Raffaella Mucci è l’autrice di Sogni da decifrare (Affiori Editore, 2025), un romanzo scorrevole e avvincente incentrato sui sogni premonitori e sul tema della violenza sulle donne. L’abbiamo incontrata per porle alcune domande sul suo romanzo.
L’intervista a Raffaella Mucci
- Quali sono state le tue motivazioni a scrivere di un tema così doloroso e grave quale la violenza sulle donne? A tale riguardo, raccontaci anche come ti sei documentata sulle Associazioni a loro sostegno e sull’attività che svolgono.
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È un tema a me caro e non saprei dirti quando ho iniziato a documentarmi, forse già prima di iniziare questo libro che ho dedicato alle amiche vittime di violenza. Avevo una tale rabbia e un senso di inadeguatezza sepolti in me da anni, insicurezza e timidezza - e volevo sfogare questi sentimenti negativi tramutandoli in qualcosa di positivo, così ho preso in considerazione l’idea di scriverne.
Ho capito che la violenza di genere nasce molto prima degli atti fisici estremi: giudizi e pregiudizi ti rendono schiava di modelli sociali, mezze frasi dette “per il tuo bene” ti fanno credere di non avere potenzialità e possibilità. L’autostima e la fiducia in sé stesse vanno assolutamente recuperate: i personaggi che invento sono filtri e la scrittura è terapeutica perché si impara a volersi bene per come si è, nella propria unicità.
Lo “scossone” a scrivere proprio questo libro sui femminicidi è arrivato poi da fatti di cronaca reali: prima, nel 2012, venne uccisa la mia parrucchiera con conseguente suicidio del compagno; in seguito, nel 2013, avvenne l’omicidio raccapricciante di un’amica d’infanzia. Fino ad allora consideravo i femminicidi come episodi lontani da me, come se lo schermo della televisione mi proteggesse, invece no: può accadere a chiunque e in qualsiasi classe sociale. Il ricordo rimane per sempre e ci tengo a “riportarle indietro” tra le pagine, a parlare di com’erano veramente queste donne accennando al carattere, ai momenti e alle giornate trascorse insieme.
Alle donne è stato insegnato a “fare le brave” indossando la maschera (vedi la copertina) che vogliono vederci addosso amici, parenti, famiglia e … noi stesse; quando ce ne accorgiamo potrebbe essere già tardi, potremmo non riuscire a rivolgerci alle persone giuste in tempo.
Dieci anni fa si cominciava a parlare di centri antiviolenza; l’attenzione è cresciuta a dismisura anche per merito dei social, e attualmente è molto più facile cercare un aiuto o un consiglio; l’ostacolo più grande viene dalla donna stessa, che fa fatica ad ammettere di averne bisogno. Ad aprile di quest’anno ho scritto il racconto “Dedicato a Silvia”, per l’antologia Libere (Tripla E Edizioni): una raccolta di esperienze e testimonianze con l’intenzione di regalare speranza e consigli a chi ha attraversato momenti di sconforto e ha dovuto ricostruire tutto daccapo. Ci tengo a sottolineare che i proventi di questo libro vengono devoluti all’associazione SIE Onlus, che sostiene il progetto “Circolo delle donne”, ideato dalla compagnia teatrale Stregatti.
- Raffaella Mucci e Marella: quali le somiglianze fra te e la tua protagonista – se ce ne sono – e quali le differenze? Parlaci anche del tuo approccio e conoscenza al “mondo parallelo” e ai sogni premonitori, di cui parli in “Sogni da decifrare”.
Come ho accennato, i personaggi rappresentano un “filtro” per le emozioni. Per cui Marella rappresenta una specie di mio alter ego per molti aspetti e situazioni vissute: si è laureata in Psicologia, materia che mi piace e che ho studiato all’Università per un anno; si è trasferita dal suo luogo d’origine quando si è sposata, lasciando il lavoro; ha un figlio adolescente come me.
Marella è food blogger come me, e il suo sogno era quello di diventare giornalista - il mio era di scrivere. Ho capito che la mia passione per la scrittura può diventare un’attività seria: mi piace pensare che il messaggio di resilienza, attraverso le mie storie, possa realmente arrivare al cuore di chi legge. Ho inserito anche esperienze negative nella trama, attinenti alla vita privata o professionale, che, romanzate nel libro, fanno in modo di rielaborare il passato creando spunti di riflessione e processi psicologici costruttivi.
Il cambiamento e la trasformazione sono essenziali: sia leggere che scrivere porta a conoscere meglio se stessi e i personaggi ci aiutano nel nostro percorso formativo e psicologico. Come Marella, anch’io ho una madre che ha doti particolari: fin da piccola ho vissuto questa sensibilità come normale. Abbiamo avuto entrambe “avvertimenti” o messaggi che ci hanno salvato la vita.
Credo che i sogni siano come dei portali: mi affascina il tema e leggo libri, guardo documentari o serie televisive attinenti. Credo che sia il cervello umano che la nostra anima, o coscienza, siano ancora un grande mistero.
