UB Underground
- Autore: Leonard J. Monk
- Categoria: Narrativa Straniera
- Anno di pubblicazione: 2014
Dimenticate la Mongolia da cartolina, quella delle steppe sconfinate, dei cavalli selvaggi e del silenzio mistico della Gobi. Dimenticate i cieli tersi e la spiritualità dei monasteri. Leonard J. Monk, con la precisione chirurgica di un chirurgo ubriaco e la ferocia di un cane randagio, ci scaraventa nel cuore putrescente di Ulaanbaatar. Qui, nel Distretto 3, l’aria non si respira: si mastica, densa di carbone, gas di scarico e disperazione.
UB Underground, edito nel 2014 da Koi Press, non è un romanzo per stomaci delicati. È un’opera pulp nel senso più puro e viscerale del termine: sporca, veloce, priva di quella morale consolatoria che spesso ammorba la narrativa contemporanea. È un urlo soffocato che proviene dalle tubature del riscaldamento centralizzato, dove un’umanità dimenticata striscia per non morire congelata.
Al centro di questo immondezzaio edilizio c’è Nergui. Non è un eroe, non è un ribelle; è, per sua stessa ammissione, un perdigiorno. Un uomo che vive di espedienti, schiacciato tra un padre che ancora sogna il ritorno dei miti sovietici e il peso dei debiti contratti con Gestapo, l’usuraio locale.
Il destino di Nergui si compie quando la fortuna finisce. La punizione per i suoi sgarri è fisica, brutale e definitiva: la mutilazione. Ma la vera discesa agli inferi inizia dopo. Cacciato dalla luce (se così si può chiamare il grigio perenne della superficie), Nergui è costretto a rifugiarsi nel sottosuolo. Qui, tra fumi tossici e liquami, scopre l’esistenza dei Randagi, un popolo di ombre che vive nelle viscere della metropoli.
La scrittura di Monk evoca i fantasmi di Irvine Welsh e la crudezza noir di David Peace, ma con un sapore asiatico del tutto peculiare. La sua Ulaanbaatar è una "città fecale", un ammasso di cemento sovietico che cade a pezzi sotto il peso di un consumismo sfrenato e caotico.
UB puzza così, di decomposizione, sconfitta e carbone.
Il punto di forza del romanzo è proprio questa capacità di rendere il fetore quasi tangibile. Sentiamo l’odore di Kuzhuk, l’uomo-merda; vediamo gli scarafaggi calpestati dai tacchi dei ballerini in feste sotterranee allucinate; percepiamo il brivido dell’astinenza di Zandraa. È una danza macabra dove il riscatto non è un premio, ma una lotta sanguinosa per ritrovare un briciolo di umanità e l’amore perduto di Saran.
Questo libro è un pugno nello stomaco necessario per diversi motivi: denuncia la condizione reale di migliaia di persone che, nella vera Ulaanbaatar, vivono realmente nei cunicoli sotterranei per sfuggire ai -40°C dell’inverno mongolo. La narrazione di Monk è priva di grassi. Ogni frase è affilata, ogni capitolo un colpo di scena che trascina il lettore sempre più a fondo; è un noir che sconfina nel distopico, pur essendo tragicamente ancorato al presente. La città stessa è un personaggio: un mostro che inghiotte i suoi figli e sputa fuori solo ossa e polvere.
UB Underground è un viaggio senza ritorno in una realtà che preferiremmo non vedere. È un romanzo che vi lascerà addosso l’odore del fumo di carbone e il sapore della vodka al metanolo, ma che vi costringerà a guardare negli occhi quei "disperati del sottosuolo" che imparano a sopravvivere, nonostante tutto, all’ombra di Gengis Khan.
UB Underground
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