Una voce. Una donna. Una storia che non finisce mai di insegnare.
Così ha preso il via Pordenonelegge 2025, mercoledì 17 settembre alle ore ore 18.30: con Shirin Ebadi, avvocata iraniana, Premio Nobel per la Pace 2003, che ha presentato Finché non saremo liberi. Iran, la mia lotta per i diritti umani (Bompiani, 2016, trad. di Alberto Cristofori) in dialogo con Elena Testi al Teatro Verdi.
Shirin Ebadi e il suo “Finché non saremo liberi”
Shirin Ebadi è nata a Hamadan e cresciuta a Teheran, ed è stata la prima donna giudice in Iran, poi relegata a mansioni amministrative dopo la rivoluzione del 1979. Perché le donne "non erano più ritenute idonee a giudicare". Una frase che suona come uno schiaffo alla storia, ma che diventa il punto di partenza per una resistenza lunga una vita.
Non si arrese. Come non si arrendono mai le donne che sanno di valere. Divenne avvocata, fondò il Centro per la Difesa dei Diritti Umani. Iniziò a occuparsi di "casi scomodi" - definizione che racchiude tutto il peso di un Paese dove la scomodità può costare la vita. Bambini maltrattati, donne vittime di violenza, giornalisti censurati, oppositori scomparsi. Il catalogo dell’orrore quotidiano di un regime che ha fatto della paura la sua arma più affilata.
Finché non saremo liberi. Iran, la mia lotta per i diritti umani è il titolo del libro che presenta a Pordenonelegge; un’autobiografia che non concede nulla alla retorica, tutto alla verità nuda. Dalle pagine emerge un Iran che è "tigre di carta" - espressione che l’autrice usa per smascherare l’apparente invincibilità di un regime che, dietro la facciata, si rivela fragile come un castello di sabbia. Ma anche un Paese dove le donne, nonostante tutto, continuano a guidare i movimenti di protesta. Perché la voce delle donne, quando è soffocata, diventa urlo.
Ebadi racconta la quotidianità della repressione con la precisione di chi l’ha vissuta sulla propria pelle: i controlli ossessivi, i tribunali religiosi, le carceri segrete. Ma anche i piccoli gesti di resistenza, le reti clandestine di solidarietà, i sorrisi nascosti dietro i veli. Perché la libertà, prima di essere una conquista collettiva, è un atto individuale di coraggio. Dal 2009 vive in esilio nel Regno Unito; “non per paura” - lo dice chiaramente - “ma per utilità strategica”.
Penso di essere più utile in un Paese dove posso parlare liberamente, dando voce ai miei connazionali in Iran.
Una scelta lucida, dolorosa, necessaria.
Shirin Ebadi e la lettura come resistenza
Nel suo racconto non manca mai un riferimento ai libri, alla lettura come forma di resistenza. Ricorda con orgoglio come il popolo iraniano ami profondamente i libri, come la letteratura italiana sia tradotta e letta con passione. Lei stessa è lettrice instancabile, e tra i suoi autori del cuore c’è Ignazio Silone - scelta che dice tutto del suo rapporto con la parola scritta come strumento di coscienza critica.
La libertà è fare ciò che si vuole, ma senza temere di danneggiare gli altri.
Questo è il suo messaggio a tutti, universale quasi, e racchiude in sé tutto il peso di una responsabilità mai abbandonata, nemmeno nell’esilio. Il messaggio indirizzato ai giovani, ma che vale per tutti. Una lancia di sfida semplice e imperiosa. “Il futuro è nelle vostre mani” - continua - “Cambiatelo, miglioratelo, fatelo vostro. Perché la libertà non è cosa da poco”. Queste parole si rivelano le sole armi di Shirin Ebadi. Parole che sanno di diritto, di forza, di ostinata difesa per i deboli. Sanno di verità.
Ed è questa anche la sola arma per arginare derive autoritarie e nuovi fondamentalismi che è innegabile ci sono nel nostro tempo complicato e complesso; dove solo la conoscenza dell’altro, il pensiero critico e la solidarietà internazionale possono arginare queste minacce, sottolinea. Un principio che vale per ogni conflitto, dall’Ucraina alla Palestina:
Non può esserci pace senza riconoscenza reciproca. Malgrado tutto, io non ho mai vacillato nella paura - o almeno non l’ho mai dato a vedere. Perché la paura è la forza delle dittature.
Una confessione che è anche una lezione di metodo: non abbiate paura, cercate la libertà anche quando vi viene instillata la paura. E per controllare questa paura per combatterla tre sono le "cose" necessarie.
La letteratura come spazio di libertà.
La parola come strumento di resistenza.
Il libro come atto politico e umano.
Shirin Ebadi ha raccontato la sua storia di donna che ha perso tutto - il lavoro, la casa, la patria - ma non ha mai perso la sua voce. Una voce, la sua, che sa davvero di coraggio e libertà.
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L’Iran e il coraggio di Shirin Ebadi inaugurano Pordenonelegge 2025
Lascia il tuo commento