Di recente pubblicazione è il romanzo Terra di anime spezzate (Nord, 2025, trad. di Emanuela Damiani), l’esordio narrativo in ambito italiano della scrittrice inglese Clare Leslie Hall che, prima di occuparsi unicamente di scrittura, si è dedicata a lungo al settore editoriale.
Questo struggente romanzo, che vibra di un’intensità e di un lirismo unici, ripercorre diverse tematiche dolorose, facendo leva sugli aspetti drammatici che possono coinvolgere e determinare la vita e il destino di più donne e uomini. Si tratta di una penna intimista, incredibilmente sensibile e tenace nel voler scandagliare con passione, lucidità e rigore - con una precisione quasi chirurgica - le ferite, le lacerazioni e gli strappi emotivi che l’uomo sa ricevere e, al contempo, infliggere.
“Terra di anime spezzate”: contenuti del romanzo
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Con Terra di anime spezzate, l’autrice ci catapulta in un viaggio temporale ed emotivo ricco di profonde emozioni e sensazioni, solcando sapientemente i chiaroscuri di determinati decenni e atmosfere e tratteggiando in modo esemplare un eterogeneo microcosmo imbevuto di sentimenti, passioni, perdite, rimorsi e rimpianti.
A far da sfondo alla storia, l’estate del 1955 a Meadowlands e le differenti dinamiche che scaturiscono da una scelta giovanile complessa e delicata, volte a gettare un’autentica luce sui ricordi legati alle "ragioni" del cuore, sul peso oppressivo e svilente delle convenzioni sociali e sulla forza trascinante e inevitabile di un amore, quando autentico.
Ho intervistato la scrittrice per scoprire meglio i retroscena di un romanzo indimenticabile, destinato a lasciare il segno nel cuore di molti lettori.
Forse è proprio questo, questa sensazione mai provata prima, euforia, eccitazione, una felicità furiosa. Forse è questo l’amore.
L’intervista a Clare Leslie Hall
- Quanto crede nel potere insito nella natura, nel creato? Quanto e come influisce il contesto paesaggistico e l’ambiente circostante sui pensieri e i sentimenti, oltre che sulle azioni, dei personaggi nelle sue opere? In Terra di anime spezzate, dove ritiene sia più evidente e significativa questa influenza?
Nel romanzo il mondo pastorale invocato gioca un enorme significato. Volevo attingere al paesaggio del Dorset per mostrarlo sia nella sua bellezza sia nella sua brutalità, in altre parole per ritrarre la vita rurale nel modo più realistico possibile. Trascorrendo del tempo con gli agricoltori durante le mie ricerche per il romanzo, ho compreso come l’agricoltura fosse più di un lavoro, se non addirittura una vocazione. Gli agricoltori si considerano custodi della terra e della fauna selvatica per tutta la vita.
Con il personaggio di Beth era importante mostrare come la sua vita si allontani dall’apprendimento e dal mondo accademico, trovando invece una passione per tutta la vita e un diverso tipo di educazione attraverso la terra, che finisce per significare per lei più di quanto potrebbe mai significare una laurea a Oxford. Beth si radica nella terra, e questo le fornisce pari opportunità, negate alla maggior parte delle donne nel 1950 britannico. Sa sollevare balle di fieno, guidare la mietitrebbia, dare alla luce vitelli e agnelli e, proprio come gli uomini, capisce come la natura abbia il potere di guarire il cuore umano.
Il prato in cui ci troviamo, verde e ondulato, con le fioriture delle querce simili a nuvole, è l’Inghilterra nel pieno del suo splendore. Ѐ Keats, è Wordsworth. Dovrebbero poterne godere tutti.
- Quando tratteggia un suo protagonista o personaggio, da dove parte? Cosa la spinge e la stimola nella sua costruzione? Se lo immagina all’istante partendo da una descrizione fisica, propriamente corporale, o si concentra maggiormente sul suo stato psicologico, emotivo e comportamentale?
Sicuramente l’emotivo. Trovo che tutto ciò che è troppo prescrittivo mi spenga: non ho mai avuto bisogno di sapere cosa mangiano i miei personaggi a colazione e nemmeno il colore dei loro occhi! Mi piace iniziare con un’emozione predominante che appartiene a ogni singolo personaggio. Con Beth, per esempio, era un desiderio. Sapevo chi era Beth fin dall’inizio perché ho capito che tutto ciò che faceva era guidato dalla scomparsa di suo figlio, Bobby. Ha nostalgia di lui, del suo primo amore Gabriel e della ragazza che era una volta prima di essere cambiata per sempre dal crepacuore e dalla perdita. Con Frank, la sua emozione prevalente è il senso di colpa che seppellisce nel duro lavoro e nell’evitare la verità. Sta scappando dalla perdita del figlio e non è in grado di dare a Beth lo spazio di cui ha bisogno per ricordare e celebrare Bobby, e questo è ciò che fa cadere il matrimonio in subbuglio.
