Meli Valdes Sozzani, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
La cosiddetta Novella delle papere occupa uno spazio non casuale all’interno del Decameron di Giovanni Boccaccio: ci troviamo all’interno dell’introduzione della IV giornata, in cui è lo stesso Boccaccio a raccontare in prima persona. In seguito alla circolazione delle prime novelle della raccolta, infatti, l’autore fiorentino subisce alcune critiche legate al tema amoroso e, in particolare, al modo troppo licenzioso in cui esso viene declinato. Gli ozi e i divertimenti della giovane brigata fiorentina, dunque, vengono interrotti da una vera e propria apologia di Boccaccio, il quale sfrutta la sua inconfondibile vena comica per difendersi attraverso un racconto arguto e brillante.
Le accuse di edonismo a Boccaccio
Come esplicitato all’interno del Proemio, Boccaccio dedica il suo Decameron alle donne, con lo scopo di dilettarle e distrarle dalle loro pene di cuore.
Tuttavia, il carattere prevalentemente erotico delle novelle narrate nelle prime tre giornate non tardò a sollevare aspre critiche di matrice moralistica. Ancor prima di iniziare con il racconto della novella-apologo, Boccaccio svela le accuse contro di lui:
Sono adunque, discrete donne, stati alcuni che, queste novellette leggendo, hanno detto che voi piacete troppo e che onesta cosa non è che io tanto diletto prenda di piacervi e di consolarvi e alcuni han detto peggio, di commendarvi, come io fo. Altri, più maturamente mostrando di voler dire, hanno detto che alla mia età non sta bene l’andare ormai dietro a queste cose, cioè a ragionar di donne o a compiacer loro.
In particolare, infatti, viene rimproverato all’autore fiorentino di essere troppo avanti con l’età per concedere all’argomento amoroso ed erotico uno spazio così centrale nell’opera, ma sarà proprio grazie ad esso, e al suo spirito comico, che egli si difenderà dalle accuse dei suoi detrattori.
La novella delle papere: trama
Nella città di Firenze, Filippo Balducci e la sua amatissima moglie vivono una vita felice e spensierata, dedita all’amore reciproco, e ben presto danno alla luce uno splendido bambino. Altrettanto tempestivamente, però, la giovane moglie muore, lasciando Filippo da solo con un figlio da accudire. Dunque, l’uomo, disperato per la prematura scomparsa della moglie e preoccupato per il bambino, decide di ritirarsi dalla vita mondana fiorentina e di devolvere ogni suo bene in beneficenza dedicandosi al servizio di Dio. In questo modo, inoltre, avrebbe certamente provveduto alla protezione del figlioletto, preservandolo dai pericoli e dalle scabrosità del mondo esterno. Infatti, Filippo, che si reca spesso a Firenze per raccogliere offerte e donazioni, presta molta attenzione a non parlargli delle cose del mondo, affinché non venisse distratto dalle tentazioni mondane.
Con il passare degli anni, però, l’età di Filippo avanza e un giorno decide di portare il figlio con sé a Firenze, per farsi aiutare nella raccolta dell’elemosina. Dunque, giunti in città, il giovanotto rimane sbalordito dalle case, dai palazzi, dalle chiese della città. Improvvisamente lo stupore cresce ancor di più quando i due si imbattono in un gruppo di donne belle ed eleganti, che tornavano da una festa di nozze. Filippo chiaramente non aveva mai parlato al figlio dell’esistenza delle donne, tanto che subito il fanciullo chiede al padre cosa siano quegli esseri di fronte a loro.
Il padre rispose: “Figlio mio, abbassa gli occhi, non guardarle perché non sono una bella cosa”.
Il figlio, allora, disse: “Ma come si chiamano?”
Il padre, per non destare, a causa dell’appetito dovuto alla giovane età, un desiderio più che inutile, non le volle chiamare con il loro nome, cioè femmine, ma disse: “Si chiamano papere”.
Ingegnosamente l’anziano padre decide, quindi, di non utilizzare il termine donna, fingendo che queste si chiamino papere e cercando invano di ingannare il curioso figlio. Questi, infatti, rispose prontamente:
“Padre mio, io vi priego che voi facciate che io abbia una di quelle papere.”
Analisi della “novella delle papere”: la facezia come arma di difesa
Proprio secondo il suo spirito ingegnoso e comico, Boccaccio sceglie di utilizzare un’antica facezia ripresa dall’antichissima raccolta de Il Novellino per rispondere all’accusa principale di trattare in maniera scabrosa dell’amore e delle donne, a cui, dopotutto, è dedicata l’intera opera. Il racconto, infatti, dimostra come l’amore verso le donne sia un istinto ispirato dalla natura stessa e non possa essere represso o contrastato in alcun modo. Benché Filippo avesse taciuto al figlio l’esistenza delle donne, facendole passare per semplici “papere”, il giovane figlio, naturalmente ammaliato dalla visione di creature così eleganti, non può resistere al pensiero di volerne una per sé. L’amore come legge naturale diventa in questo modo il perno attorno a cui ruota l’intero Decameron, dove, inoltre, si assiste ad una nuova declinazione del sentimento amoroso rispetto alla concezione tipicamente stilnovista: l’affermazione dell’amore carnale e, dunque, maggiormente legato ad una dimensione edonista senza tuttavia allontanarsi dalla natura dell’essere umano. Inoltre, si assiste ad un primo superamento dell’ascetismo medievale grazie alla visione laica del mondo da parte di Boccaccio, che, quindi, anticipa in parte gli ideali rinascimentali. L’uomo con il suo ingegno e le sue passioni naturali è al centro della poetica boccacciana. L’amore è, infine, vissuto e rappresentato nel Decameron anche e soprattutto attraverso la sensualità e non più per mezzo della contemplazione del sentimento e lo struggimento verso l’amata: è proprio in questo che consiste il realismo tipico della prosa boccacciana, la quale diverrà retaggio fondamentale della nostra narrativa occidentale.
E se mai con tutta la mia forza a dovervi in cosa alcuna compiacere mi disposi, ora più che mai mi vi disporrò, per ciò che io conosco che altra cosa dir non potrà alcuno con ragione, se non che gli altri e io, v’amiamo, naturalmente operiamo; alle cui leggi, cioè della natura, voler contrastare troppo gran forze bisognano, e spesso volte non solamente invano ma con grandissimo danno del faticante s’adoperano.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La novella delle papere di Giovanni Boccaccio: analisi, trama e significato della difesa dell’amore nel Decameron
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