È stato presentato il numero doppio della rivista “Studi Storici Siciliani”, trimestrale di Storia della Sicilia moderna e contemporanea titolato: Sicily in transition 1943-1947.
Gli interventi della presentazione
Dopo l’introduzione di Calogero Difrancesco, condirettore della Rivista, sono seguiti gli interventi di Matteo Di Figlia, docente dell’Università di Palermo, e Giovanna Canciullo, docente dell’Università di Catania. Dal Trinity College di Hartford che conserva le carte dell’ufficiale dell’OSS Max Corvo sul governo alleato in Sicilia, un intervento in diretta del figlio Bill Corvo e in ultimo le conclusioni di Marcello Saija, condirettore della Rivista.
La prestigiosa sede della Biblioteca Regionale della Regione Siciliana è stata nei giorni scorsi la location di un incontro che ha visto partecipe un nutrito pubblico per una pubblicazione di indubbio interesse per la ricchezza dei contenuti. Si tratta di un numero la cui materia trattata ha suscitato un vivace dibattito, un numero doppio che è di fatto la prosecuzione del numero riferito agli anni Trenta della stessa Rivista, già uscito nel 2023, che trattava del Fascismo in quel particolare periodo storico.
29 autori raccontano lo sbarco in Sicilia e gli anni successivi
Sugli avvenimenti precedenti e successivi allo sbarco del 1943 delle truppe alleate in Sicilia che mise in crisi il regime fascista, vi è una nutrita letteratura, che si è in parte staccata dalla ricerca storica reale. Sono stati fatti trionfare maggiormente gli aspetti politici dell’evento e l’interpretazione dei fatti storici è stata vista attraverso un velo che ha oscurato l’obbiettività; hanno prevalso i luoghi comuni che molto spesso hanno dato l’interpretazione di un periodo che non corrispondeva realmente a ciò che era effettivamente accaduto.
In questo numero vi è stata la collaborazione di 29 autori, di cui la maggior parte docenti universitari ma anche studiosi e appassionati di Storia non accademici, che hanno realizzato delle ricerche, utilizzando fonti archivistiche inesplorate fino ad adesso.
Su Caltanissetta, c’è un articolo di Gero Difrancesco che segue l’analisi storica fatta dal prof. Saija, con un riscontro nuovo su quello che è avvenuto nel periodo post bellico in Sicilia. Andando nello specifico degli avvenimenti, si è avuto senz’altro come interprete di questo particolare momento storico e altresì come elemento di stabilizzazione della nuova realtà amministrativa e politica un’entità che aveva un suo peso nella società siciliana, quale la Chiesa Cattolica. Si svilupparono elementi in contrapposizione all’interno della Sicilia, in modo quasi autonomo, come il movimento “Non si parte” che si colloca in questo contesto.
Il tema della “Transizione” è stato affrontato finora in termini distaccati rispetto a una visione che era peraltro ideologica. Si è riscontrato che spesso come sindaco rimane il precedente podestà fascista che viene così come riconfermato nella funzione, e la stragrande maggioranza dei sindaci sono ex fascisti.
La Chiesa ha un ruolo specifico in questi momenti particolari e Caltanissetta diviene quasi un paradigma di questo nuovo assetto del Territorio; la Procura propone la ricostituzione della Cassazione proprio in quella città contro ogni criterio centralistico o di indipendentismo. Il primo incontro di tutti vescovi della Sicilia viene fatto anch’esso a Caltanissetta e, nel dicembre del 1943, Charles Poletti convoca tutti i prefetti a Caltanissetta. Ma a Caltanissetta era presente e operante anche la Mafia e di questo territorio faceva parte quel territorio denominato Valle del Platani, con Mussomeli, Villalba e personaggi quali Genco Russo. In una dinamica e logica di documentazione, analisi, interpretazione di quelle che sono state anche le testimonianze bibliografiche, emerge fuori una Sicilia differente rispetto a quella che ci hanno rappresentato fino a ora. Ma di questo occorre cercare di conoscere le ragioni in tutti i saggi degli autori che hanno contribuito in questo numero doppio, con corrette e aggiornate analisi di tutti gli avvenimenti di questo periodo storico. Rimettere al posto la Storia in questo momento risulta un’opera importante e di prospettiva.