Avevo una playlist di brani strumentali che ascoltavo ogni volta che non scrivevo (non riesco ad ascoltare musica quando scrivo) – viaggi in macchina, passeggiate con i cani – e mi ha aiutato a restare "ancorata" al paesaggio emotivo dei personaggi. Anche adesso, se metto su la playlist, sono di nuovo lì con Beth e Gabriel in riva al lago!
- Parliamo del potere della memoria. I ricordi che le appartengono da vicino, siano di un passato lontano o di uno più recente, quanto influiscono e determinano la nascita e la stesura di un suo romanzo? Rintracciamo degli elementi e dei riflessi autobiografici?
Direi che nulla nel romanzo sia strettamente autobiografico. Ma, naturalmente, gran parte dell’esperienza e delle riflessioni dei personaggi derivano dalle mie. Di solito, ne sono maggiormente consapevole più tardi, quando il romanzo è finito, rispetto al momento in cui scrivo. Da un punto di vista semplice, direi che il viaggio di Beth nell’imparare a connettersi con il paesaggio pastorale è stato quello che ho seguito io stessa, perché il tempo che ho trascorso con gli agricoltori mi ha davvero aperto gli occhi sulla bellezza del mondo naturale. Mi sono anche resa conto di aver catturato il modo in cui la perdita dell’infanzia definiva chi Frank e Jimmy sono diventati come uomini, in parte perché anche io avevo perso un genitore in giovane età.
Di recente, ho riletto i miei primi due romanzi dopo un intervallo di sei anni, e sono rimasta affascinata nel vedere quanto della mia vita si fosse infiltrato nelle pagine. Nella narrativa, la mia priorità è raccontare una buona storia, ma è anche un mezzo per esprimermi e a volte offre un percorso nel mio pensiero subconscio, anche se lo capisco solo dopo.
Rimango lì per qualche istante, ricordando il ragazzo e la ragazza che una volta si sono perdutamente innamorati. Non sembrano più me e Gabriel.
- Cosa sente di dirci del destino, del fato, del caso? Quanto influisce nel percorso di vita dei suoi personaggi? Ha una sua valenza, una sua particolare e specifica “magia” all’interno del suo romanzo?
Come scrittrice, mi piace esplorare il destino e il caso. Ho messo Beth a un bivio nella sua vita. Il suo matrimonio è in subbuglio, è in lutto per la perdita di suo figlio e, in questo preciso momento, il suo primo amore Gabriel riappare sconvolgendole la vita. Stavo esplorando le seconde possibilità, un amore che sembra predestinato e, in una certa misura, il destino. Ma di forte interesse per me, rispetto a questo, è stata l’opportunità di pensare alla nostalgia e a come, se arriva in un momento di grande tumulto, può essere davvero minacciosa. La nostalgia è un’emozione dolce-amara perché ci struggiamo per un tempo che è passato e non può tornare, per quanto lo desideriamo. Quanto del desiderio di Beth per Gabriel è dovuto alla chimica piuttosto reale che hanno – sia emotiva che fisica – e quanto è il suo desiderio di tempi più semplici prima che la sua vita andasse storta?
- Quali valori e messaggi ha voluto destinare al lettore attraverso il tratteggio ben riuscito e delineato di Beth Kennedy e di suo marito Frank, oltre che del suo primo amore, Gabriel Wolfe?
Era importante per me mostrare la resilienza emotiva di Beth e come sia una sopravvissuta. Sì, fa alcune scelte sbagliate nel romanzo, ma ha anche più maturità rispetto agli altri personaggi. È l’unica che affronta il suo dolore a testa alta e cerca di ricordare Bobby. Si rialza anche dopo ogni colpo e fa del suo meglio nella vita. Dopo aver rotto con Gabriel e le viene chiesto di lasciare la scuola, sposa Frank e si getta nel suo stile di vita. Le viene negata la vita accademica che desiderava, ma invece si innamora della natura e quest’ultima finisce per significare molto di più per lei.
Frank è quasi un santo in superficie, ma con un grave difetto: il suo senso di colpa pervasivo. È il senso di colpa che lo spinge a chiudere un occhio sulla relazione di Beth e a prendersi la colpa del crimine di Leo. Ma il suo tempo in prigione è essenziale perché è il momento in cui finalmente impara ad accettare la sua colpa e a elaborare il suo dolore. Si lascia andare. Con Frank volevo mostrare come, senza la guida di un adulto, il dolore infantile possa inasprirsi e bloccare lo sviluppo emotivo di un personaggio.
