La Scuola Europea è una scuola internazionale creata per rispondere alle esigenze delle famiglie che lavorano nelle istituzioni dell’Unione Europea. In Italia ne esistono tre: a Varese, a Parma e a Brindisi.
Nel tempo è diventata un modello scolastico unico nel suo genere, basato sul multilinguismo e sulla cooperazione tra gli Stati membri. Tuttavia è necessario fare alcune precisazioni, poiché il contesto in cui è nata la SE nel tempo si è modificato, richiedendo adattamenti e risultando in una struttura scolastica parzialmente diversa dal concetto originale.
La Scuola Europea: storia di un’istituzione multilingue
Fondata nel 1953 a Lussemburgo, l’obiettivo era garantire ai figli dei dipendenti europei un’istruzione stabile che seguisse i programmi nazionali, evitando i continui cambi di sistema scolastico dovuti ai trasferimenti internazionali e agevolando le famiglie in eventuali rientri in patria. Per questo motivo, sebbene il suo scopo principale sia quello di offrire un’istruzione multilingue e multiculturale rispetto a una scuola internazionale di stile americano, è invece suddivisa in sezioni linguistiche (italiana, francese, inglese, tedesca, ecc.), promuovendo sin dall’infanzia valori come il rispetto delle diversità culturali e l’identità comune europea.
Nella scuola primaria e secondaria, alcune materie vengono insegnate nella lingua principale, mentre altre (come storia e geografia) vengono progressivamente impartite in una seconda o terza lingua, favorendo il multilinguismo.
Teoricamente tutte le lingue europee ufficiali dovrebbero essere rappresentate da una sezione linguistica apposita. Tuttavia ciò resta a discrezione della singola scuola in base alle diverse esigenze. Nelle città sede delle Istituzioni europee come Bruxelles e Lussemburgo, esistono tuttora sezioni linguistiche per tutti i “vecchi Paesi” dell’Unione (prima del cosiddetto “allargamento” del 2004), quando le lingue erano tante ma ancora in numero limitato.
Progressivamente l’Unione europea ha subito vari ampiamenti, ultimo dei quali, e il più consistente, nel 2004, quando 10 Paesi, tra quelli dell’Est europeo e i baltici, sono stati annessi all’Unione che ne contava già di per sé 15. Il sistema della SE a questo punto ha subito una modifica sostanziale, vedendosi obbligato a tradire parzialmente la propria struttura originaria, nonché il proprio scopo. Anche negli istituti più grandi dove fino al 2004 esistevano sezioni linguistiche per ogni lingua ufficiale dell’UE, alcune sezioni linguistiche non sono mai state create, in virtù del numero esiguo di studenti che l’avrebbero frequentata, come ad esempio bulgara, rumena, lettone, lituana.
Tale situazione ha creato un’interessante “figura studentesca europea”, i cosiddetti SWALS (Students Without a Language Section), ovvero studenti privi di sezione linguistica corrispondente alla loro lingua madre. Sebbene la terminologia li definisca per sottrazione, questi studenti non se la passano poi così male. Per contratto devono essere accettati in una delle sezioni linguistiche principali, ovvero inglese o francese, con la possibilità di studiare la propria lingua madre.
Merita una considerazione il progressivo mutamento della società europea in generale, laddove la maggiore mobilità e apertura ad altre culture fanno in modo che aumenti la percentuale delle famiglie miste che prestano servizio presso le istituzioni europee.
La Scuola Europea non sempre riesce a far fronte alle esigenze di questi cambiamenti sociali, con il risultato che spesso uno studente con radici linguistico-culturali miste è costretto a prediligere una delle sue lingue trascurando l’altra, poiché il sistema non permette determinate combinazioni linguistiche tra la lingua principale e la scelta di lingue straniere. Rilevante è il fatto che il riferimento alla lingua principale evita di parlare di lingua madre, proprio perché in molti casi le due cose non corrispondono (come nel caso degli SWALS) o comunque per molti non si tratterebbe dell’unica lingua madre.
Tipologie e struttura della Scuola Europea
Attualmente esistono 13 Scuole Europee ufficiali (chiamate di Tipo I), situate in Paesi come Belgio, Lussemburgo, Germania, Italia, Spagna e Paesi Bassi, dove si trovano istituzioni o agenzie europee. Queste scuole accettano d’ufficio i figli di dipendenti delle istituzioni europee, ma hanno anche accordi con aziende locali e, in ultima istanza, possono anche accettare domande esterne in base ai posti disponibili.
Accanto a queste, esistono numerose Scuole Europee Accreditate, ad oggi 24 distribuite in 14 Paesi, che seguono lo stesso curriculum, pur essendo integrate nei sistemi scolastici nazionali. Altre due sono in fase di accreditamento.
In Italia ne esiste una di tipo 1, a Varese, nata per soddisfare le esigenze dei funzionari dell’istituto europeo di ricerca di Ispra, e due accreditate, a Parma e a Brindisi. Gli istituti accreditati non hanno vincoli per l’accettazione delle domande che sono a loro intera discrezione.
La Scuola Europea è suddivisa in tre cicli principali:
- Scuola materna (4–5 anni)
- Scuola primaria (6–10 anni)
- Scuola secondaria (11–18 anni)
Questo significa che in genere gli studenti terminano un anno prima rispetto al sistema scolastico italiano. Il titolo finale rilasciato, il Baccalaureato Europeo, è riconosciuto in tutti gli Stati membri dell’UE e consente l’accesso alle università europee.
