La memoria della vite
- Autore: Massimo Granchi
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Arkadia editore
- Anno di pubblicazione: 2025
Liliana è moglie, anche ancella di un gatto - che come tutti i felini domestici non ha bisogno di padroni, solo di attenzioni - e mamma di due figli. Si distingue Sole, la più grande, adolescente vivace e appassionata, pazzerella, sognatrice, un po’ il sogno della madre. Gabriel è il suo migliore amico. Sveglio e altruista, già bambino esile e scuro ora giovane longilineo dai tratti esotici, è “guardiano fedele della trasformazione” della ragazza, scrive Massimo Granchi, autore di un romanzo di crescita, di formazione, valori umani e rapporti interpersonali, anche tra adulti, La memoria della vite, pubblicato dalle edizioni cagliaritane Arkadia, nella collana “Narratori Eclypse” (gennaio 2025, 212 pagine).
Scrittore, antropologo, comunicatore pubblico, Massimo è nato a Cagliari nel 1974 e ha messo radici a Poggibonsi. È specializzato in storia, mass media, cittadinanza, con un dottorato in istituzioni e società. Ha fondato il Gruppo Scrittori Senesi, di cui è presidente onorario, ha promosso i premi letterari Città di Siena e Iannas Città di Quartu S. Elena, che lo vede anche direttore artistico. Ha ideato e coordina il Premio Letterario Toscana. Ha presieduto il Club per l’Unesco di Siena ed è responsabile del settore cultura del Circolo senese Peppino Mereu. Tiene corsi di scrittura creativa per bambini, ragazzi e adulti in scuole e università, oltre a laboratori per i detenuti. Ha vinto numerosi riconoscimenti letterari; oltre a raccolte di racconti e fiabe, ha pubblicato saggi e romanzi. Quattro per Arkadia, prima di questo.
Liliana, Sole, Gabriel, tre tasselli di puzzle: all’inizio lasciano intravedere solo confusione, quando si uniscono tutto diventa chiaro. Vivono a Roma. Liliana arriva dal Napoletano e gestisce un’agenzia per badanti. Madre e figlia hanno un rapporto bellissimo, Sole e Gabriel uno saldissimo. Comunicano tanto, ogni giorno. Si sono conosciuti nella scuola elementare e non si sono separati più. Eppure, non sembravano affatto ben assortiti: una arguta, paffuta e sorridente, con le trecce bionde, l’altro smilzo, scuro di capelli e di pelle, serio e con gli occhi a mandorla. In classe, gli insegnanti ruotavano di posto compagne e compagni tra la prima e l’ultima fila, per consentire di scegliersi. Loro si sono scelti.
Stesso condominio, uno al primo piano, l’altra al quinto. Lui si era invaghito di lei, ma solo per un anno, senza successo. Primo e unico bacio nel sottoscala di un palazzo accanto. Iniziativa di Sole, di forza.
Io ti piaccio, ora ci baciamo e vediamo se ti voglio bene come a un fidanzato o come a un amico!
Sono rimasti migliori amici, una certezza mai messa in discussione. Grandi amici.
Visto che romanzo è questo? Vero e sereno, di cose belle e meno belle, che possono accadere a tutti, che accadono a tutti. Di traguardi da raggiungere, di problemi di affrontare. È un romanzo sincero, anche un tantino naïf, ma impastato bene e con gli ingredienti giusti da uno scrittore positivo, motivato, per niente tortuoso nei recessi della mente, narratore di una storia della porta accanto, nitida, semplice ma non tanto da risultare banale. Non si entra a caso tra i finalisti del Campiello 2025.
È normale, quotidiana, anche la relazione di Liliana col marito, ormai andata. Per Alessandro, romano, aveva perso la testa all’università, era proprio innamorata. Quanto sesso e quanti viaggi fatti! Quanto di tutto. Per un po’ Alessandro aveva corrisposto, ma il capitale di affettività si disperde negli anni, fino a consumarsi. Si era esaurito dopo il matrimonio e la nascita di Sole. Aveva cambiato direzione. In rotta di allontanamento, avevano concepito Paolo, forse per ripartire, e ora Liliana esce di casa a malincuore, per andare in ufficio “con addosso la malinconia di una vedova”, pensando al ritorno, quando le tocca occuparsi del lievito madre in frigo e delle fioriere in terrazza, della polvere sui soprammobili e dei materassi da girare per il cambio stagione. Però lavora, il posto all’agenzia per badanti se l’è guadagnato con fatica e sudore.
Diviso in capitoli alterni a tre a tre - Liliana, Sole, Gabriel - il romanzo passa da un punto di vista in soggettiva all’altro, con la madre che abbina badanti ad anziani e soffre un matrimonio spento, con Sole che punisce fidanzatini infedeli spendendo tanta malizia da giovane donna e con Gabriel che la scorta, la sostiene, l’asseconda. Il ragazzo segue le lezioni per entrambi, prende appunti e glieli passa, così lei può astrarsi e tempestarlo di messaggini in classe. Si diverte a metterlo in difficoltà con gli insegnanti. Di cognome fa Rojas, sangue colombiano, la madre è sempre al lavoro e il papà non c’è da un pezzo, forse è a Milano.
Il tran tran, tutt’altro che anonimo - quotidianità vivace e interessante, di cui Massimo rende spettatori i lettori, quasi sviluppasse una sceneggiatura e non solo una narrazione - viene deviato su binari problematici da un evento che incide anche su tutte le dinamiche del romanzo, i piani, i livelli, i protagonisti, i comprimari...
In tema di protagonisti: sullo sfondo del terzetto, davanti ai loro occhi, diventa primattrice splendida e coloratissima l’isola di Procida, amata da Liliana fin dalle vacanze coi nonni da bambina. Delle tre partenopee nel Golfo di Napoli, è certamente la più genuina, antica, quasi intatta, a nordovest, dalla parte opposta della civettuola-vanitosa Capri e a vista della grande, ibrida, fin troppo eclettica Ischia.
Capita di attraversare a piedi l’isola, costeggiando le casupole basse dai muri bianchi scrostati, le ville abbandonate nello Scirocco, oltre i cancelli di ottone avvinghiati dai rovi, i cortili dalle palizzate alte in cima alle scogliere che cadono a precipizio sul mare trasparente.
Quella sì che si chiama meraviglia!
La memoria della vite (Eclypse Vol. 170)
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La memoria della vite


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