L’imbattibile lentezza delle tartarughe
- Autore: Alessandro Gianetti
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Arkadia editore
- Anno di pubblicazione: 2025
“Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”: resta ancora irrisolto il dubbio nato quando l’irrazionale ha cancellato il reale, il disimpegno ha battuto l’impegno, il benessere alimentato incertezze. Un poco più che ventenne Nanni Moretti ne ha dato un’interpretazione ironica nel primo film. Era il 1978, Alessandro Gianetti aveva due anni allora, figlio innocente di quella società civile post-politica, anestetizzata dalla reazione borghese alla rivoluzione sessantottina. Eppure, se ne direbbe degno erede, interprete in chiave moderna del conflitto tra l’agire e il non fare, espresso nel romanzo L’imbattibile lentezza delle tartarughe, proposto per Arkadia Editore (Cagliari, maggio 2025, 112 pagine), nella collana di narrativa “Senza rotta”.
Alessandro è fiorentino. Laureato in scienze della comunicazione, conosce tutto su Firenze e la Spagna, scrittore e traduttore tra Siviglia e l’Italia. Pubblica dal 2013 ed ha collaborato all’opera corale Il postino di Mozzi (Arkadia 2019), prima del romanzo d’esordio La ragazza andalusa (Arkadia 2020).
Anche il suo protagonista è fiorentino, di Rifredi, periferia ex operaia della città d’arte splendida un tempo, ora assediata dall’over turismo e irriconoscibile, perché poco convinta di sé, traviata dall’immagine che vede riflessa negli occhi altrui. Ha finito per credere più all’apparenza che alla propria sostanza. Documento ingiallito di un passato di bellezze, non si accorge d’essere diventata un fast food multietnico a cielo aperto. Meglio battersi per farla tornare la se stessa di secoli o lasciare che tutto vada in malora?
Eccolo il dubbio, rinato dagli anni del riflusso. Attanaglia Davide Risatti, elettricista quarantenne, spinto dalla disoccupazione al bivio tra la ribellione e l’apatia. Tentare il riscatto, essere uomini? O tartarughe? Lente, distaccate, per Gianetti le testuggini incarnano “l’indifferenza della natura”. La vita ci pone davanti a due possibilità: lottare, battersi, anche se dalla parte sbagliata, oppure farsi da parte, osservare e inagire, “come fa la natura”. In un’intervista, ha citato il quadro di Pieter Bruegel il Vecchio, “Paesaggio con caduta di Icaro” (1558). Mentre il giovane precipita in un angolo della scena dipinta, il tempo continua a scorrere ugualmente. Un contadino ara il terreno con un cavallo aggiogato, un pastore pascola un gregge. Solo un uomo in basso sembra accorgersi della caduta mortale, ma non mostra particolari emozioni.
La tartaruga rappresenta il distacco, l’accettazione dell’inevitabilità delle cose, perché qualsiasi conquista dell’uomo è sempre temporanea e contraddittoria. Ma senza combattere l’uomo non arriva da nessuna parte.
Dopotutto, non c’è libertà dove non si lotta per la libertà.
A ben vedere o, meglio, a leggere la postfazione, è Paolo Ciampi, collega e concittadino di Gianetti, ad avere fatto riferimento per primo al “confronto scontro” con la società civile di mezzo secolo fa, mica tanto prima! Altri tempi, “distanti più nella percezione che nel calendario”, un’Italia in cui la realtà era o sembrava più chiara, leggibile, confortata se si vuole “dai riferimenti sicuri del senso comune e dell’ideologia”. Un ulteriore contributo efficace di Ciampi è il paragone con il Cubo di Rubik, dove lo spostamento di una linea di riquadri genera una ricollocazione diversa di tutte le altre file. È quello che succede nella vita dell’elettricista Davide Risatti, scossa dalle conseguenze del licenziamento. Com’è possibile che nessuno gli offra una via d’uscita, ma com’è possibile che lui non sia in grado di trovarla? Perché tutto intorno a lui continua a scorrere come prima, perché la sua desolata condizione non suscita neppure un sussulto? Sono interrogativi ai quali non riesce a dare una risposta, né giusta né sbagliata.
Gli scritti di un editorialista controcorrente, Girolamo Rovescio, aggravano le contraddizioni di Davide: la società è caduta in uno stato di perenne torpore, inaridita dalla scomparsa delle vecchie classi sociali e dall’estinzione delle categorie, che un tempo avevano un significato. In tutto questo, i mezzi d’informazione non sanno fare altro che protocollare la deriva con un distacco cinico e sterile. Rovescio sa dove colpire e toglie ogni alibi a Risatti, isolato al cospetto della scelta.
Sono trent’anni che i mali di questo Paese s’attorcigliano come serpenti in una caverna...
Nel romanzo di Alessandro, si ricava perfino il punto di vista della tartaruga. Perpetua, compagna di vita e di appartamento di Davide, giura sull’innocenza che ispira tutto ciò che fa, per questo procede tanto piano. “Per assaporarla”. Vede tutto, anche se non reagisce. Osservare e tacere: è il segreto di una secolare cultrice della lentezza, indifferente ai mutamenti.
Gli uomini invece dicono di voler cambiare, stravolgere, rivoluzionare, ma poi son sempre lì a scannarsi, per una ragione o per l’altra. Quando si decideranno a fare un serio esame di coscienza?
Negli anni Sessanta correvano tutto il giorno, erano alacri, composti nel vestire. Poi sono arrivati tempi diversi, si sono rinchiusi in casa a guardare le loro televisioni e fino a oggi che non fanno nulla senza un computer. Credono molto più nelle macchine che in se stessi.
È un mondo di trucchi il loro e non c’è anno in cui non s’inventino qualcosa per rendersi la vita più difficile.
Tutto lascia pensare che ci siamo riusciti, ecco quello che si può concludere con Alessandro e Perpetua: abbiamo complicato tutto, tanto che nella nostra società non sappiamo più viverci neppure noi.
L'imbattibile lentezza delle tartarughe
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