Vantaggi e svantaggi rispetto al sistema nazionale italiano
Come accennato, il ciclo scolastico termina un anno prima rispetto a quello italiano, pur essendo in linea con molti cicli scolastici europei. La struttura di insegnamento secondo la metodologia CLIL (Content and Language Integrated Learning - Apprendimento Integrato di Contenuti e Lingua) secondo cui alcune materie non linguistiche (storia, geografia) vengano insegnate in lingua straniera permette da un lato un approfondimento linguistico e la conoscenza di vari approcci didattici e culturali, tuttavia ciò talvolta a discapito del livello del contenuto trasmesso.
Inoltre, il curriculum europeo in secondaria permette una scelta di indirizzo solo parziale, ponendo un forte accento sulle materie scientifiche che di fatto rappresentano la discriminante per la valutazione degli studenti stessi. La terminologia gergale utilizzata al suo interno ne è la prova: la scelta di un curriculum con maggior numero di ore di matematica viene chiamata “matematica forte”, ciò che implica che chi non la scelga sia automaticamente “debole”. La stessa terminologia non viene applicata a chi scelga un curriculum artistico o linguistico. Di conseguenza si apre la ben più ampia riflessione che si interroga sui valori reali della società europea odierna.
Chi sono i docenti della Scuola Europea?
I docenti delle scuole europee di tipo 1 sono inviati dalle amministrazioni nazionali per un mandato di nove anni prolungabili di un anno. Inoltre, i singoli istituti hanno la facoltà di assumere localmente in casi specifici, come per delle sostituzioni temporanee.
Nella maggior parte dei casi questi docenti provengono da un sistema nazionale. In passato erano perfettamente adattati allo scopo di questo progetto scolastico, dovendo garantire un’istruzione il più possibile coerente rispetto al curriculum nazionale. Con il trascorrere del tempo e la progressiva trasformazione della società europea, il bacino di utenza della scuola europea ha assistito a dei mutamenti. Le famiglie monoculturali che richiedevano un’istruzione per i propri figli aderente al proprio sistema nazionale sono diminuite, sia per il crescente numero di famiglie binazionali, biculturali e bilingui, sia per l’apertura verso lingue e culture che il mondo globalizzato favorisce. Pertanto l’impatto di detti docenti con una nuova configurazione delle classi composte sempre più da ragazzi dalle radici linguistico-culturali miste li coglie spesso impreparati, creando talora sfasamenti di approccio e di pensiero.
Nelle scuole accreditate, invece, il personale è assunto secondo i criteri nazionali stabiliti per questo tipo di scuole, conferendo alla filosofia dell’istituto scolastico un taglio maggiormente nazionale. Talvolta, gli stessi docenti delle scuole europee ufficiali, finito il proprio mandato, vengono assunti presso le scuole accreditate, conoscendone ormai il sistema.
La scienza a sostegno del multilinguismo
Per lungo tempo il bilinguismo precoce (apprendimento di due o più lingue contemporaneamente in giovanissima età) è stato vittima di pregiudizi infondati. Gli studi di neurolinguistica e psicolinguistica hanno fatto notevoli progressi negli ultimi decenni, rilevando quanto il bi- e multilinguismo rappresentino una risorsa non soltanto nell’ambito sociale e professionale, ma anche cognitivo.
Da un lato si è scoperto che le conoscenze metalinguistiche agevolano l’apprendimento di altre lingue; dall’altro, l’esercizio mentale di utilizzare più codici linguistici ha rivelato vantaggi che hanno effetti positivi persino sul declino cognitivo del cervello umano.
Questi studi hanno gradualmente modificato l’opinione comune sul bilinguismo, che in passato si pensava potenzialmente dannoso in giovane età per l’apprendimento linguistico e si temeva che potesse confondere i bambini. Questa nuova mentalità ha diffuso una maggiore fiducia nell’apprendimento multilingue favorendo sempre più un approccio integrato. Si può ragionevolmente dedurre che tutto ciò abbia contribuito a favorire un approccio educativo multilingue con un impatto sulle esigenze delle famiglie che cercano un’istruzione internazionale.
Un romanzo e le considerazioni finali
Recentemente è uscito un romanzo, in lingua inglese, scritto da un docente di lingua e letteratura inglese della Scuola Europea di Lussemburgo, James Leader, Into Babel (Black Fountain Press, 2024). Dallo sguardo di Mister Leader, così conosciuto tra i suoi studenti, è possibile addentrarsi in molte dinamiche interne all’istituto che ne svelano fatti e misfatti e ne evidenziano le criticità con un perfetto umorismo inglese.
Pur trattandosi di istituti di istruzione privati, il modello educativo che propongono si discosta da quello di altre scuole private e da quello pubblico, favorendo un approccio multiculturale e multilingue. Malgrado non sia adatta a tutte le situazioni, la Scuola Europea offre tuttavia un’opportunità unica per crescere in un ambiente internazionale, sviluppando competenze linguistiche, culturali e sociali: una sfida da cogliere da parte del sistema scolastico nazionale tradizionale. Tuttavia, come evidenziato, presenta alcuni elementi e criticità degni di considerazione.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La Scuola Europea: un modello educativo a confronto con il sistema scolastico nazionale
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