- Autore: Fabrizio Dardo
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Morellini editore
- Anno di pubblicazione: 2025
Il titolo d’esordio di uno psicologo che si è scoperto scrittore di vena e di qualità, Fabrizio Dardo, ci porta nella Torino tra le due guerre d’Indipendenza, 1848-1859. Al servizio di Cavour è uscito l’anno scorso, per i tipi Morellini Editore (Milano, settembre 2025, collana Varianti, 208 pagine).
Caduta e rinascita. Otterrà mai vendetta Bartolomeo Leseni, condannato a un destino diverso da quello poi fortunatamente intrapreso? Si rifarà sull’antagonista, responsabile dell’ingiusta punizione che ha rischiato di vanificare il suo talento? Intanto, questo piemontese di metà Ottocento è un personaggio nuovo ed eccellente nella narrativa storica italiana ed è il primogenito di Dardo. Uno scrittore al debutto, anche se non sembra, visto che il romanzo ha meritato una segnalazione nel Premio Italo Calvino: “gioiellino a sfondo storico”.
Il dott. Fabrizio Dardo vive a Torino ed è psicologo della formazione in una multinazionale. Non si limita a studiare i processi mentali, è appassionato di storia e di musica, suona il basso elettrico in una band.
Cliccando sui QR Code nell’ultima pagina del volume, i lettori possono accedere a contenuti extra, legati a questo prodotto narrativo: approfondimenti sui personaggi storici citati, sulle istituzioni religiose e civili, sulla politica di Camillo Benso, primo ministro del Regno di Sardegna. C’è anche una playlist di gradimento dell’autore riproducibile su Spotify.
Sicchè, vendetta, tremenda vendetta. In una giornata fredda e ventosa di novembre, nella Torino del 1854, Bartolomeo è certo di avere rivisto quel... di Richerme. Era tenente, ora sarà stato promosso almeno maggiore. È stato un attimo, di sfuggita, ma è certo che si trattasse dell’uomo che lo aveva rovinato. E che lo avrebbe annientato, se non fosse intervenuta una svolta provvidenziale.
Il nuovo dovere richiama però Leseni da Sua Eccellenza, il conte di Cavour. Il presidente del governo piemontese vuole sapere da lui tutto e in asciutta sintesi, di cosa si agiti tra la gente e in certi ambienti, mentre il Parlamento sabaudo affronta la legge Rattazzi, voluta dal Governo, ma indigesta ai cattolici. Prevede la soppressione degli ordini religiosi contemplativi (dediti solo alla preghiera, non all’istruzione o all’assistenza) e l’esproprio statale dei loro beni, che andranno a finanziare la Cassa Ecclesiastica per il sostentamento del clero parrocchiale.
Le perplessità di Sua Maestà, al momento soltanto tiepide, potrebbero risultare rafforzate dalle notizie sulla contrarietà del pontefice a Roma e dalle contestazioni di un vescovo senatore (è strano, ma è così), mons. Calabiana, di Casale.
Il rapporto tra Cavour e il sovrano è tra gli spunti d’interesse del romanzo. Per quanto ispirato da sentimenti patriottici, Vittorio Emanuele è ingombrante, incontrollabile nella vita e, ancora più, nella diplomazia, dove si muove come un elefante in una cristalleria. Con la sua esternazione, sgradita al governo londinese, di “saltare addosso alla Lombardia” se l’Austria dovesse distrarsi nella guerra di Crimea, sta rischiando di annullare la sapiente tessitura cavouriana, che cerca di affiancare il piccolo Piemonte alle potenze europee alleate contro la Russia zarista, nel conflitto tra Mosca e Instanbul sul controllo della penisola nel Mar Nero.
Leseni ha ventisette anni, il cervello mai a riposo, braccia salde e mani forti. Sa muoversi tra i singoli e le folle, ascolta, ricorda, relaziona. È leale. Ama le donne. Margherita, l’ostessa della locanda dove il giovane consuma i pasti, lo chiama Trumlin, che nei dialetti piemontesi è il soprannome di tutti i Bartolomeo.
A sedici anni si è arruolato nell’esercito regio, volenteroso e mai stanco di marciare, di montare di guardia, di imparare tutto quello che poteva, anche consegne di gradi più alti.
Purtroppo, aveva incrociato un pessimo superiore, un nobile, un ufficiale di quelli che piantano grane volentieri. Quand’era di picchetto, i soldati cercavano di sottrarsi al servizio. Un giorno, erano arrivate in città la madre e la sorella di Bartolomeo, ma quello lo aveva consegnato in caserma, per un saluto fatto male, che tanti superiori punivano solo con una sgridata, un cicchetto solenne. Non Richerme.
Leseni era uscito ugualmente, di nascosto e in borghese. Aveva raggiunto le sue donne in una locanda, ma il tenente lo aveva sorpreso. Comminandogli gli arresti, aveva minacciato anche “qualche trattamento” e la radiazione.
“Mia sorella disse qualcosa”, racconta Bartolomeo quando rievoca l’episodio. Richerme la guardò. La sera stessa tornò a cercarla. E la trovò, scrive Dardo.
Poi tutto il resto, mentre Leseni era in cella di rigore: i soldi al padre, la madre che non usciva più di casa, Lucia in convento a Torino.
Gli è stato riferito solo il mese dopo, da uno del paese, perché il papà non voleva si dicesse niente ed anche la madre. Era corso dal persecutore, per ucciderlo, spaccargli la testa con le mani, ma gli attendenti lo avevano bloccato quasi subito. Il tenente si era messo a ridere, ordinando di menarlo per bene. Tre ossa rotte, a terra in una pozza di sangue, finché non l’avevano caricato sopra una carrozza e mandato a casa in congedo definitivo, con l’obbligo di residenza a Grinzane per due anni.
Prima di ricominciare a lavorare erano passati sei mesi, sotto le cure della sorella più piccola, Maria. Ancora convalescente, si era avvicinato al conte, sindaco del paese. Cercava un aiutante che sapesse leggere e scrivere e lo aveva preso a benvolere, aiutato e fatto studiare. Anche istruire dai Servizi.
È insolito incontrare nelle pagine di un romanzo di fantasia il generale La Marmora, Costantino Nigra, mons. Calabiana, Don Bosco. Curioso ed eccitante...
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Al servizio di Cavour
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