- Anno di pubblicazione: 2025
Breve questo romanzo d’esordio del giornalista che ha lavorato per diverse testate e agenzie giornalistiche: si nota leggendo le sue pagine che ne sa di redazioni, di direttori e colleghi, di editori e lotte di potere. Nel libro edito nel 2025 da Castelvecchi, dal titolo originale Buono per incartare il pesce, Willy Labor crea il personaggio del giornalista triestino Gianni Crevatin, che dopo anni di sopravvivenza nella redazione del “Nuovo”, senza riuscire a lanciarsi in una carriera di successo a cui ambiziosamente aspirava, improvvisamente ha un colpo di fortuna: il direttore Picardi lo incarica di costruire un caso intorno al rivale dell’editore, visto che a breve ci saranno le elezioni regionali.
Il candidato favorito, marito e padre esemplare, ha infatti avuto una relazione con la giovane assistente, e Crevatin cavalca l’onda, riuscendo con il suo scoop ben confezionato a contribuire alla caduta del povero Noale. Dopo un momento di euforia dovuto all’improvvisa notorietà presso gli ambienti che contano, Crevatin però deve fermarsi; la sua vittoria è come quella di Pirro, e l’editore decide che lo invierà in Vietnam, dove la sua unica figlia, Beatrice, ha messo su una scuola per i bambini orfani. Un’intervista a un’operatrice umanitaria ristabilirà un po’ d’ordine etico al disastro avvenuto in seguito alla caduta di Noale. L’incontro con la giovane e coraggiosa Beatrice cambia completamente la vita, i pensieri, le prospettive, la professione di Gianni Crevetin.
La lezione di vita e di umanità che la giovane volontaria gli impartisce, senza spocchia né presunzione di possedere la verità, capovolgono la gerarchia di valori di un uomo che è costretto a rivedere tutto di sé: il rapporto con la professione di giornalista, con le sue convinzioni, con i rapporti con le donne. Nei tempi in cui stiamo vivendo, che ci mostrano quotidianamente immagini crude di campi di guerra, di epidemie, carestie, fame, denutrizione, il ruolo del giornalismo vive una nuova stagione cruenta: non si contano i freelance arrestati, torturati, uccisi, i reporter, inviati, fotografi che coraggiosamente si trovano sui teatri di guerre, in oriente e in occidente, dove la parola pace e la parola tregua non trovano più posto, sostituite da stragi, genocidi, stermini.
Questo piccolo romanzo è importante: restituisce umanità al lavoro dei giornalisti seri che non sono quelli ammaestrati dal potere così frequenti nei talk show televisivi, ma uomini e donne che credono nella verità, nella possibilità di informare in modo intellettualmente leale e onesto; la carta stampata, sembra dire l’autore, non serve solo a incartare il pesce, il giorno successivo all’uscita del giornale, ma può cambiare in meglio la vita delle persone. Attraverso una piccola “parabola”, leggermente buonista, se mi è consentito, il giornalista fa sentire le sue convinzioni e la sua forte coscienza etica, molto utile nei tempi che stiamo attraversando, così spietati e ferocemente ingiusti.
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Buono per incartare il pesce
Lascia il tuo commento