Eravamo entrambi dei sognatori, ma era Robert quello che si dava da fare perché le cose si avverassero. […] Aveva piani per sé, e pure per me. Voleva che facessimo dei passi avanti nella nostra arte.
Così si esprime Patti Smith nel suo meraviglioso Just Kids, il celebre libro nel quale ripercorre le tappe iniziali della sua carriera, descrivendo la bohème sgangherata, fantasiosa e irta di difficoltà e rotture vissuta in simbiosi col fotografo Robert Mapplethorpe. A New York, tra la fine degli anni Sessanta e la metà del decennio successivo, la cantante e il fotografo più controverso e conosciuto della sua generazione svilupparono i primi tentativi del loro percorso artistico, fino a un allontanamento che in parte si risanò a pochi mesi dalla morte dell’artista, nel 1989. Una mitica collaborazione artistica e affettiva, e di conseguenza estremamente umana, che spiega l’enorme presenza dell’autrice di Gloria e Because the night in Mapplethorpe. Una vita (Marsilio, 2025, trad. di Elena Cantoni), la biografia scritta dalla giornalista statunitense Patricia Morrisroe.
Partendo da un’intervista del 1983 che segna il loro primo incontro e aprendo il volume coi funerali dell’artista, l’autrice mette su oltre quattrocento dettagliate pagine (testimoniate dall’ampia bibliografia a chiusura del volume) sulla parentesi sregolata ai limiti del fantasmagorico del grande fotografo americano, tentando di cogliere i movimenti, gli scarti e le componenti essenziali nella metamorfosi dell’individuo e dell’artista e tracciando un percorso fra le sue varie “incarnazioni: scolaretto cattolico, cadetto dell’accademia militare, hippie, esploratore sessuale, artista acclamato e celebre vittima dell’AIDS”. Compito ben più che arduo, viste le enormi contraddizioni del protagonista.
Mapplethorpe era ossessionato dalla bellezza maschile, eppure il suo rapporto più duraturo era stato con la rocker Patti Smith. Idolatrava i neri, ma li denigrava con epiteti razziali. Diventò celebre per la franchezza liberatoria delle sue foto sadomaso gay, ma viveva nel terrore che i genitori venissero a sapere che era omosessuale. Era un maestro del bianco e nero, ma in lui di bianco e nero non c’era niente: la sua vita fu tutta ombre e grigi e ambiguità morale, e la sua morte segnò il crepuscolo di un’era.
Effettivamente, tutta la biografia scorre convulsamente fra poli opposti, mescolando con maestria e grande equilibrio la parte pubblica e la parte privata di Mapplethorpe. Dall’infanzia passata in un contesto rigidamente cattolico alle camere di ospedale dove il suo corpo martoriato ricevette i tentativi sperimentali che si rivelarono soltanto trattamenti palliativi, il fotografo più scandaloso d’America seppe insieme attirare addosso alla sua figura e alla sua arte, in contemporanea, le lodi più elogiative e le critiche più feroci, gli affetti più intensi e lo scredito più marcato. E il testo di Patricia Morrisroe, che tutto vuol essere fuorché un’agiografia presentata sottoforma di biografia, non manca mai di sondare gli estremi.
Dall’assoluta povertà dei primi anni in poi, Mapplethorpe ha saputo però dimostrare una rigida continuità nella sua ricerca del bello o perlomeno di un ideale (incarnato nei numerosi individui di entrambi i sessi che seppero fargli da musa), che lo spinse a confondere fino all’ultimo la sua indagine artistica con il suo quotidiano; una missione, la sua, vissuta con una costanza esemplare.
Mapplethorpe traeva ispirazione dalle relazioni sessuali. Voleva portare la pornografia nel regno dell’arte, perciò riteneva non soltanto di dover capire le convenzioni della pornografia stessa, ma anche di continuare a esplorare la propria sessualità.
Questa costanza è la vena centrale che contraddistingue i suoi scatti e li rende riconoscibili a oltre trent’anni dalla sua scomparsa, riscontrabile nei “tre soggetti che lo avrebbero ossessionato per [la] vita: ritratti, fiori e immagini di sesso”. Corpo e sacro, bellezza e morte si amalgamano così nell’incontro fra occhio che osserva, elemento immortalato e macchina fotografica, alla ricerca del nocciolo segreto dei tre; come spiega Scott Facon all’autrice del volume, Mapplethorpe “era davvero affascinato dall’idea di fotografare i desideri delle persone”. Ed è prezioso, estremamente prezioso, poter immergersi nei tentativi e nelle scoperte di un artista costantemente alla ricerca.
Vista la centralità della sua figura nei due decenni in cui seppe dettar legge nel mercato artistico sulle due sponde dell’Atlantico, a colpi di vernissage esplosivi e scandali passati oramai alla storia, Mapplethorpe. Una vita è anche uno strabiliante affresco degli States di quegli anni. Invidie e dissapori dei galleristi, botta e risposta sulle riviste dell’epoca, locali gay, Factory e numerosissime contro factory, musica, Stonewall, Edmund White, Susan Sarandom, Madonna, pubblicità, il Vietnam, l’arrivo dell’AIDS; il chiasso sollevato dalle pagine di Patricia Morrisroe è assordante, vivo e colorato, e fa di questa biografia un nuovo tassello su una delle parentesi più affascinanti della storia contemporanea.
- Autore: Patricia Morrisroe
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Marsilio
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788829793143
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Mapplethorpe. Una vita
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