- Autore: John Marrs
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Straniera
- Anno di pubblicazione: 2025
La buona samaritana è un libro di John Marrs, pubblicato in lingua originale nel 2017 e arrivato in Italia nel dicembre 2025 (Indomitus, trad. di Maria Pia Smiths-Jacob). L’autore britannico ha iniziato la sua carriera come giornalista freelance per poi diventare scrittore a tempo pieno, ottenendo ottimi risultati. Il suo più grande successo è il best seller The One, da cui è stata tratta l’omonima serie Netflix del 2021. Chi, come me, ha familiarità con quest’opera, sa quanto i profili psicologici dei personaggi siano accurati e coerenti e quanto la costruzione della trama sia ben strutturata. Anche La buona samaritana non fa eccezione.
Il libro offre due punti di vista, quelli dei due protagonisti, ed è suddiviso in due parti. La prima ha una funzione introduttiva: il sipario si apre e il lettore viene accompagnato nella storia di uno dei protagonisti, Laura, seguendone quotidianità e mentalità. Siamo così dentro la sua testa che l’opera sembra quasi un romanzo psicologico dalle sfumature dark. Il tema centrale è il suicidio: la protagonista è una volontaria di “Ultima fermata”, un’associazione a cui si rivolgono persone che stanno pensando di porre fine alla propria vita attraverso chiamate telefoniche.
Diventa un vero e proprio thriller psicologico nel momento in cui Laura incontra l’altro co-protagonista, Ryan Steven. In seguito all’incontro si passa al punto di vista di Ryan, che ci introduce alla sua storia e alla sua mente. Attraverso le sue indagini emerge la sua ossessione nel comprendere il suicidio della moglie incinta, risalendo a una possibile connessione con l’associazione “Ultima fermata” e con un volontario — ovviamente anonimo — che non si limita ad ascoltare e sostenere le persone che chiamano, ma le spinge verso il suicidio in maniera subdola.
Colpisce il modo in cui l’autore riesca a modificare atmosfera e stile narrativo in base ai personaggi, segno di una costruzione estremamente accurata: si passa dallo stile frenetico, impulsivo e confuso di Laura a quello lento, disperato e lucido di Steven.
Nella seconda parte del libro c’è un’alternanza di punti di vista capitolo per capitolo, così da mostrare nel dettaglio come procede la storia e come le loro vite si trasformino progressivamente in un intreccio di strategia, premeditazione e manipolazione, fino a ridurre le persone a pedine di un gioco psicologico, ricordando per certi versi la famosa battaglia mentale dell’anime Death Note tra L e Light.
Per evitare spoiler non aggiungerò ulteriori informazioni sulla trama. Concludo la recensione con una chicca, una critica e un’opinione personale.
Chicca: ogni elemento, ogni personaggio, ogni minima descrizione è presente per un motivo, niente è lasciato al caso e ogni dettaglio può assumere significato anche molti capitoli dopo. Questo, insieme alla caratterizzazione psicologica dei personaggi, è ciò che mi ha colpito di più.
Critica: partendo dall’idea che fosse un thriller psicologico, ho trovato più difficili le prime pagine. Letto con la consapevolezza che inizia come romanzo psicologico dalle sfumature dark, risulta però molto più scorrevole, fino a diventare un vero thriller.
Parere personale: il libro ha un cambiamento così drastico da passare da una lettura lenta al vero e proprio “divorarlo”, grazie soprattutto alla trama. Si vuole sapere fino a che punto i due protagonisti saranno disposti a spingersi e chi avrà la meglio. Vincerà il bene? Il male la spunterà? Ma fino a che punto si può parlare di bene e male quando la mente, in cui si è “intrappolati”, rielabora la realtà per giustificare determinate azioni? I carnefici diventano vittime di loro stessi o è solo un meccanismo di autodifesa?
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La buona samaritana
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