Sono recentemente andata a Empoli a un convegno tenuto alla biblioteca "Renato Fucini" e ho riscoperto questo autore minore di fine Ottocento, di cui si ricordano Le veglie di Neri, una serie di bozzetti di gente campagnola della Maremma toscana.
Una considerazione: Fucini non è un grande scrittore, appartiene a quel genere di narrativa italiana rurale in cui le vicende di povera gente sono evocate come se fossero dei quadri di Macchiaioli, corrente in voga all’epoca.
Renato Fucini: vita e opere principali
Renato Fucini nacque a Monterotondo, in Toscana, nel 1843 e morì a Empoli nel 1921. Figlio di grossetani, con un padre medico per vocazione specializzato in febbri malariche, ebbe un percorso scolastico irregolare che culminò con l’iscrizione alla facoltà di Agraria di Pisa senza particolare profitto. Si distinse per le attività goliardiche e per la vena satirica dei suoi Sonetti in vernacolo’, che piacquero a generazioni di toscani tanto da definirlo lo scrittore toscano per eccellenza, ma come lo soprannominò perfidamente Carlo Cassola, "un toscanino" non degno di particolare stima.
Nonostante Fucini sia contemporaneo di Verga, non c’è in lui polemica sociale, ma solo bozzetti, ancor meno di novelle, anche divertenti (o lacrimosi, secondo una certa moda dell’età umbertina), ma privi di una autentica grandezza artistica, paternalistici e reazionari.
Scrisse inoltre una raccolta di prose, Napoli a nudo, che racconta le sue impressioni sulla città che a fine Ottocento aveva grande fama presso gli intellettuali.
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A seguito di ciò, ottenne l’insegnamento di materie letterarie al ginnasio e in seguito divenne ispettore scolastico. Durante questa attività scrisse il suo capolavoro, Le veglie di Neri dal suo anagramma Neri Tanfucio, che lo portò alla gloria letteraria, un’opera che consiste in una serie di racconti di fatterelli di stampo rurale.
Fu amico di Puccini, con cui condivise il temperamento malinconico e a cui dedicò alcune poesie. Lavorò alla Biblioteca Riccardiana di Firenze fino al 1906, anno in cui ottenne la pensione con la quale conseguì una modesta agiatezza trasferendosi nella residenza Dianella presso Empoli. Nel 1916 divenne socio dell’Accademia della Crusca per le sue ricerche di linguistica. Morì nel 1921 a Empoli dove è sepolto.
Recensione del libro
Le veglie di Neri
di Renato Fucini
Come si vede una biografia scarna di uno scrittore destinato a rimanere tra i minori nonostante i tentativi di riabilitarlo, eppure parte di una corrente campagnola che ha avuto esiti molto più positivi nei pittori macchiaioli, con alcuni dei quali Fucini era amico e da cui trasse ispirazione.
Un autore di cui ho voluto parlare per dire che accanto ai grandi autori ne esistono di piccoli che si possono ricordare per far capire come l’Italia sia piena di cultura e di una geografia letteraria che dovrebbe essere messa in luce per comprendere la posizione originalissima della nostra Penisola, in cui la geografia conta più della storia nazionale. Tante regioni, tanti scrittori, tanta ricchezza. E sarebbe interessante capire come questo influisca sul nostro carattere di italiani.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Chi era Renato Fucini: vita e opere dello scrittore toscano
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