È diventata quasi proverbiale la frase un giorno questo dolore ti sarà utile, titolo di un fortunato libro dello scrittore americano Peter Cameron che, pubblicato per la prima volta nel 2007 e arrivato in Italia qualche anno dopo, può a buon diritto essere considerato oggi un longseller grazie all’entusiasmo che, anche più recentemente, ha suscitato tra i booktoker e, quindi, tra molti adolescenti.
Il merito è soprattutto della trama: Un giorno questo dolore ti sarà utile racconta una storia universale, che riverbera in modo appassionato e realistico i tratti distintivi di una età – l’adolescenza – decisiva nella crescita e nell’esistenza di ognuno di noi. Forse è proprio per questo che il regista italiano Roberto Faenza ha deciso di realizzarne (nel 2011) una trasposizione cinematografica.
Il titolo del libro di Peter Cameron, però, è anche una citazione: un giorno questo dolore ti sarà utile è, infatti la traduzione parziale di un famoso passo di Ovidio, così richiamato, decontestualizzato e ripreso da comparire spesso in qualche evocativa immagine postata sui social network per attirare l’attenzione dei curiosi, o anche in qualche tatuaggio che vuole inneggiare alla resilienza in modo più originale e ricercato.
Proprio per questo è opportuno riscoprire insieme l’origine del celebre motto un giorno questo dolore ti sarà utile, il suo significato e chi l’ha detto.
L’origine del motto un giorno questo dolore ti sarà utile negli Amores di Ovidio
Nella sua opera giovanile più nota, gli Amores, una raccolta di carmi a tematica amorosa, ritroviamo il noto aforisma di Ovidio che recita:
Perfer et obdura! Dolor hic tibi proderit olim:
saepe tulit lassis sucus amarus opem
che potremmo tradurre con la seguente frase:
Sopporta e resisti! A suo tempo questo dolore ti sarà utile:
spesso il medicamento amaro ha portato giovamento ai sofferenti
L’ipotesi interpretativa più semplice e immediata ci porterebbe a immaginare un profondo struggimento del ventenne che ha composto questi versi, la sua afflizione, forse per le delusioni appena vissute, e la sua perseveranza; niente, però, è più lontano dal vero.
In questa raccolta di elegie che consta di tre libri dove sono raccolti 49 componimenti, Ovidio dimostra già tutta la sua vitalità, il suo spirito dissacrante e mordace, la non comune capacità di distanziarsi dagli eventi che vive e, in fondo, di non prendersi troppo sul serio.
Non troviamo qui tutta la sofferta intensità dei carmi di Catullo e di Orazio e anche la figura femminile, Corinna, è un personaggio inventato che non possiamo considerare la stella polare che guida la vita dell’autore (come avveniva, ad esempio, in Tibullo o Properzio) quanto, piuttosto, come una presenza evanescente, dai tratti non del tutto definiti.
L’amore, soprattutto, non è foriero di sofferenza né è un desiderio destinato a rimanere inappagato: per Ovidio è, soprattutto, lusus, gioco, che si concretizza in schermaglie leggere, in tentativi di seduzione che non stravolgono l’interiorità del poeta o dell’amata. La pungente ironia del giovane Ovidio non risparmia neanche il motivo del servitium amoris (l’asservimento all’amore o all’amata) tipico dell’elegia d’amore latina: il poeta lo fa proprio, pur depotenziandolo, sovversivamente: lui stesso, per primo, ha più volte tradito Corinna, per questo non può pretendere che lei gli sia davvero fedele, gli chiede solo di tenerlo all’oscuro delle sue debolezze e delle sue avventure, così da non divenire preda del tarlo corrosivo della gelosia.
Poste queste premesse, allora, la celebre frase un giorno questo dolore ti sarà utile, assume tutt’altro tono e consistenza e si scrolla di dosso tutta la sua apparente gravità moralistica. Proprio gli intenti di Ovidio, i motivi e i caratteri della sua opera giovanile, mostrano quanto a volte il motto che consideriamo qui sia stato frainteso, distorto e piegato a intenti del tutto estranei all’autore.
Ciò perché alcuni lo hanno accostato alla morale cristiana dove la vita terrena è tutta finalizzata alla salvezza celeste e il dolore di oggi è sicuro viatico alla felicità di domani mentre altri lo hanno reso uno slogan buon anche per la nostra società della performance, tutta orientata a risultati lavorativi tangibili e ben quantificabili, dietro ai quali non è infrequente ritrovare frustrazioni e scontentezze di varie gradazioni.
Un giorno questo dolore ti sarà utile: il significato del libro di Peter Cameron
Nel libro di Peter Cameron è il protagonista, il giovane James Sveck, a immaginare che la frase un giorno questo dolore ti sarà utile sia il motto perfetto per uno di quei campi estivi in cui gli adolescenti che non riescono a socializzare vengono spediti d’estate, da genitori convinti che i loro sguardi distratti e umbratili possano essere riaccesi dallo shock che ogni costrizione porta con sé.
James ha diciassette anni e un’intelligenza vivissima, è svogliato, incurante, estremamente silenzioso, con la madre parla poco e con il padre ancor di meno; lavora senza troppa convinzione nella galleria d’arte di proprietà della genitrice, dove troviamo anche il collega John.
Agli occhi della madre James è un disadattato, così intrattabile da aver bisogno di una terapia, anche se la sua vera natura non tarda a farsi avanti con Nanette, l’adorabile nonna che, insieme a un buffo cagnolino, sembra essere l’unica ad avere la chiave per oltrepassare l’impenetrabilità del ragazzo.
Totalitario come ogni adolescente che si rispetti, James non ne vuol sapere di frequentare il college, vorrebbe anzi isolarsi ancora di più, in una casa sperduta dove poter leggere e rifuggire più convintamente il mondo e la società. Almeno finché non decide di avventurarsi nel misterioso mondo delle chat per incontri, un luogo che non farà che confermare le sue percezioni e i suoi presentimenti ma lo inizierà anche alla vita.
Non sveliamo di più della trama, basti dire che questo romanzo di formazione, a quasi vent’anni dalla sua prima pubblicazione riesce ancora a incantare giovani e meno giovani per temi che oltrepassano facilmente le circostanze del momento: l’irrisione del perbenismo borghese e degli adulti benpensanti e, a ben vedere, del tutto inadeguati quando sono chiamati a educare, la paura del diverso e dell’incomprensibile, la scoperta di sé e della propria identità sessuale.
Il libro di Peter Cameron affascina il lettore per una storia toccante ma, d’altra parte, liberatoria: nel corso di un’estate James comprenderà davvero che anche il dolore vissuto gli è stato utile, non tanto per fargli capire cosa farà da grande, quanto, piuttosto, per renderlo consapevole di sé stesso, di quel che gli succede e di quel che avviene intorno a lui. Non è forse, anche questo, in fondo, diventare adulti?
Peter Cameron, allora, appare meno scanzonato del giovane Ovidio: quando afferma che un giorno questo dolore ti sarà utile, mostra una consapevolezza maggiore, che gli deriva probabilmente dall’età e da esperienze di vita vissuta, nonostante questo, però, non si abbandona al cinismo e all’amarezza, nella sua modernità dona ai lettori una visione realistica contornata da un deciso sentore di fiducia: vale la pena sopportare e resistere, se questo serve a scrollarci di dosso le insicurezze dell’adolescenza e a smussare gli estremismi e le asperità di un carattere che, come è naturale che sia, ha spesso ancora poca dimestichezza con i sentimenti quando si affaccia per la prima volta sul palcoscenico della vita.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Un giorno questo dolore ti sarà utile: origine e chi l’ha detto
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