- Autore: Goffredo Fofi
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2026
Dei cretini anni Ottanta, “Linea d’ombra” è stato il controcanto più intelligente e di spessore. Una rivista cult, fondata e diretta da Goffredo Fofi, intellettuale cult a sua volta, concentrato sull’introduzione di alternative al consumismo e all’omologazione culturali di massa. Un impegno concentrato, in special modo, sul rapporto fra realtà sociale e rappresentazione artistica: nel milieu affranto da sostenibili leggerezze dell’essere e riflusso generalizzati, non si tratta di un teleologismo da poco, piuttosto di un contraltare contro le mistificazioni del decennio. Ero un lettore assiduo di “Linea d’ombra”, garantisco che i suoi contenuti sono (anche oggi) terreno fertile per riflessioni sociali-politiche-culturali ad ampio raggio: da un lato l’azione militante di contrasto all’idiotismo vigente; dall’altro il superamento del rigore ideologico del decennio precedente.
Muovere da “Linea d’ombra” e dal suo mentore Goffredo Fofi è un imperativo categorico da cui non ho derogato, giacché segnalo la riedizione di Prima il pane. Cinema, teatro, letteratura, fumetto e altro nella cultura italiana tra anni Ottanta e Novanta (Martin Eden 2026), pregiato sommario di saggi brevi e articoli redatti per le pagine della rivista. Una cinquantina di pezzi, emblematici della versatilità pungente di Fofi, annoverabile fra i critici e gli agit-prot culturali meno paludati della pubblicistica italiana.
Gli aspetti che più colpiscono di Prima il pane afferiscono al nitore critico e all’irriverenza dei pezzi che raccoglie; una valutazione del prodotto artistico senza infingimenti o peli sulla lingua, e in senso più lato la restituzione di un microcosmo culturale di cui nulla è sottaciuto.
Andrea De Carlo che parte bene col suo Treno di panna, e poi si ammoscia via via che procede con le pubblicazioni. L’osannato Benigni del Piccolo diavolo - “di inesistente regia e di parrocchiale coglionaggine interrotte solo da due rifacimenti di stranoto ma sempre efficace avanspettacolo". I convincenti esordi narrativi di Aurelio Grimaldi (Mary per sempre) e Gianfranco Bettin (Qualcosa che brucia), o di Silvio Soldini al cinema (L’aria serena dell’Ovest). Promozioni o bocciature motivate senza balbuzie alcuna, mettendoci la faccia come oggi non si usa (quasi) più.
Come scrive (benissimo) Paolo Di Paolo in prefazione al volume:
Colpisce, a rileggerle oggi, non solo la severità del giudizio, ma la costanza di alcune domande: a chi parla davvero la cultura? Quale realtà è ancora capace di raccontare? Esiste un "nuovo" che non sia soltanto variazione superficiale, moda, adattamento? Fofi cerca risposte senza mai accontentarsi di una sola asserzione. Rivendica la sua vocazione minoritaria, la scomodità di quello stare.
E lo stesso Fofi, a introduzione del libro:
Fa comodo a tutti l’esistenza di un giornalismo all’acqua di rose, tutto dentro il Palazzo e tutto dedito alla funzione di propugnatore di consenso generalizzato: s’indigni anche lui, magari, ma che badi bene a non mettere in discussione i cardini su cui ruota lo status quo del Paese più felice del mondo (l’hanno detto gli americani, che se ne intendono). La complicità riguarda tutti, presi tra stato assistenziale, corporazioni e cla, e un capitale privato mai così amato come negli anni Ottanta, almeno nella storia nostra, dalle masse. Perché stupirsi dunque se gli intellettuali si dividono ormai in due categorie - i ‘pubblicitari ‘ del sistema e i ‘mistici’, che al sistema non dannol certo fastidio - che si accavallano e intersecano con le due più tradizionali dei giornalisti e dei professori universitari?
Edito per la prima volta nel 1990, Prima il pane si (im)pone all’attenzione come propedeutico manuale di orientamento nella cultura degli anni Ottanta; fra i nomi di cui fidarsi e quelli invece di cui non dei Novanta che s’avanzavano a loro volta senza gloria. Starnone, Celati, Serra, Benni, Villaggio, Moretti, Lerner, Altan sono alcuni degli interpreti artistici di cui tratta Prima il pane. Un libro che comprova l’intrinsecità delle espressioni culturali e i tempi sociali in cui si esprimono, ragione per cui finanche le stroncature - nel caso di Fofi tante, argute, colte, motivate - finiscono con l’assumere valenza politica e pedagogica.
Due esempi, in conclusione.
Se il cinema dei caldi, e nella seconda metà, plumbei Settanta andò, almeno in Italia, sotto il segno della ’stupidità’ del Politico (stupidità come superficialità, come codismo dai registi maggiori e minori alle più velleitarie ’parole d’ordine’ del tempo) anche nella sua versione di destra (il ’poliziottesco’ in Italia, i vendicatori della notte, i mafiosi, i mercenari, i revanscisti del cinema americano), per quello degli anni Ottanta si può tranquillamente parlare di ’stupidità del Riflusso’.
("Il nostro cinema del decennio", pp. 111-113)
Quando nel marzo dell’83 uscì il primo numero di “Linea d’ombra” - la rivista di letteratura e altro, molto altro, che dirigo - c’era in mente un progetto: quello di ridare un po’ di ossigeno a una letteratura italiana asfittica, ormai compressa tra abituali proposte dominanti: quella della autoconsolazione piccolo-borghese, quella del tardo sperimentalismo. C’erano alcuni outsider cui ci riferivamo [...] c’era la sensazione assai netta che bisognasse ripartire in qualche modo da prima del boom e del ’63; e c’era la convinzione che dal dopo ’68 (col suo rifiuto della letteratura e dell’arte non finalizzate) e dal dopo ’77 (con la sua indiscriminata e puerile rivendicazione di una creatività a portata di mano per tutti) fosse rimasto comunque qualcosa cui rifarsi, un ’sommerso’ umano in grado di produrre ancora qualcosa, non fosse che sulla coscienza dei suoi disastri.
("Dov’è il nuovo tra chi scrive?", pp.27-32)
Prima il pane. Cinema, teatro, letteratura, fumetto e altro nella cultura italiana tra anni Ottanta e Novanta
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Prima il pane. Cinema, teatro, letteratura, fumetto e altro nella cultura italiana tra anni Ottanta e Novanta
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