Dopo il rapimento e l’uccisione del politico Aldo Moro, nel 1978, i brigatisti rossi continuarono a fare politica; se non ci fosse stato tutto l’orrore del tempo che fu, apparirebbero tragicamente molto ridicoli. Ci aiuta meglio a immergerci in quegli anni Tecniche miste di trasformazione, il romanzo di Matteo Auciello edito da Il ramo e la foglia edizioni nel 2025.
L’intervista a Matteo Auciello
- Perché un titolo così impegnativo, che fa pensare poco a un romanzo, ma più a un libro di chimica? Per la copertina ha tenuto conto dei suoi editori?
La narrazione è scandita in tre parti, ognuna con un proprio titolo: Le idee e le cose, Tecniche miste di trasformazione, Gli assalti (che nelle mie intenzioni è stato a lungo anche il titolo provvisorio del libro). La scelta definitiva è caduta sul secondo in fase di revisione, grazie a un suggerimento degli editori, a cui si deve anche l’elaborazione grafica di copertina.
L’eventualità che il titolo faccia pensare alla chimica o alla scomposizione della materia – come suggerisce la tua domanda - mi sembra pertinente, il protagonista è un personaggio riflessivo e analitico anche per ragioni professionali (è medico e psicoanalista, ma nel corso del romanzo le sue inclinazioni vanno in direzioni decisamente incompatibili con il metodo scientifico e la deontologia professionale). Per quanto mi riguarda, mi interessava sottolineare l’analogia tra lotta armata e psicoterapia, esperienze in cui si cerca una trasformazione personale o collettiva.
- Sembra un libro su cui si è scritto troppo e molta scrittura è stata buttata per renderlo compatto. È solo una mia impressione?
L’impressione è giusta, il manoscritto iniziale era molto più esteso, presentava un linguaggio più orientato all’amplificazione del materiale e alla digressione. Quindi una parte importante del lavoro di revisione è consistita nel ridurre e alleggerire il testo di partenza. Credo anch’io che resti tuttavia una traccia della densità iniziale, come se il testo definitivo contenesse una specie di risonanza, una memoria implicita di queste possibilità e direzioni della scrittura.
- Entrare in un periodo dove la lotta armata era una cosa tangibile, ora documentata, non credo sia stato facile.
Inoltrarmi in quell’epoca è stato un fatto spontaneo, fin dalle prime righe del testo mi è stato chiaro che il protagonista si muoveva nell’estate del 1978, poco dopo l’uccisione di Aldo Moro. A questo mi hanno spinto ricordi personali (a quei tempi ero un bambino) insieme a motivazioni estetiche e in senso lato storiche, ossia il forte interesse per un’epoca dinamica e febbrile, in cui sono in questione e arrivano a un punto di rottura le spinte costruttive (le trasformazioni, appunto) degli anni precedenti.
- I suoi personaggi hanno caratteristiche teatrali. Entrano ed escono dal palco che è la casa in montagna, dove si nascondono. È stata una scelta stilistica voluta o è arrivata da sé?
Durante la scrittura ho cercato di seguire i personaggi, i loro movimenti, i loro pensieri e le loro interazioni, lasciandoli il più possibile liberi di reagire alle circostanze. Una strategia in senso lato teatrale, che ha risposto al mio bisogno di immettere il lettore (innanzitutto me stesso, quindi) in un’atmosfera densa e quasi ossessiva, fatta di dettagli il più possibile concreti anche quando si riferivano all’interiorità dei personaggi. Non è stata una scelta costruita a tavolino ma una tendenza spontanea, su cui probabilmente ha influito la mia formazione teatrale.
- Igor, Enrica, Monica e Nicola sono personaggi complessi cui ci si può affezionare. Mentre Michele e Salvatore sembrano presenze ingombranti, governati da un eccesso di giovinezza e testosterone. È un risultato voluto?
Anche la costruzione dei personaggi è avvenuta lentamente, per strati, a partire dalle spinte e dai suggerimenti impliciti nel testo. Certo, emerge una struttura in cui Michele e Salvatore hanno minore autonomia e complessità, sono figure con tratti espressamente comici o grotteschi (sia pure solo accennati, a mio avviso). Evidentemente la trama richiedeva questa loro subalternità agli eventi. Ma nello stesso tempo, e forse in modo più sottile, questo loro funzionamento suggerisce una subalternità alle dinamiche storiche. Considerando l’intreccio, credo che questo loro dinamismo pulsionale suggerisca un carattere di quegli anni, una sorta di vitalismo mortifero.
