- Autore: Sophia Mavroudis
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: E/O
- Anno di pubblicazione: 2026
Un romanzo di Sophia Mavroudis che comincia come un film d’azione, di spionaggio e continua con una lezione, un po’ amara, sull’economia della Grecia di oggi. Di ieri l’altro per la verità, visto che ci porta negli anni pre-covid, alla vigilia della pandemia mondiale che ha segnato un “prima” e un “dopo” nella storia del pianeta. Ma la scrittura dell’autrice greca resta efficace, leggibile, avvolgente e travolgente. Nella traduzione di Giovanni Zucca, Stavros contro Golia (aprile 2026, collana “Dal mondo”, 240 pagine) è il secondo con il commissario Nikopolidis. Segue Stavros (E/O, 2022) e precede un terzo titolo della serie, ancora da importare in Italia.
Da divoratrice di romanzi gialli in età giovanile, è diventata una scrittrice di polizieschi d’interesse internazionale. Se vogliamo, un giallo sono anche le sue radici familiari: le fonti italiane la danno nata a Casablanca da padre greco e madre francese, invece quelle d’oltralpe da padre francese e madre greca; ad ogni modo è cresciuta in Grecia, paese che continua ad amare e la cui lingua considera la propria. Dalla biografia in appendice apprendiamo che Sophia si riconosce una doppia cultura e una doppia sensibilità. Approfondendo online, scopriamo che Mavroudis attribuisce il melting alle forti personalità dei genitori, ognuno deciso a trasmetterle la propria lingua e cultura integralmente, “senza compromessi”, pur conoscendole e rispettandole reciprocamente. Laureata in scienze politiche con specializzazione in relazioni internazionali e conflitti europei, è stata insegnante, ricercatrice e consulente. Dal primo romanzo, apparso in Francia nel 2018, continua il progetto seriale delle inchieste del commissario ateniese Stavros Nikopolidis. Il genere poliziesco e il noir sono la traccia per raccontare la Grecia, in trasformazione dopo la crisi economica del 2008.
Nei romanzi di Sophie, la gravissima crisi greca del primo ventennio del Duemila, gestita spietatamente dall’Unione Europea, è decisamente protagonista, accanto al poliziotto, alla sua squadra e alla città di Atene. Nelle pagine si ricorda che nel 2008, con l’economia ellenica sull’orlo del precipizio, la Repubblica federale tedesca rifiutò di azzerare il debito, non ricambiando la generosità della Grecia nel secondo dopoguerra, che non aveva preteso il totale versamento dei debiti di guerra dalla Germania sconfitta, responsabile del conflitto e della pesante occupazione nazista. La stessa famiglia dell’autrice è stata investita dal default, come la grandissima parte dei greci (chi non ha esportato i capitali all’estero e delocalizzato le imprese): fallimenti, licenziamenti, tagli a stipendi e pensioni, un futuro incerto. Basta però con la visione deteriore degli elleni indolenti, svogliati, poco onesti. È una reazione comprensibile per noi italiani, che subiamo il cliché pizza, pasta, mandolino, per quanto meno sferzante.
Nikolaidis riflette spesso sulla storia del suo Paese, ora decadente. Rivendica costantemente l’orgoglio nazionale sopito e la dignità tradita da Bruxelles. È curiosa, ma significativa, un’altra ripetuta rivendicazione, delle origini anatoliche degli Ioni, i remoti greci preomerici. La nonna di Stavros è originaria dell’Asia Minore.
Nikopolidis sembra vagamente un pirata senza età: cinquant’anni ben portati, ottantacinque chili per un metro e ottantasette, un carattere spigoloso, temperamento rude. Tende a stare da solo, diciamo che sa farsi buona compagnia, ma si scopre anche un’altra faccia della medaglia, ben nascosta sotto la scorza da macho: una grande sensibilità e capacità di valutare la natura umana. Da poliziotto, vanta ottime qualità investigative, è leale, ma non sopporta le pastoie, la burocrazia, tende a scalciare contro i superiori. Vive nel costante ricordo della moglie Elena, scomparsa, per colpa di un criminale del passato e soffre un rapporto difficile con il figlio tredicenne Yannis.
Lo troviamo a bordo di unità navali agili, in un’operazione della Marina e Guardia Costiera greche, che per ordini superiori devono coordinarsi con i mal tollerati dirimpettai turchi, in un’operazione antiterrorismo e anti immigrazione clandestina. È il 2 gennaio 2019, nel Dodecaneso, davanti all’isolotto egeo che per Atene è Imia, ma Kardak per Instanbul, a dimostrazione dell’inconciliabilità storica ostentata dai due Stati sul Mediterraneo orientale. Stavros deve rispondere agli ordini del dirigente Livanos, in una settimana festiva per i cristiani e gli ortodossi. La sua squadra lo ha seguito volontariamente. Dora, ex operatrice delle forze speciali, è nel gruppo da due anni, ma di certo è la numero due. Capelli neri corti, occhi verdi, bella, è assolutamente indomabile e letale con le lame. Ha pure salvato la vita a Nikopolidis, che la adora. Non si può dire lo stesso di Glykss, massiccio e muscoloso xenofobo vicino al movimento di estrema destra Alba Dorata. Stavros avrebbe già allontanato un fanatico anti-immigrazionista, ma le capacità operative sono da poliziotto senza uguali e poi ha fatto l’angelo custode di Yannis, c’è un debito di riconoscenza.
Zervenis è silenzioso come sempre, uomo nell’ombra, rivelato solo dall’immancabile filo di fumo che smaschera il suo tabagismo, sebbene riesca a non farsi tradire nei pedinamenti, di cui è maestro. A distanza, collegato solo in fonia, un ex hacker passato dall’altra parte della barricata, il geniale informatico Eugénios, guida il drone dall’ufficio di Atene.
Obbligati, loro malgrado, a collaborare con un’ampia flottiglia turca, comandata da Cengiz, vecchia conoscenza di Dora, sono impegnati ad arrestare un terrorista nascosto tra i migranti, di cui devono rispondere alle autorità europee. L’operazione si rivela del tutto fallimentare, altrimenti come dare avvio a una trama tanto intensa?
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Stavros contro Golia
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