Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile è interamente scritto nel napoletano dell’età barocca; per il catalogo dell’editore Bibliotheka, Elio Pecora lo ha riscritto nella lingua italiana di oggi, rendendolo accessibile a tutti i lettori.
“Il racconto di Zoza”: la cornice dell’opera
Il Re di Vallepelosa ha una figlia, Zoza, il cui nome, nella lingua di quel paese, vuol dire luce. La principessa è bella come il Sole, ma non ride e non sorride mai e l’unica volta che lo ha fatto è stata maledetta da una vecchia perché ha riso di un incidente avvenuto all’anziana donna.
Per rompere il maleficio, Zoza deve recarsi al sepolcro del Principe di Camporotondo Taddeo, accanto al quale c’è un’anfora che la principessa dovrà riempire con le sue lacrime. Se entro due giorni riuscirà nell’impresa, il principe resusciterà, lei diventerà sua moglie e la maledizione verrà spezzata.
Zoza piange per due giorni interi ma, quando manca poco a colmare l’anfora, per la stanchezza s’addormenta e arriva una serva maligna, Lucia, che con poco sforzo la riempie. Il Principe torna in vita, la serva si presenta come la sua salvatrice e lo sposa.
Quando Zoza si risveglia, capisce l’inganno e decide di andare via ad abitare in una casa di fronte al palazzo principesco. Ha un piano per riprendersi il principe Taddeo: grazie a un incantesimo, riesce a suscitare in Lucia il desiderio insopprimibile di ascoltare dei racconti. La malvagia e capricciosa consorte in attesa di un figlio, Giorgetiello, che dovrà nascere di lì a cinque giorni, costringe il principe a chiamare a palazzo dieci donne (Cecca, Menica, Tolla, Popa, Antonella, Ciulla, Paola, Ciommetella e Iacova), fra le quali ci sarà anche lei.
Le dieci donne, tra le più pettegole e ciarliere della città, racconteranno ciascuna una fiaba al giorno tra le più belle e curiose di cui sono a conoscenza, e proprio a Zoza toccherà il compito di aprire tutte e cinque le giornate.
“Lo cunto de li cunti”: analisi e struttura dell’opera
Inizia con questa storia, “il racconto di Zoza”, il libro Lo cunto de li cunti, una raccolta di cinquanta fiabe di origine popolare, tutte scritte in napoletano, inserite all’interno di una cornice narrativa che le raccorda, raccolte da Giambattista Basile (1566-1632), che Benedetto Croce definì “il più bel libro italiano barocco”.
La struttura dell’opera assomiglia a quella del Decamerone, cui deriva infatti il titolo postumo de Il Pentamerone, mentre delle storie raccolte da Basile fanno parte di temi universalmente noti della tradizione fiabesca: orchi e orchesse, fate e streghe, uomini e animali parlanti, nobili e plebei.
Molte delle favole presenti nel libro hanno goduto di una notevole fortuna letteraria, come “La gatta Cenerentola”, che in tale versione rappresenta una delle redazioni più note della fiaba di Cenerentola, oppure “Cagliuso”, considerata la seconda versione esistente della fiaba de “Il gatto con gli stivali”.
I personaggi de “Lo cunto de li cunti” e la traduzione di Pecora
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I personaggi delle storie, umani e no, operano nella bassa Italia tra la Lucania e la Campania e si esprimono in una parlata napoletana vivace e accattivante, che esalta gli aspetti iperbolici e drammatici del barocco artistico, ben tradotta nella lingua italiana da Elio Pecora, autore di poesie, racconti, romanzi, saggi critici, testi per il teatro, poesie per i bambini.
Un lavoro di traduzione non facile, che Pecora ha voluto compiere perché in quel modo la fiaba
passando di paese in paese, di secolo in secolo, ogni volta si rinnova nella lingua viva e prossima.
Recensione del libro
Il racconto dei racconti
di Giambattista Basile
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Lo cunto de li cunti”: Elio Pecora riscrive Giambattista Basile
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Molto interessante. Accenno a "Lo cunto de li cunti" nella mia recensione al romanzo "Le zucchine alla Scapece" di Mariaelena Prinzi da poco pubblicata su questa pagina.
Grazie Andrea
Gianluigi