Ci sono nomi che entrano nella storia e ci restano, altri che, nonostante le azioni compiute, rimangono nel limbo. È un po’ quello che è accaduto a Battista Grassi, medico lombardo che aveva identificato la malaria e pure messo a punto una profilassi da seguire per debellarla, al quale non venne mai riconosciuto il premio Nobel per tale scoperta. A conquistarlo per lo stesso identico argomento il medico britannico Ronald Ross. In Malaria. Il Nobel negato: storia di Battista Grassi, edito da Neri Pozza nel settembre 2025, Paolo Mazzarello ricostruisce in modo dettagliato gli studi, ma anche quello che portò al mancato conferimento del Nobel a Grassi, scomparso un secolo fa, nel 1925.
Sì, perché fu proprio il medico italiano a identificare nella zanzara Anopheles la responsabile del contagio. Grassi era talmente preso dalla sua indagine che descrisse anche lo sviluppo del parassita e il modo in cui la malaria arrivava all’essere umano. Il medico poteva fermarsi lì? No, perché Battista Grassi mise a punto - e fu il primo a farlo - anche una profilassi antimalarica scientificamente provata, suggerendo cosa fare per evitare la sua diffusione, indicando come dovevano essere le case, cosa si poteva mettere alle porte e finestre per ripararsi e tutta una serie di comportamenti utili per evitare il contatto con gli insetti, compresa l’introduzione del chinino che uccideva i parassiti.
Mazzarello, professore ordinario di Storia della Medicina all’Università di Pavia e direttore dei musei scientifici pavesi, ci narra il percorso biografico e di studio di Grassi, dalla nascita a Rovellasca in provincia di Como da Luigi Battista Grassi, funzionario pubblico, e Costanza Mazzucchelli, di origine umili, agli studi alle elementari fino all’università alla facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Pavia, convitto del Collegio Ghislieri. Da questo narrare emerge proprio la passione di Grassi per il mondo animale e in particolare per gli insetti, con attenzione mirata per un caso dove lui viveva e che vedeva l’elevata moria di gatti. Da lì la volontà di capire cosa portasse alla scomparsa dei felini. Grassi studiò in modo accurato i parassiti (vermi) negli animali e nel genere umano, il modo in cui si addentravano e proliferavano nel corpo delle vittime, con le relative conseguenze, tra le quali gravi forme di anemia. Da Pavia, Grassi si trasferì in Sicilia, poi anche in Germania al seguito di importanti zoologi per scovare e studiare quei microscopici esserini che tanti problemi creavano a chi se li ritrovava addosso, fino alla scoperta della malaria e a quello che ne derivò.
A volte, e succede nel corso della Storia, accade che persone facciano studi su materie, temi e argomenti simili, ma che procedano in modo indipendente e autonomo arrivando però a conclusioni affini (basta vedere lo studio sulla riproduzione degli oggetti e esseri viventi in movimento in Europa, America e non solo, che portò poi alla nascita del cinema). Questo è quello che in un certo senso accadde a Grassi, il quale individuò nella zanzara Anopheles la responsabile della trasmissione della malaria, il suo ciclo e come debellarla. A testimoniarlo abbiamo l’immagine della copertina del libro, che è un disegno originale di Grassi sul ciclo della malaria trasmessa dalla Anopheles. Allo stesso tempo però, un altro medico, l’inglese Roland Ross, che era impegnato come medico militare in alcuni paesi tropicali, si trovò dei pazienti affetti da malaria. Questo gli permise di compiere studi con altri medici e di arrivare a risultati simili a quelli di Grassi in Italia.
Mazzarello ricostruisce questa vicenda storica, scientifica e anche umana, creando suspense, attesa e mettendo in evidenza come verso Battista Grassi venne architettata una vera e propria congiura da parte di Ross e anche dal microbiologo tedesco Robert Koch. Il tutto per gettare ombre e dubbi sul medico italiano e sugli studi che aveva compiuto, per creare attorno a lui terra bruciata e per direzionare i meriti, quindi il Nobel per la medicina del 1902, ad altri - Ross - e non a Grassi stesso.
Vero è, come emerge dal libro di Mazzarello, Malaria. Il Nobel negato: storia di Battista Grassi, che il medico lombardo aveva forse sì un carattere forte e che perdeva facilmente le staffe, e probabilmente anche questo incise nel creare un clima di astio nei suoi confronti, ma di certo Battista Grassi (premiato tra l’altro nel 1896 con la Darwin Medal della Royal Society di Londra) non era un imbroglione, anzi era un genio dedito allo studio e al suo lavoro, al quale il destino, e pure la mano dell’uomo, hanno negato i giusti riconoscimenti.
- Autore: Paolo Mazzarello
- Genere: Storie vere
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Neri Pozza
- Anno di pubblicazione: 2025
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Malaria. Il Nobel negato: storia di Battista Grassi
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