In nome della verità (Piemme, 2026, 159 pagg.) è un saggio di Paola Cesaroni con il giornalista e scrittore d’inchiesta Igor Patruno, con prefazione dell’avvocato Federica Mondani, e ha come sottotitolo “Le indagini ancora aperte del delitto di via Poma”.
Roma, 7 agosto 1990. In un pomeriggio estivo, e all’interno degli uffici di via Carlo Poma n. 2, nel romano Quartiere Della Vittoria, la vita della ventenne Simonetta Cesaroni viene spezzata da ventinove colpi di arma bianca. Da quel giorno di trentasei anni fa prende piede un dei gialli più complessi, dolorosi e mediatici della recente storiografia italiana. Un caso che ha lacune insanabili, piste del tutto fallimentari e una superficialità investigativa che ha allontanato la parola “giustizia”.
Con questo saggio, la sorella della vittima, Paola Cesaroni, coadiuvata dal suo legale e dal giornalista di inchiesta Igor Patruno, vuole appunto mettere in risalto persone, eventuali piste, ma soprattutto situazioni che in tutto questo tempo sono state forse volutamente ignorate.
Dopo un’ampia prefazione dell’avvocato Mondani, in cui ricostruisce un po’ quanto è accaduto dal 2010, cioè da quando ha assunto la difesa della famiglia e quindi di Paola Cesaroni, c’è un’introduzione di Igor Patruno, che segue da sempre questo fatto atroce di cronaca, in cui ricostruisce i 36 anni trascorsi dal delitto e pone in risalto soprattutto le omissioni nelle indagini. Quindi Paola Cesaroni, da sorella, ricorda la sua vita con Simonetta, le loro amicizie comuni, la loro complicità fino al ritrovamento del cadavere il 7 agosto 1990.
Paola ricorda la meticolosità del padre nello svolgere sue personali indagini e quindi riferire le sue deduzioni agli inquirenti succedutisi almeno fino ai primi anni 2000. Quindi viene ricostruito il processo a Raniero Busco, il fidanzato dell’epoca di Simonetta, con la condanna in primo grado a 24 anni, l’assoluzione in Appello e la conferma in Cassazione. In tutta questa situazione emergono omissioni, dimenticanze, poca precisione, ma soprattutto, con le tecniche moderne genetiche, si potrebbe benissimo arrivare alla figura di un “Ignoto X”.
Tutto il saggio, che per la sua limpidità di scrittura si legge in poche ore, pone in risalto che i 36 anni trascorsi non sono un tempo per fa dimenticare il tutto, anzi sono la forza di continuare a cercare la verità. Il saggio pone in evidenza anche una serie di persone legate all’ufficio dove lavorava la vittima, che forse non sono mai state sentite o per lo meno non prese in considerazione. E poi emergono fattori inediti, e forse prove, che dovrebbero essere presi in considerazione. Nel leggerlo ho captato la forza e la determinazione, il non arrendersi da parte di Paola Cesaroni.
È scritto nella quarta di copertina:
Simonetta ci ricorda che la verità potrà gridarla da lassù solo per mani, azioni, penna e voce di chi avrà il coraggio e la forza di parlare. Il tempo può, e deve, trasformarsi in un’arma produttiva per liberare le coscienze.
In nome della verità non è, come detto, solo il resoconto dettagliato di un’indagine autonoma, ma senza dubbio coraggiosa, è anche un grido d’appello e un atto d’amore per Simonetta da parte dell’amata sorella Paola. Perché il tempo non deve essere un alleato dell’oblio, ma un’arma per liberare le coscienze di chi sa e non ha ancora parlato.
- Autore: Igor Patruno - Paola Cesaroni con
- Genere: Storie vere
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Piemme
- Anno di pubblicazione: 2026
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A chi vuole sapere dei dettagli inediti ed omessi nelle indagini
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: In nome della verità
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