- Autore: Vincenzo De Lucia
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Mimesis
- Anno di pubblicazione: 2025
Oltre due milioni di donne tedesche stuprate negli ultimi mesi della Seconda Guerra mondiale, 900mila di ogni età nella sola Berlino raggiunta dall’Armata Rossa. Alla drammatica conta concorsero anche militari americani e nel sud della Germania si distinsero gli ineffabili goumiers maghrebini dell’esercito gaullista, già violentatori seriali in Ciociaria, nel senese e sull’isola d’Elba. Impossibile contestare e colpevole ignorare il dato riportato e analizzato da Vincenzo De Lucia nel saggio storico Storie di donne. Stupri in tempi di guerra caduti nell’oblio, a cura di Annamaria Rufino, pubblicato da Mimesis Edizioni di Sesto San Giovanni (MI), nella collana “Filosofie” (gennaio 2025, 126 pagine).
Da sempre, in ogni conflitto, le donne sono state in balia dei vincitori, mai però l’olocausto sessuale di genere ha conosciuto la sistematicità e la capillarità registrate tra la fine del 1944 e l’estate 1945 nei territori occupati dai Russi, dagli Americani e dai Francesi (meno in quelli controllati dai Britannici). Lo denuncia il docente di lingua e letteratura germanica nei licei a Benevento, ricercatore di problematiche interculturali, attento alla presenza femminile nella storia.
Eppure del “dalli alle vinte” non si trova traccia nelle cronache ufficiali e nei libri, fa presente la curatrice, docente di sociologia giuridica della devianza e del cambiamento sociale nell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”. La storiografia ha preferito tacere, ha glissato sulla ricostruzione di quegli eventi drammatici. Secondo la prof.ssa Rufino, si è temuto di sporcare l’immagine edulcorata dei liberatori dell’Europa dal nazifascismo, eroi della democrazia (tra cui però milioni di combattenti di un esercito comunista). In più, quei fatti avrebbero portato a individuare in quei “maschi in divisa” altri “disinvolti artefici” di atti barbarici non diversi da quelli contro cui combattevano. E questo a prescindere dalla nazionalità dello stupratore.
Con dettaglio di dati, dinamiche e luoghi, De Lucia illumina un angolo della storia lasciato volutamente al buio e riporta alla luce “un dramma nascosto e dimenticato” della Seconda Guerra mondiale: la violenza perpetrata sul corpo delle donne, gli stupri implacabili ad opera di componenti degli eserciti di liberazione, “azioni barbare da cui nessuno si è dissociato esplicitamente”.
La donna come bottino di guerra, il vincitore saccheggiatore e il vinto privo di diritti sono ruoli che si ripetono in tutte le guerre. I soldati umiliano e violentano, è un effetto collaterale che si dà per scontato in ogni conflitto, rileva l’insegnante beneventano. Tuttavia, anche senza dimenticare gli stupri di massa operati dai Giapponesi a Nanchino nel 1937, quelli etnici della guerra civile nella ex-Jugoslavia e i più di 40 stati in cui secondo Amnesty International avvengono barbare violenze e violazioni dei diritti umani nei confronti delle donne, mai in un solo paese si è abusato di tante come durante l’avanzata dell’Armata Rossa sul suolo tedesco e nell’occupazione della Germania Occidentale da parte delle forze statunitensi, francesi e (meno) britanniche.
Non ha eguali nella storia europea la violenza di massa contro le donne scatenata in Germania in un lasso relativamente breve negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale e subito dopo la capitolazione del Terzo Reich.
I soldati delle potenze vincitrici irrompevano negli appartamenti, afferravano le vittime - minacciando gli uomini ove presenti -, le violentavano anche davanti ai figli e saccheggiavano tutto quello che c’era da razziare. Gli stupri, commessi il più delle volte in gruppo, venivano tollerati o coperti dai superiori. La propaganda di guerra favoriva l’immagine della donna tedesca da violare “come trofeo”. Peraltro, la stragrande maggioranza degli stupratori non subì conseguenze, dovendo rispondere unicamente alla propria giustizia militare.
Va considerato che in grandissima parte le vittime tacquero, preferirono non denunciare. Da qui la difficoltà insormontabile per gli storici di quantificare il numero delle violenze: pochissimi i casi trattati negli ospedali e rarissimi i decessi certificati o registrati in conseguenza di violenze sessuali subite. Non mancò poi una violenza accessoria: non venne riconosciuto alcun sostegno finanziario alle donne abusate, nemmeno risarcimenti per i danni fisici, psichici e morali. Prevaleva nelle autorità il sospetto di truffe e di domande avanzate per mero opportunismo. Molti funzionari sospettavano d’avere davanti delle Ami-Liebchen, partner volontarie dei soldati americani o Rassenhuren, donne facili “razziali” che si erano concesse ai soldati americani oppure non si erano ribellate alle violenze dei sovietici. Bisognava perciò necessariamente riuscire a dimostrare in modo credibile d’avere subito uno stupro. Non bastava la propria parola o la venuta al mondo di un figlio, equiparato ai nati da rapporti extraconiugali. Veniva ritenuta credibile soltanto chi riusciva a fornire prove verificabili e chi nei colloqui era capace di dettagliare gli eventi, senza contraddirsi.
Non si potrebbe commentare il saggio di De Lucia meglio di quanto abbia fatto la giornalista Luisa Del Prete nella postfazione: mentre liberavano l’Europa dalla barbarie nazifascista, gli uomini ne commettevano un’altra, altrettanto grave, ma lasciata “purtroppo” nell’ombra per decenni. Lamenta che tuttora la cronaca nera continua a minimizzare femminicidi, stupri, molestie e a trasformare la vittima in provocatrice, senza considerare che significa ferire ulteriormente la donna, privarla di qualsiasi dignità. Perciò questo lavoro è fondamentale per far comprendere che la narrazione va cambiata. Osservare, ragionare, riflettere per riconoscere alle vittime il ruolo di vittime e dare finalmente voce alla verità: il libro aiuta proprio a fare questo. Anche
a guardare al passato con occhi consapevoli e critici. Per non commettere più gli stessi errori nel presente, ma soprattutto per non dimenticare.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Storie di donne. Stupri in tempi di guerra caduti nell’oblio
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