La levatrice (Nord, 2025, pp. 384, 20 euro), romanzo d’esordio di Bibbiana Cau, si svolge in Sardegna nei primi anni del secolo scorso. L’autrice ha studiato Ostetricia all’Università di Cagliari, dove è nata e lavora.
“La levatrice”: trama e personaggi
Norolani, Sardegna 17 settembre 1917.
Mallena si sollevò le maniche della camicia di lino sulle braccia tornite, arrotolandole sopra i gomiti. Si unse le mani con olio di lentisco.
Mallena, la levatrice del paese, con l’aiuto della figlia Rosa stava per far nascere il bambino di Lucia. La donna compiva i suoi gesti con sicurezza, forte della sua esperienza appresa dalla madre. All’arrivo di ogni contrazione, che le scuoteva il corpo, la partoriente emetteva un suono animalesco, poi si abbandonava sulla pelle morbida, rabbrividendo e tremando nonostante la vicinanza al fuoco. Era così dal primo pomeriggio. Posando le mani sull’addome tirato della giovane, la levatrice poteva intuire la posizione del bambino, di cui distingueva i movimenti delle braccia e delle gambe.
Nell’angolo più lontano della stanza, Rosa, rigida e con gli occhi incollati sulla scena, guardava con terrore. Era la prima volta che accompagnava la madre e vedeva una donna partorire. Non immaginava ci volesse così tanto tempo. Sapeva che avere un figlio era un buon evento, tante volte aveva ascoltato sua madre descrivere l’emozione e la potenza di quegli istanti, ma sentire Lucia chiedere aiuto, come se una qualche bestia le stesse dilaniando il corpo, le metteva paura.
Quando il maschietto era nato, Mallena, dopo averlo lavato, lo aveva posto fra le braccia della mamma da poco detersa e cambiata. Al momento dei ringraziamenti e dei saluti, la nonna della puerpera aveva messo nelle mani di Rosa una piccola forma di pecorino fresco avvolta in un canovaccio di tela grezza. Il marito di Mallena, Jubanne, Giovanni, si trovava al fronte a combattere,
ma tra tutti non ce n’è nemmeno uno che abbia capito perché stiamo combattendo questa guerra.
A casa la serata della levatrice si era conclusa con la lettera di Jubanne, letta da Rosa. Il piccolo Daniele, l’altro figlio di Mallena, aveva desiderio di risentire le parole del suo babaj. Era la sera, soprattutto, il momento in cui, pensando a Jubanne, sentiva la nostalgia attanagliare il petto e stringerle la gola. Ma il suo Giovanni stava per tornare.
“La levatrice”: un esordio ambientato agli inizi del XX secolo
L’esordio felice della Cau affascina, ricreando le atmosfere dei piccoli paesi di inizio secolo scorso. Il maestrale, che viene dal mare, racconta di donne coraggiose desiderose di autodeterminarsi, e di solidarietà femminile sullo sfondo di un territorio duro ma suggestivo.
Deus ti du paghet e ti ricompensi in salude e bona sorte.
Recensione del libro
La levatrice
di Bibbiana Cau
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “La levatrice”, l’esordio di Bibbiana Cau
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