Anonimo, presunto Ritratto di Veronica Franco, Worcester Art Museum
Al nome di Veronica Franco corrisponde uno dei personaggi femminili più interessanti del Rinascimento. Bella e intelligente, figlia di una cortigiana, Veronica seguì le orme materne ritagliandosi un posto di primo piano nel panorama culturale della Serenissima, dove fu ambita come amante certamente, ma anche (e forse di più) in quanto donna di lettere dalla solida preparazione umanistica e dalla conversazione brillante. Veronica Franco, infatti, a differenza di quanto accadeva all’epoca per le sue coetanee, ebbe la possibilità di studiare insieme ai fratelli maschi e poi di perfezionare le conoscenze acquisite con la volontà e le frequentazioni giuste.
Diventata una vera e propria celebrità, dal suo salotto passarono re come Enrico III di Francia e artisti come Tintoretto, prima che la peste e un processo per stregoneria ne intaccassero il ricco patrimonio e la fama.
Nel giorno dell’anniversario della sua prematura scomparsa, ripercorriamo vita e opere di Veronica Franco.
Veronica Franco: la vita
Veronica Franco nacque a Venezia il 25 Marzo 1546 da Francesco Maria e Paola Fracassa, appartenenti ai "cittadini originari", classe sociale che oggi potremmo definire, seppur con un certo margine di approssimazione, ceto medio. Paola, che era stata una prostituta, aveva lasciato il mestiere in concomitanza con il matrimonio e i figli, ma una volta rimasta vedova lo riprese e portò con sé anche la figlia.
In realtà, già da bambina Veronica era stata istruita dalla madre su come sfruttare la seduzione e la sessualità per ottenere favori, ed è sulla scia di simili insegnamenti che venne organizzato il matrimonio della ragazza con il maturo e facoltoso medico Paolo Panizza. Tuttavia l’unione non durò, poiché l’uomo volle l’annullamento a causa dei continui tradimenti e dell’attività di prostituta della moglie; Panizza disse di essere stato truffato e ottenne quanto richiesto.
Instradata dalla mamma, Veronica iniziò ufficialmente la professione di cortigiana nel 1566 e subito dopo venne formalmente iscritta nel Catalogo de tutte le principal et più honorate cortigiane di Venetia, che raccoglieva nomi, indirizzi e tariffe delle cortigiane più rinomate della città. L’esercizio del meretricio condusse la Franco a far parte di uno dei salotti letterari più fiorenti e famosi di Venezia, di cui lei fu una formidabile e instancabile animatrice e dove curava antologie di poesie, sua grande passione.
L’anno 1575 segnò l’inizio di una discesa dalla quale Veronica non sarebbe mai più stata in grado di risalire. Lo scoppio di una pestilenza, infatti, provocò disordini che la coinvolsero direttamente: la casa e i possedimenti vennero saccheggiati e la donna perse la maggior parte delle sue ricchezze. L’anno seguente, la diffusione della cosiddetta Peste di San Carlo spinse Veronica a lasciare la città, dove tornò nel 1577.
Risale a tale periodo un’iniziativa che dà la misura del carattere e delle intenzioni che animavano Veronica Franco: essa propose l’istituzione di una sorta di ospizio per prostitute anziane e donne indigenti, di cui lei stessa sarebbe stata amministratrice, ma questo lodevole proponimento non raccolse né consensi né finanziamenti, cadendo pertanto nel vuoto. Ma il peggio doveva ancora arrivare.
Nel 1580 la cortigiana venne denunciata per stregoneria presso la Santa Inquisizione veneziana dal precettore Ridolfo Vannitelli, che forse così intendeva vendicarsi per essere stato respinto. Accusata dai testimoni chiamati a deporre sulla pratica di incantesimi e magie, la Franco si difese con grande audacia, anche se la sua assoluzione fu dovuta principalmente alla "buona parola" di illustri personaggi della Repubblica dei quali conosceva i segreti più intimi e che erano pertanto ricattabili. Alla riconquista della libertà, tuttavia, fece da contraltare la perdita di agi, ricchezze materiali e clienti; dopo il processo, la Franco fu esclusa da ogni circolo cittadino.
Negli ultimi anni, colei che aveva ricevuto generose elargizioni da amanti facoltosi e potenti dovette accontentarsi di uno stile di vita più modesto; morì il 22 Luglio 1591, a seguito di "violente febbri", quando il suo astro era già tramontato da tempo.
Veronica Franco: le opere
La produzione letteraria di Veronica Franco consiste nelle Terze Rime e nelle Lettere familiari a diversi.
Nel 1575 Veronica Franco pubblicò le Terze Rime, destinate a darle la fama e a renderla una poetessa di uguale valore a quello degli uomini suoi colleghi.
Scritti in terzina dantesca e in forma epistolare, i componimenti si rivolgono a contemporanei illustri, soprattutto intellettuali, poeti e amanti e hanno lo scopo principale di raccogliere le rivendicazioni "femministe" dell’autrice, più che mai pronta a combattere gli stereotipi sulle donne, ancor più se nella condizione di cortigiane. La Franco combatte la misoginia in prima persona, rivendicando il proprio ruolo di “cortigiana onesta” che sa essere colta, brillante e indipendente e non solo ambito oggetto del desiderio di uomini vogliosi e prevaricatori.
Essa, inoltre, appare decisamente intraprendente, anzi sfrontata se si tiene conto dell’epoca, quando parla di eros in tutte le sue sfumature, arrivando a cantare il piacere fisico come sinonimo di rivendicazione della libertà femminile; allo stesso tempo non può stupire data l’audacia caratteriale, che non si tiri indietro di fronte ai detrattori che la accusano di immoralità, che lei sfida ribaltando la questione e ponendoli faccia a faccia con la loro ipocrisia.
In conclusione, attraverso le Rime Veronica costruisce il proprio personaggio di icona rinascimentale e diventa una paladina dei diritti femminili; la poesia e la penna sono le armi che adopera per non rimanere schiacciata nei soliti ruoli che venivano imposti alle donne e per ritagliarsi con orgoglio il proprio posto nella società.
Le Lettere familiari a diversi sono un insieme di 51 lettere scritte e pubblicate da Veronica Franco nel 1580. Le epistole si rivolgono a politici, intellettuali e artisti, fornendo una panoramica pressoché completa delle conoscenze e della fitta rete di contatti instaurati dalla cortigiana.
L’opera è scritta con un evidente intento auto-celebrativo e auto-promozionale, poiché attraverso di essa la Franco mirava a crearsi un’immagine pubblica degna di ammirazione e stima. Svariati i temi trattati, con una netta preponderanza di quelli proto-femministi, fra cui un’appassionata rivendicazione della parità intellettuale fra uomo e donna e l’esecrazione del patriarcato. Decisamente apprezzabile, infine, la prosa, colta, raffinata e ricca di artifici retorici, che la rendono complessa ma anche efficace e gradevole da leggere.
Le Lettere familiari a diversi, infine, rivestono anche una notevole importanza storica, in quanto ci offrono un vivace spaccato della comunità veneziana, permettendoci di conoscere dal di dentro il fiorente mondo della prostituzione d’alto bordo e il ruolo della cortigiana nel XVI secolo.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Chi era Veronica Franco, la “cortigiana onesta” più famosa di Venezia
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