- Autore: Gabriella La Rovere
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2026
Gabriella La Rovere è un medico, una scrittrice e una giornalista, e negli anni ha pubblicato numerosi libri sull’autismo con i quali ha vinto premi e menzioni speciali. Lunghi anni dedicati allo studio dell’autismo e numerosi articoli scientifici pubblicati con la sua firma. La sua vita professionale e personale è stata rivolta allo studio delle neurodiversità, una profonda dedizione non solo alle ricerche mediche pubblicate in tutto il mondo ma anche un’approfondita ricerca nella vita di personalità letterarie, artistiche e religiose con tratti autistici. Una scrittrice medico che sostiene da sempre che “la storia più bella dell’uomo è la diversità”.
Diagnosticare l’autismo cambia la vita della persona, e Gabriella ha raccolto tutte le sue riflessioni e i suoi approfondimenti nei suoi quaderni, riunendoli in questo suo ultimo lavoro Zibaldone autistico (Scatole Parlanti, 2026). Ha sempre appuntato ogni cosa, necessaria nella sua vita di medico e di madre, oltre l’importanza di porre su carta i suoi stati d’animo, in un diario intellettuale che è divenuto uno zibaldone. Molte delle sue note inducono una lettura attenta per una comprensione profonda; ho qui riportato alcuni dei suoi appunti interessanti alla comprensione del testo.
Nel processo evolutivo delle neurodivergenze, l’autismo è sempre esistito fin dagli albori dell’umanità e della sopravvivenza dell’uomo. Alcune visioni autistiche sono somiglianti alle mappe paleolitiche della grotta di Abauntz, nel Nord della Spagna: “la storia delle origini umane deve includere, anziché escludere l’autismo”. Per secoli la vergogna è stato il sentimento che ogni cultura ha manifestato e sviluppato. “Il disturbo mentale è ancora una condizione che crea imbarazzo, talvolta timore”.
Andando verso un’etica dell’autismo non possiamo non ricordare, scrive l’autrice, Kanner e Asperger, figure importanti che hanno contribuito agli studi sull’autismo. Per Kanner l’autismo non era un disturbo psichiatrico, per Aspeger qualcosa radicato nella personalità, un aspetto parte integrante dell’individuo. Ci vorranno molti anni affinché i ricercatori respingano l’idea che l’autismo potesse e dovesse essere modificato. I primi studi sull’autismo infantile sono stati pubblicati da Henry Maudsley nel libro The pathology of the mind del 1878, nel quale descrive la pazzia in bambini successivamente definiti autistici. Maudsley fu uno psichiatria in parte rivoluzionario, uno tra i primi difensori di Edgar Allan Poe. Importante è inoltre menzionare, nella lunga storia delle neurodiversità, il sospetto autismo di Luigi XVI, bambino solitario che emetteva striduli e urla nel suo rifugio all’ultimo piano della Reggia. Era affascinato dagli orologi, dalla meccanica e dai numeri e nella nautica trovò il suo mondo.
Nella disabilità mentale il medico psichiatra Alfred Tredgold è stata una figura controversa. I suoi studi di inizio Novecento sui deboli di menti lo portarono alla convinzione che la degenerazione morale, intellettuale e soprattutto fisica dei cittadini rappresentava una calamità peggiore delle guerre e delle carestie: i deboli di mente rappresentavano il fallimento sociale di una nazione. L’autrice ci ricorderà che Dostoevskij usò la sua epilessia come elemento narrativo, mentre in Gogol bisognerà andare in fondo nelle sue descrizioni letterarie, come nel racconto Memorie di un pazzo, nel quale ci si domanderà: la follia è innata o secondaria a una fragilità emotiva?
Per i bambini autistici c’era e ci sarà sempre un alto rischio di solitudine, nonostante i genitori combattano fino allo stremo questa mancanza di sostegno sociale e di bisogno.
Mentre la solitudine rappresenta un sentimento negativo e intrinseco di mancanza di intimità e connessioni con altre persone, la coesione familiare e l’adattabilità rappresentano un senso di vicinanza, unione e stabilità che le relazioni con i membri della famiglia possono fornire.
Gabriella La Rovere ci ricorda sempre, anche in questo suo ultimo lavoro, che l’umanità è una sola e il valore della diversità è riconoscere i limiti e la vulnerabilità che permetteranno di accettare l’altro senza più barriere.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Zibaldone autistico
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