- Si è documentato sulla reale portata della lotta armata, sui brigatisti rossi e i poliziotti come neofascisti in divisa?
Sì, ovviamente mi è stato necessario un lavoro di documentazione che si è concentrato in particolare su tutta l’area del terrorismo di matrice comunista-rivoluzionaria. A giudicare da quello che ne è venuto fuori, mi sembra evidente che il libro attribuisce alle forze dell’ordine un ruolo marginale mentre si concentra sulla figura dei terroristi, che emergono con caratteri verosimili e nello stesso tempo un po’ stranianti.
- Secondo lei, il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, nel 1978, fu un fatto che servì anche per togliere le ambiguità di alcuni "fiancheggiatori"? E di fatto la scelta fu quella della perdita di qualsiasi aiuto esterno che pose fine alla lotta armata?
La vicenda di Aldo Moro mostra ancora dei tratti oscuri, che i processi e la ricerca storica non hanno chiarito del tutto. Dopo l’uccisione di Mara Cagol e l’arresto dei capi storici (Curcio e Franceschini), le Brigate Rosse erano quasi sconfitte, quindi sembra fondata l’ipotesi che la loro riorganizzazione sia stata direttamente o indirettamente favorita dai servizi segreti. Anche i misteri legati al rapimento e alla detenzione (per esempio le strane vicende del covo di via Gradoli), insieme al comportamento della DC durante la trattativa per la sua liberazione, alimentano l’idea che Moro sia stato abbandonato proprio nel momento in cui la sua massima vicinanza alle posizioni del PC avrebbe potuto favorire uno spostamento a sinistra degli equilibri politici italiani. Cosa sia accaduto dopo è noto: a partire dagli anni ’80 le conquiste sociali ed economiche delle classi lavoratrici sono state smantellate, si è affermato un sistema neoliberista i cui effetti più malati sono ben evidenti.
- Perché ha scritto questo romanzo? Una sua urgenza, la voglia di capire quegli anni e di metterli al confronto con gli avvenimenti di oggi?
Non è un libro costruito a tavolino, piuttosto è nato dalla mia urgenza di seguire il movimento dei personaggi in situazioni limite, in cui si intrecciano spinte personali (il desiderio erotico, la ricerca dell’ignoto, l’aggressività) e motivazioni culturali o ideologiche (la psicoanalisi o la lotta armata come mezzo di liberazione della società, entrambe “tecniche di trasformazione”). Certamente ha agito anche un interesse in senso lato storiografico, il desiderio di comprendere quegli anni entrandoci dentro attraverso la finzione narrativa. Ora che il libro è concluso, ho effettivamente la sensazione di conoscerli meglio, non in senso intellettuale ma estetico e quasi musicale, così come – per esempio – la musica di John Coltrane o Ornette Coleman può trasmetterci un’immagine sonora di cosa sia stata la condizione dei neri americani negli anni ’60 o ’70 negli Stati Uniti.
- Come trova questi anni dopo la pandemia? Ha parlato con i complottisti per cui i vaccini sono stati più pericolosi della malattia stessa ? Siamo più tristi? Più poveri psicologicamente ed economicamente?
Certamente la società italiana nell’insieme è più povera a livello economico, più frustrata e arrabbiata, più impotente. Siamo governati da una destra autoritaria e irresponsabile, che sembra aver dimenticato qualsiasi tradizione di sobrietà, decoro istituzionale e liberalismo democratico. A livello globale, poi, l’amministrazione Trump mostra esiti di fascismo e suprematismo che fino a pochi anni fa sarebbe stato difficile immaginare.
Tuttavia continuo a credere che le energie creative possano continuare a spingerci verso l’empatia e la solidarietà. Non possiamo perdere la speranza, non abbiamo alternative. Anche la letteratura in fondo serve a questo: a guidarci nell’esplorare i conflitti e l’oscurità che ci portiamo dentro come animali umani.
Recensione del libro
Tecniche miste di trasformazione
di Matteo Auciello
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Intervista a Matteo Auciello, autore di “Tecniche miste di trasformazione”
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