- Autore: Ken Greenhall
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Adelphi
- Anno di pubblicazione: 2026
- ISBN: 9788845941122
Ken Greenhall è nato a Detroit da famiglia inglese. Dunque americano fino all’osso, con interessi sul paranormale, ma era troppo intelligente per credere al cucchiaino che non si spezza o ai morti che si muovono sotto e sopra un tavolo. Diciamo meglio, Greenhall aveva una paura folle della morte, come tutti, chi più chi meno, e il solo pensiero che ci fossero i medium gli dava sicurezza; spiriti sotto al tavolo, voci alterate, ma in realtà aveva paura di vivere. Adelphi ha da poco pubblicato L’accompagnatrice (Adelphi, 2026, trad. di Cristiana Mennella) e prima ancora Elizabeth, tradotto da Monica Pareschi, sempre per i tipi di Adelphi. In realtà L’accompagnatrice fu pubblicato nel 1988, quando alla gente dell’alta borghesia pareva impossibile potersi amalgamarsi coi poveri individui, attraverso le "chat" e i social media.
L’io narrante Jillian Cole e il padre Matthew, diventato cieco a causa di un evento che il lettore non può proprio sapere se non leggendo, girano per gli States, lei come accompagnatrice di donne ricche e malate e sole, e il padre, che ha poteri paranormali, diventato un punto di attrazione. In realtà lui potrebbe non fare niente e ascoltare solo del jazz.
Jillian incontra Elizabeth Dobb, una donna malata ma assai affascinante, che potrebbe far cambiare idea a Jillian, ed è quello che fa: eutanasia proibita e una mazzetta di dollari dalle anziane signore che non vogliono più soffrire e vogliono smettere di respirare. Eppure Elizabeth non avrebbe bisogno di un’accompagnatrice, se la cava ancora da sola e poi ha figli e nipoti un po’ squinternati. La domestica e la cuoca non mancano, ma Elizabeth si accorge di aver dato ordini a voce alta ed è stata crudele anche con persone gentili; vorrebbe credere di essere stata una donna sensuale, ma forse il marito e i suoi amanti non hanno osato troppo, visto il modo raffinato in cui si muove la donna, le hanno tarpato le ali pensando che fosse disinteressata all’eros. Jillian le assomiglia un po’, ma è più esperta a vivere.
Questa cittadina di nome Serena, dove sono approdati, è abbastanza tranquilla, nel caso che un commissario volesse fare delle domande a Jillian. Che comunque si è portata a letto già lo sceriffo, per stare tranquilla. L’amoralità della donna nasce dal bisogno di sentirsi superiore, un’eletta che fa della sua vita quello che le pare. Ma Elizabeth è un osso duro. Al momento della lettura della Bibbia, che è una parte del lavoro dell’accompagnatrice, l’anziana fascinosa si chiede perché, negli ultimi anni della sua vita, deve sentir leggere di uomini violenti, di un Dio crudele e indifferente. Vada per Jane Austen, almeno le mette allegria e poi dopo cinque pagine si addormenta.
Nel frattempo Jillian fa del sesso con John Ellis, figlio della signora Ellis, che ha subito il trattamento di morte indotta della nostra chaperon, che per mettere in silenzio le voci fa la maliarda. Eppure in questo pezzo del libro si capisce che altro che bella, è la sua vita:
I miei lineamenti, contrariamente a quelli di John, erano esaltati dal contrasto con la nudità [...] Non volendo, mi dissi che pochi dell’uno e dell’altro sesso, avrebbero potuto rifiutare la mia compagnia, dopo avermi visto nuda. Vanità. Il sesso, come aveva detto Elizabeth, era un atto di vanità.
Ci scopriamo allibiti che Jillian sia una donna ordinaria, la quale, prima di dirsi bella, lo deve sentire dagli altri. E intanto i figli di Elizabeth Dobb stanno facendo delle ricerche sul conto della nostra "esperta di morte", che i lettori dovranno scoprire.
L’accompagnatrice è un libro forte, pericoloso e seducente sul potere delle parole e dell’assurdità della vecchiaia e della morte.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L’accompagnatrice
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