- Autore: Sébastien Japrisot
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Rizzoli
- ISBN: 9788817005692
Fra le pagine del romanzo di Sébastien Japrisot Una lunga domenica di passioni (Rizzoli, 2005, trad. di S. Martini Vigezzi), nel fango della memoria e tra le nebbie di un dopoguerra che ha lasciato più domande che corpi, si muove una ragazza claudicante, Mathilde, che non crede ai documenti, non si arrende ai telegrammi ufficiali e soprattutto non si rassegna all’assenza. Non è un’indagine quella che intraprende, ma un atto d’amore incarnato, lucido, febbrile, come chi cerca l’ultimo battito in un corpo che gli altri danno già per morto. Cinque soldati, un crimine sul fronte, un nome sussurrato nella polvere: tutto comincia da lì, ma nulla resta lì.
Japrisot scrive con la precisione di un orologiaio e la delicatezza di chi conosce il peso del dolore. La guerra resta sullo sfondo come una rovina mai del tutto scavata, ma è nell’intimo dei sopravvissuti che si annida il vero campo di battaglia. La voce dell’autore è limpida ma sfuggente, e ciò che offre al lettore non è una certezza ma un lento scivolamento verso la possibilità: che qualcosa si sia salvato, che l’amore possa, se non vincere, almeno testimoniare. Mathilde non è solo una protagonista: è un simbolo, una resistenza, un rifiuto. Non urla, non piange, non si aggrappa. Cammina, scrive lettere, cerca. Il suo amore è fatto della stessa materia delle cicatrici: non splende, non seduce, ma resiste. È un amore che conosce la morte ma continua a interrogare i vivi. Si affida ai dettagli – un nome sbagliato, un segno inciso su un pezzo di legno, un volto visto in una foto sbiadita – e li trasforma in micce per far esplodere le menzogne.
La prosa è asciutta, eppure lascia strappi, fenditure da cui filtrano la malinconia, la rabbia, la pietà. Il tempo non è lineare, come non lo è mai la sofferenza, e Japrisot costruisce la narrazione come un puzzle dove ogni pezzo è sporco di terra e sangue, ma anche di memoria e affetto. Leggendo si ha la sensazione di muoversi tra i resti di una civiltà perduta, dove le uniche voci che ancora parlano sono quelle delle donne rimaste ad aspettare, a interrogare il vuoto.
Una lunga domenica di passioni è questo: una lunga, disperata fedeltà all’idea che l’amore possa ancora avere senso, anche dopo la violenza, dopo l’oblio, dopo che tutto ciò che si era sognato sembra disfarsi nella trincea della realtà. È un romanzo per chi non cerca risposte ma brividi, per chi ha amato e ha perso, ma non ha mai smesso di guardare oltre la nebbia, aspettando un segno, una parola, un respiro.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Una lunga domenica di passioni
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