Narciso ed Eco sono i protagonisti di un mito che mette a nudo un amore puramente egoistico, che non può avere una fine positiva. Scopriamone insieme la notissima storia.
Il mito di Narciso ed Eco
La ninfa per una vendetta divina viene privata della voce, che conserva come ripetizione di quello che dicono gli altri e non come strumento di comunicazione verso il mondo.
Narciso invece è il figlio della colpa di una dea, Liriope, un giovinetto arrivato a quindici anni senza conoscere l’amore, anzi fiero della sua castità e indifferente nei riguardi di maschi e femmine, e perciò condannato ad amare solo se stesso. Ma non è un amore normale amare egoisticamente senza provare empatia verso il prossimo.
Eco si innamora di lui, ma per la sua menomazione non riesce a trasmettere i suoi sentimenti, perché il vero amore richiede il distacco dalla propria persona senza però calpestare la dignità che ognuno deve avere. Ed è questo il fondamento di una relazione in cui nessuno dei due si muove verso l’altro, con l’aggravante che Narciso è un maschio e quantomeno dovrebbe avere un ruolo attivo: la verginità maschile viene considerata da Ovidio una condizione innaturale che fa impazzire chi la conserva oltre una certa età. Questo è il limite di un’epoca o di un modo di pensare. O, in termini più moderni, l’incapacità di pensarsi come futuri procreatori di uomini e quindi legati a un’infanzia infinita ed onnipotente. Questo conduce Narciso alla follia di innamorarsi di se stesso senza però essere consapevole della propria verità.
Non è neppure un vero amore, perché Narciso cerca di afferrare la sua immagine nell’acqua e possederla, ma non è possibile.
Il mito di un amore egoistico e sterile
Per amare veramente bisogna allontanarsi da sé e guardarsi con distacco. Il giovane non è molto diverso dagli adolescenti odierni che interrompono il contatto con il mondo chiudendosi in camera e rinunciando a vivere per prolungare un’età magica come l’infanzia, che in realtà non è mai esistita. Chi rifiuta la vita trova l’inferno.
Narciso muore quando comprende che non può avere quello che desidera, perdendo anche quella bellezza di cui era fiero e per la quale era stato amato allontanando i presunti corteggiatori tranne Eco, che, dice Ovidio, "benché irata e memore del rifiuto" non smette di specchiarsi in lui, ma neppure lei lo salva. Salvarlo avrebbe implicato uscire da se stessa e non limitarsi a ripetere i gesti di colui che vuole salvare; Eco non smette di specchiarsi e quindi non può uscire da questo circolo vizioso. Entrambi due egoisti, entrambi destinati a non conoscersi nella loro intimità.
Eco è l’adolescente femmina apparentemente disinteressata, ma in realtà che ha una propensione all’impotenza infantile mascherata dalla pretesa di cambiare un uomo che non la vuole. Neppure lei si conosce, ma, a differenza di Narciso, ha conosciuto l’amore sessuale nella persona di Zeus e la gelosia in quella di Era (che triangolo edipico, vero?). Troppo giovane per amore e troppo desiderosa di essere adulta, si è bruciata le ali e ci ha rimesso la voce e la comunicazione. La curiositas è stata punita come in Psiche, però nel suo caso il destino è tragico.
Eco continua nel suo lamento per l’eternità senza capire che l’unico modo per diventare adulti è chiudere i conti con la propria infanzia e adolescenza e cercare un amore adulto e fecondo. Il solo che permette di vivere.
Narciso ed Eco testimoniano un ideale amoroso egoistico, quindi sterile e destinato all’infelicità.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Narciso ed Eco: la storia di un amore egoistico destinato all’infelicità
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