- Autore: Gabriele Cantella
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
È da pochi giorni in libreria, pubblicato da iDobloni Edizioni per la collana Enigmi, Mafiaville, il nuovo romanzo di Gabriele Cantella.
Ambientato a Gela negli anni ’80, Mafiaville racconta le dinamiche della criminalità organizzata seguendone personaggi immersi in un sistema dominato da violenza, gerarchie e logiche di potere.
Una storia di sangue, pallottole e morti ammazzati, di terrore e impotenza. La storia di Mafiaville, così il quotidiano francese Le Monde avrebbre scritto di Gela.
Nelle prime pagine l’autore ci consegna la genesi del titolo del suo romanzo, che riprende il clamoroso annuncio che marchiò il dramma di quegli anni a Gela.
Cresciuto lui stesso a Gela, Cantella ha vissuto da bambino quei giorni di guerra infernale fra Stidda e Cosa Nostra, le cosche che volevano accaparrarsi la gestione dello spaccio di droga.
Questa era Gela. Criaturi ammazzati e criaturi che ammazzavano. Ammazzavano e poi festeggiavano.
Per le strade della città nessuno può più essere tranquillo; “a Gela non c’è più un momento per uscire, passeggiare, vivere: a Gela il momento è sempre giusto per morire”, e che tu sia affiliato a Cosa Nostra o alla Stidda, piombo e sangue sono la caratteristica della vita fra quelle vie nelle quali non esisterà più libertà finché non sarà definito il dominio sulla piazza.
Cantella ha vissuto sulla propria pelle questa situazione, ha conosciuto la paura di quei giorni, il rumore degli spari, le grida delle vittime e il colore del sangue, e regala con Mafiaville al lettore i personaggi duri, senza pietà e reali di quel contesto mafioso.
Da un lato c’è Tano U Trunzu, sicario di Cosa Nostra, “cocciuto fino all’esasperazione, determinato oltre ogni confine”: è un giovane capace (“nessuno sparava come lui”) e preciso (non sbaglia un bersaglio, “non spreca caricatori per questioni liquidabili con un’unica pallottola”). Il miglior sicario sulla piazza, “ogni stiddaro in meno sulla terra” è per lui un vanto e una medaglia da appuntarsi al petto. A lui viene affidato quindi l’incarico di “arruolare nuove reclute, armarle ed addestrarle” in vista di una guerra con la Stidda, che ha allargato il proprio raggio d’azione dal gioco d’azzardo al racket delle estorsioni al traffico di droga. Angoscia il lettore leggere come fosse facile in quegli anni raccattare in strada manovalanza a basso costo per far numero, e mandare in guerra ragazzini pronti a vestire i panni dei soldati pur di far soldi.
Dall’altro lato c’è Turi U Mulu, figlio del capo della Stidda, l’avversario da far fuori per aggiudicarsi il potere assoluto in città: “a quindici anni era già uno dei baby killer più spietati ed affidabili”, pronto a far versare altro sangue a Cosa Nostra.
Ambizione, onore, denaro, ma anche il gusto di sfidare la sorte: i protagonisti del romanzo di Cantella sono poco più che ragazzini, e a vent’anni sono già tremendamente avidi, spavaldi, crudeli, e ambiscono ad avere promozioni all’interno di un sistema di delinquenti che premia chi spara per primo. La regola di vita è che il sangue versato si vendica solo facendo scorrere altro sangue: non ci sono sentimenti, né mediazioni che soddisfino tutti, né accordi. “Un esercito di carusazzi lesto a sparare e pronti a morire” e a coprire di sangue le vie della città, perché per strada muore anche chi non c’entra, solo perché si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Cantella utilizza un linguaggio crudo che restituisce realismo nelle tante espressioni in dialetto siciliano; ferisce scoprire i codici amorali di una società disumanizzante in cui dignità ed empatia non hanno alcun valore. L’autore non spettacolarizza quel mondo di violenza, ma con sguardo crudo, diretto e implacabile denuncia il marcio della sua Sicilia, in un noir che rivela le radici culturali e sociali della violenza. Cantella è disturbante perché non maschera – anzi svela il Far West siciliano -, è soffocante perché non indora la pillola, è tagliente e intenso in ogni dialogo fra i suoi personaggi, in un crescendo angosciante che sfocerà nella strage della sala giochi del 27 Novembre 1990.
Tra vendette e “ammazzatine”, la vocazione al male di tutti gli affigliati all’una o all’altra cosca e la loro sete di vendetta non possono però cancellare del tutto il rispetto e la nobiltà d’animo: Gela e i gelesi hanno la possibilità di fermare quel male e riscattare la loro terra ripristinando l’onestà. Gabriele Cantella invita a riflettere su questo eroico coraggio, in un romanzo che è durissimo, crudele, necessario. Dai fatti di cronaca dell’epoca alla crime fiction, con un linguaggio potente l’autore non celebra ma racconta dettagliatamente le dinamiche della criminalità – le gerarchie, le alleanze, le scelte degli uomini.
Gabriele Cantella, classe 1982 – nato a Catania e cresciuto a Gela, da anni trapiantato a Milano – si occupa di giornalismo, principalmente in ambito sportivo, coltivando parallelamente una forte passione per la cronaca nera; Mafiaville è il suo secondo romanzo, che fa seguito a Il sangue di Giuda (Mursia, 2023), pure ambientato in Sicilia.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Mafiaville
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