Il falso mito della Mafia durante lo sbarco in Sicilia
Trattando ancora del ruolo della Mafia nello sbarco alleato, è questo un tema dominante nel dibattito storico e nella vulgata che vuole che gli “americani” siano sbarcati in Sicilia dopo essersi accordati con la Mafia. Una falsità originata dal fatto che Michele Pantaleone in un libro aveva parlato di Lucky Luciano e del ruolo da lui svolto. La qual cosa è smentita da Bill Corvo, intervistato in diretta durante la presentazione, che possiede dei documenti che concordano con la tesi dello pseudo complotto della Mafia. Bill Corvo ha conservato l’archivio di suo padre Max Corvo, già ufficiale dell’OSS (poi CIA) che ebbe un ruolo di primissimo piano nello sbarco e nella gestione del governo della Sicilia. Dalla documentazione emerge che si ritenne che avere questi contatti con la Mafia rovinava la reputazione di un paese democratico quale gli USA che stava per occupare la Sicilia.
Un numero ricco e con tanti argomenti, e il tema del “complotto” è peraltro presente anche in una recensione al libro di Salvatore Lupo. Ma chi fa storiografia con cognizione di causa e metodo scientifico non può non essere convinto della falsità di un mito. Il mito non serve a nulla allo storico ma nel dibattito pubblico; è però una battaglia persa e tutti gli sforzi e i tentativi di sradicare questa interpretazione sono inutili e quasi controproducenti, come se alimentassero il fuoco. Il mito riesce sempre a prevalere per la sua risonanza, ma basta poco a smontarlo quantomeno per la ragionevolezza. Al mito non ci si deve arrendere, in quanto è presente un feticcio, un falso mito di una Mafia superpotente che incide sulla Storia.
Altre tematiche contenute nel volume
Sicily in transition 1943-1947è un volume di vero interesse in quanto focalizzato sulla Sicilia, dove si ragiona non su grandi personaggi ma su scale più o meno piccole e su provincie come Caltanissetta. Un volume che si segnala per la capacità di tenere insieme questi anni di passaggio con quelli precedenti.
Le truppe alleate al momento dello sbarco furono viste dalla popolazione come liberatori ma anche come nemici e carnefici per alcuni episodi di stragi e stupri, per come emerge da ultimi studi recenti compiuti per anni ma non emersi e non raccontati per riservo e vergogna.
Molti saggi contenuti nel libro trattano tematiche importanti come il Separatismo in cui affluiscono personaggi diversi anche per estrazione sociale. Tra questi si ricorda il conte Lucio Tasca che scrive Elogio del latifondo siciliano, che difende la grande proprietà agraria in previsione di riforme che ne avrebbero limitato l’estensione. E ancora Andrea Finocchiaro Aprile che ricorda il vecchio modello aristocratico per cui un modello di modernizzazione della terra poteva essere attuato solo da chi possedeva capitali, escludendo pertanto da questo processo i contadini. Con le lotte dei contadini e le occupazioni delle terre e i sindacalisti scesi a fianco dei contadini si ebbe un mix aggrovigliato tra rivendicazioni, necessità di modernizzazione e repressioni non solo di una Mafia agricola, ma che ora si occupa di edilizia, affari e contrabbando.
Non è una Storia minima ma una Storia dell’Italia repubblicana in cui coesiste anche molto tempo dopo, il vecchio mondo dei notabili fascisti e il nuovo con l’emersione dei partiti di massa. La riforma agraria doveva venire alla luce negli anni Quaranta, ma attuata dieci anni dopo aveva perso il suo originario intento. Ed è da allora che le forze dirigenti della Sicilia creano un processo clientelare; la Mafia riprende vigore e avviene il “sacco di Palermo.”
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Sicily in transition 1943-1947”: il nuovo numero di “Studi Storici Siciliani” racconta lo sbarco degli Alleati sull’isola
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