Considerare la distinzione tra tempi verbali di sfondo e di primo piano può essere molto utile per comprendere come possiamo trasmettere il significato profondo di una narrazione mediante la scrittura.
I verbi presenti in un testo, infatti, possono avere funzioni diverse e sono spesso rivelativi delle intenzioni narrative di chi scrive; esprimono, in altri termini, l’atteggiamento che uno scrittore assume nei confronti della sua storia, dei suoi personaggi, della materia narrata.
Per questo la distinzione tra tempi verbali di sfondo e di primo piano può considerarsi un utile strumento di lavoro per gli scrittori che, proprio come dei registi, possono consapevolmente usare i tempi verbali per focalizzare l’attenzione del lettore su elementi diversi della narrazione, lumeggiare un personaggio o un’azione, piuttosto che un ambiente o un luogo naturale.
Più precisamente, tenendo presente le considerazioni svolte dal linguista tedesco Harald Weinrich nella sua opera più celebre, Tempus. Le funzioni dei tempi nel testo (1964), possiamo affermare che, tra le varie funzioni testuali svolte dal sistema dei tempi verbali in un testo, oltre a quella commentativa o narrativa, troviamo il rilievo narrativo. Dare rilievo a una narrazione significa articolarla in due diversi piani, appunto, il piano di sfondo e il primo piano. Attribuire una scena narrata o anche uno specifico passaggio di un testo narrativo a un piano, piuttosto che all’altro, è una scelta che dipende, come vedremo, in parte dagli obiettivi comunicativi che il narratore si pone e, in parte, dalla specifica poetica dominante in un periodo storico, o nella quale l’autore si riconosce.
Scopriamo, però, prima di tutto quali sono i tempi verbali di sfondo e di primo piano e come si utilizzano.
Tempi verbali di sfondo e di primo piano: quali sono
Anche a fini didattici, può essere utile schematizzare la distinzione tra tempi verbali di sfondo e di primo piano mediante la seguente tabella, tenendo presente che tutti i tempi verbali richiamati appartengono tutti al modo indicativo:
| Tempi verbali di sfondo | Tempi verbali di primo piano |
|---|---|
| Imperfetto | Passato remoto |
| Trapassato prossimo | Trapassato remoto |
Tempi verbali: la differenza tra sfondo e primo piano
È opportuno, innanzitutto, chiarire la differenza tra sfondo e primo piano, per poi cercare di comprendere come possiamo usare, nel modo più efficace, i tempi verbali distinti sopra.
Sempre con riferimento alle teorie formulate da Weinrich è opportuno osservare che è soprattutto l’imperfetto a svolgere la funzione di tempo di sfondo, mentre è soprattutto il passato remoto ad essere un tempo verbale di primo piano. Quest’ultimo, poi, è tendenzialmente:
“ciò per cui una storia si racconta”, il “fatto inaudito”.
Il piano, dunque, è una metafora cinematografica che serve a indicare elementi contenutistici di un testo non sempre chiaramente classificabili e riconoscibili. Più precisamente, il piano (primo o di sfondo che sia) e il rilievo narrativo indicano il modo in cui si realizza l’intreccio, mediante e nella lingua. La funzione del rilievo narrativo, che si concretizza mediante la scelta dei tempi verbali, mostra linguisticamente il susseguirsi dei motivi principali e secondari della narrazione.
Anche se nella scelta del tempo verbale c’è sempre un certo grado di libertà, dal momento che si tratta di una scelta molto influenzata dallo stile narrativo, dalla poetica del singolo autore e dalla temperie culturale, o letteraria, in cui l’autore opera, è possibile, ad esempio, affermare che:
- le sequenze dove ritroviamo il passato remoto, tempo di primo piano per eccellenza, sono quelle che restituiscono, al livello linguistico e discorsivo, gli snodi dell’intreccio, gli eventi e le azioni;
- le sequenze che, invece, utilizzano l’imperfetto, il principale tempo di sfondo, mostrano a livello linguistico le parti più descrittive della narrazione, o quelle che provvedono a un’organizzazione complessiva di essa o, ancora, che hanno funzione di raccordo e di connessione logica;
Come anticipato, la preferenza per un rilievo narrativo piuttosto che per l’altro (quindi la preferenza per i tempi di sfondo piuttosto che per i tempi di primo piano) è una questione che ha a che fare anche con lo stile di un autore ed è, quindi, connessa anche alle scelte di poetica dominanti nel periodo in cui scrive un autore. A tal proposito, ad esempio, Weinrich osserva che la prevalenza di tempi di sfondo rilevabile nella narrativa naturalista è motivata dall’importanza che i naturalisti assegnano alle descrizioni d’ambiente e al contesto storico e sociale all’interno dei quali i protagonisti vivono le loro vicende.
