- Autore: Diego Collaveri
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Fratelli Frilli editori
- Anno di pubblicazione: 2026
Il mondo intorno a Botteghi sta per cambiare. L’omicidio apparentemente banale di un tossico e il suicidio di un impiegato comunale saranno l’incipit di una spirale discendente che si rivelerà presto una trappola volta a renderlo per sempre inoffensivo. Mentre le sue certezze sembrano cadere, il commissario si troverà a scontrarsi di nuovo con la parte più dolorosa del suo passato: l’indagine che gli costò la morte di sua moglie. Costretto ad allontanarsi dalle persone care per non coinvolgerle, lotterà da solo per smascherare il vero responsabile, ma quando questo supererà ogni limite pur di sconfiggerlo, Botteghi dovrà essere disposto a mettere da parte principi e onore se vuole davvero chiudere per sempre il cerchio. In una Livorno scura e avversa, dove non c’è più spazio per i bei ricordi, niente e nessuno ne uscirà più come prima.
Livorno Trema. La vendetta del commissario Botteghi (Fratelli Frilli editori, 2026) è l’ultima avventura di un personaggio di cui ormai mi sono innamorata. Arrivata all’ottava avventura, mi rendo conto di quanto le storie di Mario siano cresciute, assieme alla mano del suo autore Diego Collaveri, che ormai mi ha abituata ad aspettative altissime. Anche stavolta, non ha disatteso la promessa, anzi. Aspetto sempre con impazienza una nuova storia di Botteghi, ma ammetto che questa volta, quando ho scoperto il titolo, ne sono rimasta subito colpita e non vedevo l’ora di averlo tra le mani.
È bastato l’incipit, che in pieno stile Collaveri ti fa piombare all’interno della narrazione a circa ¾ della storia, per poi risucchiarti in un lungo flash back con la bramosia di scoprire come ci siamo arrivati e cosa succederà dopo. Anche questa volta è difficile riassumere la trama, perché davvero l’architettura dell’indagine è talmente strutturata (ci se ne rende conto come al solito solo alla fine) che qualsiasi parola in più potrebbe essere uno spoiler. L’autore ci ha abituati a punti di rottura nell’universo da lui stesso creato attorno al personaggio, ed è proprio da qui che questa avventura comincia.
Il pensionamento del Questore, amico che ha sostenuto il commissario nelle situazioni più difficili, è il primo mattone che scardina tutto ciò che ruota intorno a Botteghi. Si intuisce subito che il nuovo questore porterà rogne, dato che è manovrato da uno dei più acerrimi detrattori del commissario. Troviamo il nostro protagonista sulla scena di un crimine: un tossico trovato morto in un edificio abbandonato dove si rifugiava. All’apparenza, un alterco tra sbandati finito male, ma la precisione del colpo sulla fronte della vittima scatena il proverbiale sesto senso del poliziotto. Tutta la scena però è sapientemente messa in secondo piano da un altro aspetto: Bertini, capo della scientifica e altro stretto collaboratore di Botteghi, sta valutando di lasciare il lavoro sul campo e dedicarsi all’insegnamento/addestramento dei nuovi agenti scientifici.
Altro mattoncino che viene a mancare e un tema che lento si insinua nella mente: arriva davvero il momento di appendere al chiodo un certo tipo di lavoro che è più una vocazione? Collaveri ci mostra questo nuovo aspetto riflessivo del commissario, in cui la sua psicologia affronta per la prima volta il tema del futuro. A mescolare le carte arriva il nuovo Questore che affibbia un altro caso a Botteghi, più una specie di consulenza, dato che si tratta di convalidare un suicidio. Qui comincia la vera indagine, qui abbiamo il gioco con il lettore cui Collaveri ci ha abituato, perché è il reale inizio di una faccenda molto più intricata, nascosta, che lentamente diviene sempre più una spirale che si avvolge attorno al protagonista per tirarlo a fondo. Tutto questo mentre altri mattoni importanti della vita di Botteghi vengono a mancare (non entro davvero nel dettaglio perché non voglio spoilerare, ma due in particolare mi hanno fatto letteralmente scoppiare in lacrime, soprattutto per l’abilità con cui l’autore ti fa sentire, quasi toccare, il dolore dei personaggi). Proprio quando il mondo intorno a Botteghi è in pieno uragano, Collaveri gioca una carta davvero importante, ciò che tutti coloro che hanno seguito la serie, sin dal primo volume, hanno agognato: l’indagine che distrusse la sua reputazione e costò la vita alla moglie Nadia.
