Statua di Giuseppe Garibaldi a Genova
Ci sono frasi che una volta pronunciate entrano nella storia al pari delle azioni da cui sono scaturite. È certamente così per Qui si fa l’Italia o si muore!, che l’eroe dei due mondi Giuseppe Garibaldi pronunciò durante la battaglia di Calatafimi, uno degli eventi più drammatici del nostro Risorgimento.
Da allora il motto, che ben sintetizza lo spirito di sacrificio che animava coloro che combattevano per un’Italia finalmente unita dopo secoli di frammentazione e dominazioni straniere, è diventato non solo parte della nostra storia recente, ma anche patrimonio comune della gente.
Di seguito analizziamo il significato dell’espressione garibaldina e vediamo il contesto nel quale essa nacque.
Contesto storico: la battaglia di Calatafimi e la frase di Garibaldi
La battaglia di Calatafimi ha segnato uno dei momenti più drammatici e al tempo stesso eroici del Risorgimento, ovvero del duro e tortuoso percorso che infine ha portato all’unità d’Italia.
Era il 15 Maggio 1860. I Mille coraggiosi combattenti volontari partiti da Salemi al seguito di Garibaldi, mossero per Calatafimi.
Giunti sul posto, si trovarono di fronte l’esercito borbonico guidato dal generale Francesco Landi: sulla collina di Pianto Romano c’erano circa 3000 uomini più e meglio equipaggiati rispetto alle Giubbe Rosse.
Alle 10 del mattino ebbe inizio uno scontro che si sarebbe presto rivelato difficile e sanguinoso.
Ad un certo punto la situazione divenne talmente critica che secondo la Camicia Rossa e scrittore Giuseppe Cesare Abba, rivolto a Nino Bixio che gli consigliava la ritirata, Garibaldi avrebbe esclamato "Bixio, qui si fa l’Italia o si muore!"
Fu un grido di battaglia che risuonò come richiamo alla forza d’animo e alla determinazione di ciascuno dei combattenti, i quali fronteggiarono il nemico con cuore e intrepidezza.
Al tramonto i borbonici batterono in ritirata.
Alle prime luci dell’alba del giorno seguente, 16 Maggio, le Camicie Rosse entrarono a Calatafimi.
In memoria di questo epico scontro, nel 1892 venne inaugurato il Sacrario di Pianto Romano, opera di Ernesto Basile, che custodisce le salme dell’una e dell’altra parte.
"Qui si fa l’Italia o si muore!": significato e valore simbolico della frase
La frase Qui si fa l’Italia o si muore!, divenuta proverbiale, ha ampiamente superato i confini storici e contestuali per divenire patrimonio comune degli italiani.
Essa non è soltanto un’espressione linguistica ma la sintesi del valore e del coraggio che animarono gli uomini che fecero l’unità d’Italia.
Pronunciandola, Garibaldi intendeva convincere i propri soldati di trovarsi lì a combattere per una causa al di sopra di essi e di tutti, ovvero riunificare il Paese dopo secoli di divisioni, e pertanto di non avere altra opzione che la vittoria.
L’idea di fondo per chi fu protagonista di quell’evento che ha assunto connotati leggendari, era che l’unità d’Italia non fosse soltanto un progetto politico ma una superiore missione morale alla quale adempiere con fede, fermezza e audacia.
La morte, in tale scenario, non andava temuta ma vista come il possibile, estremo e temerario sacrificio da compiere in nome dell’ideale supremo della patria.
La forza di Qui si fa l’Italia o si muore! sta nel suo tono assoluto, che non ammette compromessi né tentennamenti, ma chiama ad una scelta precisa di coraggio civile ed identità.
Nel corso dei decenni il motto garibaldino è uscito fuori dall’ambito militare per essere usato in qualsiasi situazione richieda spirito di sacrificio e totale dedizione; la frase viene citata spesso di fronte ad un obiettivo comunitario che per essere realizzato necessita di impegno incondizionato.
Qui si fa l’Italia o si muore! ci ricorda, in fondo, che le grandi conquiste non si ottengono senza sacrificio, impegno e rinunce.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Qui si fa l’Italia o si muore!”: origine della frase e chi l’ha detto
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