Un romanzo intenso ed emozionante, tra i più interessanti pubblicati nel corso dell’anno, con l’autentica storia di una ragazza iraniana e il suo lungo e difficile viaggio in mezzo mondo attraversando situazioni di guerre e isole felici, per trovare la sua strada. Seta, figlia dell’Iran (Mursia, 2025) è il romanzo d’esordio di Parnian Kasae (Teheran, 1977), laureata in Ingegneria Biomedica a Teheran e che, dopo un master a Trieste e un dottorato in Fisica a Siena, ha scelto di vivere a San Donà di Piave in provincia di Venezia, dove si dedica alla sua passione per l’arte e la letteratura.
È denso e dolorante, scrive nella presentazione del libro Gian Domenico Mazzocato, il romanzo di Parnian Kasae, iraniana, fatta inquieta e vagabonda dalle vicende del suo Paese. Ingegnera e raffinata artista, vive il dramma di chi è apolide dell’anima. Parnian, in persiano, significa Seta; delicata come la seta, non ha mai festeggiato i suoi compleanni perché figlia di un paese in cui si sono avvicendati orrori, morti, mutilazioni e povertà, e dove ogni giorno si lotta per la sopravvivenza.
Non era facile stare al mondo e trovare un senso a quella vita assurda spesa nell’oppressione, dentro una gabbia ideologica, dove ti dovevi snaturare accettando, obbedendo, eseguendo anche ciò che era contrario ai tuoi principi e ideali.
Nel suo esordio letterario racconta con lucida consapevolezza le verità, le vicissitudini e i propositi che voleva raggiungere dando il meglio di sé.
Una ragazza piena di vitalità, che ha viaggiato nel mondo, studiato in diverse università, conosciuto altre culture e imparato nuove lingue. In Iran e qui in Italia ha studiato giorno e notte fino allo sfinimento, nutrendosi di kebab e alloggiando in ostelli e appartamenti per studenti non confortevoli, spesso tra sguardi di pregiudizio e ostilità. Non un lamento, ma la sua voce interiore, scrive, è diventata una voce narrante.
Cresciuta in una casa frequentata da storici, filosofi e personalità celebri, dove si poteva parlare in francese e in inglese, con il padre professore di Teologia all’Università di Teheran e la madre insegnante di scuola, lei e suo fratello Kami avevano potuto scegliere gli studi più idonei. Il fratello per la letteratura mentre la nostra autrice eccelleva negli studi scientifici. Era nata nel mezzo degli scioperi dovuti al malcontento contro l’inflazione e la corruzione. Gli intellettuali iraniani si opponevano alle oppressioni e alla censura, e suo padre fu uno dei professori universitari a farsi scudo per proteggere i suoi studenti. Lo scià fuggirà dal Paese e Khomeini tornerà in Iran dopo quindici anni di esilio.
La monarchia fu allontanata per la Repubblica islamica e la vita cambiò. La rivoluzione, che doveva portare cambiamenti, vide il divieto di vivere all’occidentale e molto altro. Le minigonne, indossate anche dalla madre, divennero sempre più lunghe, i capelli nascosti dal velo. Reza Pahlavi aveva modernizzato il paese eliminando gli obblighi tradizionali. Dopo la rivoluzione il velo divenne obbligatorio, e per gli uomini il copricapo. Manifestazioni, proteste; la monarchia era caduta ma non era quella la libertà che il popolo sognava. Chi infrangeva le regole era sottoposto a frustate, prigionia, espulsione dal lavoro.
La dolce Parnian, nel raccontarsi, apre la scatola dei ricordi ed ecco la nonna Toola e lo zio Mahmond sempre vestito con una polo Lacoste e scarpe modello ingegnere, senza dimenticare il suo amore per il cinema. Uno dei pochi a possedere un videoregistratore con i film che guardava insieme alla nostra giovane autrice, da Vertigo a A qualcuno piace caldo. I test di ingresso all’Università, lo studio dell’inglese, la patente e le amiche di tutta la vita. La lettura, i libri impilati uno sull’altro, gli autori italiani, francesi; la scrittura che pian piano diventava una ragione di vita.
E poi Trieste: un collega del padre volle che presentasse richiesta all’Istituto internazionale di Fisica. Parnian sognò il padre che le augurava un buon auspicio. Ed eccola in Italia, fino alla conoscenza di Kian, suo marito, giunto molti anni prima in Italia, rappresentante di commercio che viveva in provincia di Venezia. Fu subito amore:
se l’amore è il desiderio della metà perduta di noi stessi, lui non poteva essere altro, era tutto ciò che mancava in me.
Un nuovo dottorato a Siena, le difficoltà di far ricerca in Italia in piena crisi economica, spread, disoccupazione e suicidi, e un ruolo di imprenditrice in Malesia, dove si era intensificato il flusso migratorio degli iraniani che non riuscivano ad andare in Occidente. “Ci ho messo una vita per trovare il mio posto”. La tempra di questa giovane donna non verrà mai meno, neanche negli anni del covid: sempre pronta a rimettersi in gioco. Sentiva la necessità di dare spazio alla sua creatività e, con impegno, sono nate le sue opere d’artista e il suo scritto autobiografico.
La paura è rimanere nella prigione dell’oscurità, mentre la speranza è affrontare il mondo con tutte le sue incertezze e le sue sfide, uscire dal buio per tendere alla salvezza. Osando e rischiando. Buttandosi, a volte con un po’ di follia.
Seta, figlia dell’Iran è il racconto di una vita di lotta, del dolore interiore e fisico dell’autrice, una sofferenza perdurante che non l’ha mai ostacolata nelle sue scelte. Dall’invasione dell’esercito di Saddam Hussein nei territori petroliferi dell’Iran all’uccisione di Mahsa, brutalmente assassinata dalla Polizia Morale, il racconto di Parnian ha un pathos e un coinvolgimento emotivo immensi per la sua storia di radici culturali, oppressioni, silenzi e di realizzazione contro tutto e tutti. Una lettura consigliata!
- Autore: Parnian Kasae
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Mursia
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788842569473
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Seta, figlia dell’Iran
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