Torniamo sulle tracce proprio di quel politico corrotto che non era riuscito a incastrare e che, questa volta, il commissario è disposto a tutto pur di fargli pagare anche gli arretrati. Ed è qui che avviene la magia, perché il libro cambia radicalmente registro e torna ai toni cupi e noir degli inizi, una caccia all’uomo spietata contro il nostro commissario che, privato dei suoi preziosi ausilii nelle indagini, dovrà cavarsela da solo con mezzi alternativi e per niente legali, fino a un fatto che provocherà una vera e propria rottura in lui. Qual è il limite tra giusto e sbagliato? È una domanda che ritorna spesso all’interno di un certo genere di letteratura ed è in questo sottile confine che Collaveri ha sempre costruito personaggi che oscillano tra bene e male, in cui anche il giusto si porta dentro una sorta di cono d’ombra, come ognuno di noi.
La storia è davvero un crescendo adrenalinico di emozioni e l’empatia con il personaggio, ma anche con i comprimari (come accennavo in precedenza), rende tutta la trama avvincente, supportata al solito da un ritmo molto serrato. Come sempre, l’ho divorato in pochissimo tempo, perché non riuscivo a staccarmi da quelle pagine. In questo, secondo me, sta la bravura dell’autore, far diventare primario ciò che ti sta raccontando, tanto da farti dimenticare tutto il resto. Devi sapere come va a finire. Questa può essere un’arma a doppio taglio, poiché l’aspettativa del lettore si alza talmente tanto che è facilissimo disattenderla con un finale non all’altezza. Tranquilli, non è questo il caso, non lo è mai con autori come Collaveri. Ci guida per mano per tutto il racconto e dà esattamente ciò che il lettore vuole solo quando sa che creerà l’impatto più forte.
La sensazione che ho avuto, a libro finito, è che Collaveri abbia tirato le fila di tutto ciò che c’era stato nei sette volumi precedenti e li abbia sapientemente fatti convergere in questa storia. Attenzione: non in modo strutturale, non è necessario conoscere il pregresso per capire e gustarsi l’indagine, ma quasi come un omaggio in più verso coloro che hanno seguito il protagonista attraverso le sue avventure. Ecco, una specie di atto d’amore, sia verso i lettori che lo hanno apprezzato sia verso il personaggio, che in questo modo chiude un ciclo di crescita cominciato nel primo libro. Sono rimasta sorpresa delle tante citazioni nascoste tra le righe, tanto che alcune le ho scoperte solo dopo una seconda lettura. Un testo ricco, evocativo, dal ritmo talmente trascinante che non ci si può annoiare, con una parte storica questa volta meno preponderante rispetto alle altre ma sempre preziosa e presente.
Una nota particolare va spesa sul finale, che a mio avviso incarna il vero senso del noir: quella incertezza, quel restare appeso a una soluzione che ti ha soddisfatto ma con una punta di amaro, misto alla smania della fine di una storia che ti ha dato tanto, e che ti fa sperare presto di ritrovare un personaggio a cui sei così tanto affezionato. Non posso che consigliarlo come tutti gli altri di questa avvincente saga.
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Per tutti gli amanti del giallo, del noir, ma soprattutto delle belle storie.
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Livorno Trema. La vendetta del commissario Botteghi
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