Tempi verbali di sfondo e di primo piano: esempi e come si usano
Restiamo, allora, sulla narrativa naturalista e consideriamo, a mo’ di esempio, Teresa Raquin, un celebre romanzo di Emile Zola, da cui è tratto il breve passo che segue, suddiviso in tre spezzoni per facilitarne il commento:
Lui [Laurent] voleva disfarsi di Camillo solo per sposare Teresa e voleva godersi il sole liberamente, dopo l’omicidio, come l’assassino di quel carrettiere di cui aveva parlato il vecchio Michaud.
In questo primo periodo l’autore esprime le intenzioni del protagonista, usa quindi soli tempi di sfondo per chiarire le cause che, poi, motiveranno le azioni successive.
Andò sulla riva del fiume, si fermò a guardar scorrere l’acqua: aveva un’aria idiota. Poi, d’improvviso, tornò dentro la macchia: finalmente aveva concepito un piano, aveva studiato un delitto di sua piena soddisfazione, che non comportava alcun rischio. Andò a svegliare l’amico facendogli il solletico sul naso con un filo d’erba. Camillo starnutò, si alzò, si divertì allo scherzo: voleva bene a Lorenzo per quelle improvvisate che lo mettevano di buonumore.
Qui assistiamo a una sapiente alternanza di passato remoto (tempo di primo piano) e imperfetto o trapassato prossimo (tempi di sfondo): il primo esprime le azioni, i secondi le impressioni, i pensieri, le congetture riguardo alle possibili conseguenze delle azioni, i sentimenti provati dai personaggi.
Diede uno scrollone a Teresa che teneva ancora chiusi gli occhi e, quando sua moglie finalmente si alzò dopo aver scosso la gonna sgualcita e sporca di foglie, i tre amici lasciarono la radura spezzando i rami che li impedivano nel cammino.
In questo terzo periodo del brano troviamo, invece, una quasi totale prevalenza del passato remoto (tempo di primo piano) dal momento che sono descritte, nella maggior parte dei casi, le sole azioni dei personaggi.
Per quanto riguarda l’utilizzo dei tempi di sfondo e di primo piano, anche dal punto di vista didattico, è opportuno osservare che una storia deve essere adeguatamente pianificata: prima di chiedersi quale tempo verbale è meglio utilizzare, sarebbe utile individuare, quasi fosse un semplice esercizio che anche uno studente potrebbe svolgere, quelli che sono:
- gli elementi di primo piano della storia (quelli che Weinrich chiama «ciò per cui si racconta»);
- gli elementi di sfondo della storia (quelli che Weinrich considera «ciò che facilita l’orientamento nel mondo narrato»);
Ciò aiuterebbe a distinguere gli elementi narrativi in gioco e a pianificare coerentemente la narrazione: se si desse la giusta rilevanza a quest’attività preliminare si ridurrebbero le incertezze relative alla scelta dei tempi verbali che, piuttosto, risulterebbe consequenziale.
Infine, occorre sempre ricordare che la distribuzione di tempi di sfondo e tempi di primo piano nel testo dipende sempre anche dalle scelte del narratore: è lui che decide, proprio come il regista, quale e quanto rilievo dare ai singoli elementi che trovano posto.
Nonostante questo, però, possiamo notare che generalmente, pur non essendo uno schema rigido né un’indicazione prescittiva:
- nell’incipit di una storia è spesso presente una introduzione dove compaiono dei tempi di sfondo;
- nella parte centrale di un testo i tempi di primo piano si intrecciano con i tempi di sfondo (proprio come avviene nel brano citato sopra) dal momento che l’azione è sempre commista a descrizioni e parti, a vario titolo, secondarie;
- nella conclusione o explicit, la parte in cui la vicenda narrata si scioglie e si chiude, ritroviamo di nuovo i tempi verbali di sfondo che, meglio di quelli di primo piano, riescono a restituire il senso complessivo della vicenda.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Tempi verbali di sfondo e di primo piano: quali sono e come si utilizzano
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