Immagine condivisa per gentile concessione della pagina Instagram citata nell’articolo
Cristoforo Pasqualigo (1833-1912), uno studioso di tradizioni popolari nativo di Lonigo (località del Vicentino), nella sua vasta opera Raccolta di proverbi veneti, edita a Venezia nel 1857, ha trascritto diversi adagi tipici legati al mese di marzo. Tra questi possiamo citare:
- "Marzo no ga un dì come l’altro", cioè "Marzo non ha un giorno uguale all’altro", poiché è incostante;
- "Marzo marzon, ti me fa morir le piegore e anca ’l molton", "Marzo ’marcione’, mi fai morire le pecore e anche il montone";
- "Marzo suto e april bagnà / Beato ’l contadin che à semenà", "Marzo asciutto e aprile bagnato / Beato il contadino che ha seminato".
Lo scherzo goliardico del 6 marzo
Ai nostri giorni tra gli studenti delle scuole venete, però, è diffuso anche uno scherzo goliardico legato ad una specifica data del mese: il 6 marzo.
La burla consiste nell’avvicinare un compagno e dirgli una frase del tipo: "Ciò ti, seto che uncò xe la to festa?" ("Ehi tu, sai che oggi è la tua festa?"). A questo punto, solitamente, l’interlocutore risponde di non sapere nulla a riguardo e chiede spiegazioni. Al che, il simpatico umorista gli risponde prontamente: "Oggi è il 6 marzo: a te si marso!", ovvero "Oggi è il sei marzo: sei marcio!". In altre zone del Veneto, secondo gli usi della parlata locale si può anche dire: "Ti xe marso".
La battuta si basa su un gioco di parole: in veneto la parola "marso" o "marzo" (la pronuncia varia a seconda dei luoghi) significa infatti sia "marzo" (il nome del mese) che "marcio".
Ricordando questo vecchio scherzone, lo scorso anno la pagina instagram basso_piave_nutriaposting ha creato un meme che riprende il noto schema "Virgin vs. Chad" contrapponendo The Virgin "Nato il 6 marzo" e The Chad "Nato a San Marco" (il 25 aprile), commendando: "Ogni anno, vicini alle vittime del 6 marxo".
È significativo come sulla rete si manifesti puntualmente la riproposizione di motti, barzellette e scherzi in vernacolo, con la dimensione dell’oralità che prosegue negli spazi digitali.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Lo scherzo del 6 marzo che ancora oggi fa impazzire il Veneto
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