Con Gabriel, volevo esplorare la disuguaglianza di genere e di classe nella Gran Bretagna degli anni ’50. Essendo un uomo privilegiato e istruito privatamente, la sua vita va secondo i piani: l’Università di Oxford seguita da una carriera di successo come scrittore. Mentre Beth, una ragazza della classe operaia altrettanto dotata dal punto di vista accademico, vede i suoi sogni sconvolti da pregiudizi e snobismo. Gabriel si fa aprire gli occhi da Beth sulla disuguaglianza quotidiana della sua vita di giovane donna. Più tardi torna su questo tema, scrivendo un romanzo che esamina i doppi standard e la disuguaglianza di genere negli anni ’60. Se debba o meno scrivere questo romanzo è tutta un’altra questione! È un uomo ricco e privilegiato, il cui matrimonio non ha sollevato alcuna preoccupazione o attenzione da parte della stampa, l’opposto dell’esperienza di Beth.
- Due figure fondamentali sono indubbiamente i giovani personaggi di Bobby e Leo, i quali assumono un ruolo centrale e impattante nel corso della narrazione. Cosa l’ha spinta a voler dare voce a due bambini, ad addentrarsi nelle dinamiche famigliari che ruotano attorno al legame genitore-figlio? Ѐ un tema che la stimola e l’affascina da sempre? E di quali chiavi di lettura è permeato?
Quando un giorno Beth è arrivata nella mia testa all’improvviso, sapevo esattamente chi fosse, e mi sono sentita in dovere di scrivere la sua storia. Come madre di tre figli, avevo istintivamente evitato il doloroso argomento del lutto dei genitori. Ma Beth era lì, con una storia da raccontare. Bobby è stato importante per aver portato leggerezza al romanzo e per aver mostrato il lato materno di Beth, che è una parte enorme di ciò che è come donna. Stavo ponendomi la domanda: dove va a finire tutto quell’amore materno quando il bambino non esiste più?
E inizialmente, la risposta è stata Leo. Lui arriva nel romanzo in un momento in cui Beth sente disperatamente la mancanza di suo figlio e Leo sente disperatamente la mancanza di sua madre. Il desiderio che entrambi nutrono è il motore vero e proprio del libro. Attraverso Leo, volevo anche mostrare l’innocenza di un bambino coinvolto in un dramma umano "adulto" che non può capire.
Bobby, anche se è presente soltanto nella seconda parte del libro, risiede comunque alla radice di tutto. Frank e Beth sono spinti dalla sua mancanza, dal loro senso di colpa per il modo in cui è morto e, più di tutto questo, dal fatto di aver nascosto la sua vera discendenza a Gabriel.
- Un aspetto rilevante nel suo romanzo ha a che fare con la presenza di animali all’interno del contesto della fattoria. Lei parla di pecore, agnelli, di un cane… sembrano personaggi secondari, presenze di cornice, di sottofondo, ma in realtà non lo sono affatto, perché li descrive più volte, rendendoli funzionali all’interno della storia narrata. Ci motivi questa sua scelta specifica: di quali richiami, simboli e messaggi sottesi si rendono portavoce?
Quello che volevo catturare sia con il paesaggio sia con gli animali della fattoria era la "nobiltà" dei contadini. L’agricoltura è caduta in disgrazia negli ultimi tempi. Eppure, quello che ho capito dopo aver trascorso del tempo con gli agricoltori è quanto sia istintivo il loro legame con la terra, la sua fauna selvatica e i loro animali. È molto più di un lavoro e anche di una vocazione: è la loro identità, ed è lacerata nel loro essere. Il loro ruolo nel mondo moderno è essenziale.
Ѐ lo strazio di vedere i tuoi animali assassinati. Il terrore profondo del gregge mentre vede i piccoli massacrati.
- Parliamo di sentimenti e stati d’animo nei suoi libri. Verso quali nutre un particolare interesse e un forte richiamo? L’amore, il romanticismo, la passione fisica, carnale, il dolore, la sofferenza, la rabbia, il rancore, la nostalgia, la speranza o la fede?
Tutto il caos! Direi che sono sempre attratta dalle emozioni umane come punto di partenza, che si tratti di amore, passione, rimpianto, desiderio o rabbia. Mi interessa esplorare il cuore umano e non mi stanco mai di mettere i miei personaggi in situazioni complesse e di imparare come si sentono profondamente nella loro psiche. La trama e il ritmo sono importanti per me, è vero, ma sono sempre secondari rispetto alle emozioni che in primo luogo mi spingono a scrivere.
Recensione del libro
Terra di anime spezzate
di Clare Leslie Hall
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Intervista a Clare Leslie Hall, in libreria con “Terra di anime spezzate”
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