- Nel tuo romanzo la protagonista spesso cita i proverbi, ad esempio “Non tutto il male vien per nuocere”, “Non dire gatto finché non ce l’hai nel sacco”, “Il sole quando esce, esce per tutti” e altri. Che significato hanno per te i detti popolari e quale il valore degli insegnamenti tratti dall’esperienza?
I proverbi, per me, sono ricordi di famiglia: mia madre ogni tanto li cita e soprattutto lo faceva mia nonna. Mio padre storpiava frasi o meme pubblicitari e giocava con le parole… cosa che facciamo spesso a casa, essendo entrambi scrittori. Io, poi, scrivendo cozy, amo scherzare coi doppi sensi o modificare i proverbi. Diciamo che si tratta di un’eredità interiore.
Poi, per scrivere il libro e caratterizzare meglio Marella, ne ho cercati altri, scoprendone di tutti i tipi, alcuni divertenti e insoliti.
I detti popolari sono un retaggio antico che tramanda la saggezza popolare, per quanto alcuni siano in contrapposizione; infatti, su questi ci faccio dell’ironia!
- “Se non diventi visibile al mondo non sei nessuno” è il motto di Giada. So che tu sei mamma: a partire da questo, vuoi dirci qual è a tuo parere il valore della visibilità e del successo oggi, con riferimento ad esempio d Instagram ed ai social in generale - in particolare per i giovani adolescenti?
Mi sono divertita molto a creare il personaggio di Giada e ho conosciuto molte persone che, come lei, fanno dell’apparenza e del successo una questione di vita o di morte. È normale cercare l’approvazione altrui, è una reazione che ci viene insegnata sin da piccoli; con i social diventa un desiderio patologico e, come vediamo, spesso sfocia in atti di violenza o depressione.
Sono preoccupata soprattutto per le ragazze che cercano like invece di rivolgere l’attenzione verso interessi sani o per sviluppare capacità e passioni; ci vorrebbe più controllo da parte delle autorità. I social sono un calderone, una piazza aperta a tutti, e succede di dimenticarsi che si trova di tutto: le opinioni sono libere, il che potrebbe essere una cosa positiva, ma la verità viene distorta dagli ignoranti. Se a questo aggiungiamo l’intelligenza artificiale non si capisce più nulla! Pensa che esiste pure un programma che fa continuare la vita virtuale, nel profilo, di chi è deceduto! Le persone e il loro ricordo diventano dei burattini in mano ad algoritmi casuali.
Ci sono limiti da non superare: tutto molto affascinante finché non viene adoperato per scopi illeciti o per sostituire la realtà, con conseguenze nefaste che possiamo immaginare o che abbiamo davanti quotidianamente.
- “Parole in pentola” è il blog di cucina di Marella. So che anche tu sei una nota food blogger, e astraendo ti chiedo qual è la funzione per te della scrittura – considerato che Marella per prima considera il proprio blog un vero e potente “mezzo di comunicazione, non un semplice ricettario”.
Ormai avrai capito che la scrittura è il mio mezzo preferito di comunicazione, è libertà pura! Attraverso i personaggi posso esprimere opinioni, idee, sentimenti; e naturalmente è bellissimo far provare emozioni a chi legge.
Il cibo fa lo stesso, del resto: le ricette sono ricordi, il cibo è legato a momenti o persone; il gusto è una sensazione. Anche in narratologia si cerca di inserire i cinque sensi per rendere le storie più verosimili, e ti confesso che la scrittura - che sia ricette, articoli o romanzi - viene prima di tutto, per cui ho mischiato le diverse passioni. Ognuno di noi non è riducibile solo al lavoro che fa, ma è una serie infinita di possibilità, sfumature e sfaccettature, e la scrittura ce lo insegna.
- Che progetti hai per il futuro? Hai già in mente una nuova trama da raccontarci?
Ultimamente mi sto dedicando a creare una Web Novel: volevo provare questo nuovo sistema di scrittura, molto apprezzato dai giovanissimi, in cui chi legge segue le varie fasi di creazione della storia e può dire la sua in modo da plasmare la scaletta. Tutto il contrario di quello che avviene per un romanzo. Per ora sto facendo solo uno spinoff di “Streghe Moderne” – il mio precedente romanzo. Inoltre sono in fase di strutturazione con un nuovo inedito, e ti confesso che sono impaziente di passare alla fase creativa.
Ho in mente la premessa drammaturgica e sto approntando la scaletta: vorrei parlare di due amiche che continuano a “frequentarsi” da lontano con i social o con le e-mail, ma questa trama contiene anche sottotrame per cui parlerò dell’amicizia in generale, un sentimento molto sopravvalutato nei social. Vorrei approfondire il modo in cui viene recepito e l’idea che ne abbiamo, nel senso che ci dobbiamo chiedere chi consideriamo come “un vero amico” nel mondo odierno. E ci saranno delle sorprese non da poco quando le due donne riusciranno a rivedersi e scopriranno la verità!
Infine confido che escano altri due romanzi inediti: ci sono delle case editrici che li stanno valutando. Perciò, incrociate le dita per me!
Recensione del libro
Sogni da decifrare
di Raffaella Mucci
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Intervista a Raffaella Mucci, autrice di “Sogni da decifrare”
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