Un romanzo delizioso, intelligente, con al centro della trama la ricerca del proprio altrove e l’antico dilemma di ogni coppia: siamo fatti l’uno per l’altra? Compatibilità, valori condivisi, desideri allineati, capacità di risolvere i conflitti senza disprezzarsi, sono le domande che si porrà la nostra protagonista Violetta, detta Vetta. In un’isola incantevole, tra panorami mozzafiato e delizie per il palato, ci racconterà la sua nuova avventura. L’altrove è un cane bianco è il nuovo lavoro di Carla Fiorentino, disponibile da oggi in tutte le librerie per Fandango Libri. Una storia avvincente, brillante, con tanta ironia e personaggi indimenticabili.
Carla Fiorentino nasce a Cagliari nel 1979 e a diciannove anni lascia la Sardegna per studiare a Roma, dove si laurea in Sociologia della Letteratura e inizia subito il suo viaggio nel mondo editoriale. Per dieci anni è stata responsabile commerciale per la casa editrice Nottetempo. È, oggi, direttrice di Emons e tutte le sue opere sono pubblicate da Fandango Libri.
Vetta, giornalista di viaggi, e Federico, l’uomo con il quale “condivideva il fardello dell’esistenza”, erano pronti a partire per l’isola bisbetica, l’isola di San Pietro, per acquistare una casa per le loro vacanze, un viaggio in contemporanea all’apertura del ristorante giappo-tabarchino, unico nel mondo, delle loro amiche Caterinetta e Misato. Partire era una scelta che doveva mitigare i loro moti del cuore, la crisi in quell’ultimo anno li aveva lasciati deboli e pieni di dubbi.
Vetta negli ultimi tempi aveva superato l’ansia e la paura di dover ricevere una proposta di matrimonio e il dubbio sulla sua relazione, di un tradimento vero e non vero di Federico, dei momenti di crisi più o meno costanti, e questa volta il pensiero del ritorno sull’isola le dava sensazioni contrastanti.
Il nostro rapporto era sopravvissuto alle intemperie della distanza, ma stava vivendo un momento di crisi. È facile volersi bene quando non ci si conosce abbastanza. È più difficile continuare a farlo quando si conoscono dell’altro anche i segreti più inconfessabili.
Aveva lasciato alle spalle l’affascinante e silenzioso sommozzatore Pietro e i suoi occhi tristi, e l’idea di rincontrarlo la gettava nel panico. Dopo l’ultimo viaggio, lei e Federico avevano raggiunto un precario equilibrio, e il pensiero dell’isola, di Tango, “il bianco e massiccio spinone”, e dell’anziana Caterinetta con i suoi modellini di barche e i suoi piatti indimenticabili erano come “uno scoglio bitorzoluto” conficcato in lei.
Ero riuscita, con grande fatica, a tenere tutto lontano, chiuso in una scatola della mia mente, nascosta talmente bene da sperare di poterla scordare del tutto. E adesso la scatola si stava inesorabilmente aprendo e tutte le domande, le paure, le recriminazioni iniziavano a disperdersi nella mia testa con un ronzio insopportabile.
Carloforte, dove si mangiavano focacce al pesto, si pescavano tonni e si parlava un dialetto simile al genovese antico, il tabarchino, e tutta la bellezza dell’isola lei li aveva descritti nei suoi articoli, tanto da suscitare curiosità in Luca, il suo direttore, nonché amico fin dai tempi dell’Università. Carloforte era il posto speciale per Vetta, lo amava, era il suo altrove, “il luogo che sognavo ogni volta che la vita mi andava stretta”.
Sbarcare fu doloroso, si guardava intorno, cercava tra la folla gli occhi che l’avevano incantata, e vide solo Tango, il grosso cane di Pietro, giunto lì a salutarli. Nonostante la delusione, sull’isola sembrava di vivere un altro tempo. Scoprirà che Pietro non si vedeva da mesi, era scomparso, sparito senza lasciare traccia. Si preoccupò di non mostrarsi interessata agli occhi di Federico, “perché avrebbe rischiato di aprire una porta pericolosissima”. Ma stando sull’isola, con le falesie della costa a picco sull’acqua, le diventava impossibile non ricordare l’odore di salsedine sulla pelle di Pietro, la loro strana intesa fatta di silenzi e disaccordi, le cose non dette e fin dove si sarebbero potuti spingere, dove era il confine. Quando lo aveva conosciuto era preda di un’inquietudine che la spingeva verso un altrove - un altrove che trovava spazio per crescere sottopelle e diventare qualcosa a cui non riusciva a dare un nome. Un’ossessione per tutte le cose taciute e per le cose che non si era mai davvero pronti a lasciare andare. “ L’amore non era un mestiere facile!”. Vetta sembrava esser giunta alla fine della sua storia, con la scomparsa di un futuro di cose, emozioni e momenti che non si sarebbero mai realizzati; una fuga dalla realtà, un altrove emotivo con il suo cambiamento innegabile.
L’altrove è un cane bianco è un viaggio interiore emozionante, una nuova avventura tinta di giallo per la nostra protagonista, tra atmosfere suggestive e intriganti, mistero e incanto, alla ricerca del suo necessario e irrisolto altrove. Consigliato!
- Autore: Carla Fiorentino
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Fandango Libri
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L’altrove è un cane bianco
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