Con l’importante riedizione de Lo Zen nell’arte del tiro con l’arco - a 90 anni dai primi appunti di Herrigel – è stata inaugurata a febbraio Nemo, la nuova collana di Ubiliber, con volumi in piccolo formato, grande pregio e valore artistico, grazie alla collaborazione ogni anno con celebri illustratori. Primo artista che apre la collana, Nicola Magrin.
Tiziano Fratus è il primo autore italiano che pubblica in questa collana; seguiranno ad aprile i libri di Dario Doshin Girolami e Marcello Ghilardi.
Tiziano Fratus, un “custode dei boschi interiori”
Tiziano Fratus (Bergamo, 1975) è scrittore, poeta e traduttore; vive nella campagna piemontese, dove coltiva una personale forma di buddhismo agreste, un orto, un giardino e una piccola comunità di gatti. È autore, tra gli altri, di Alberodonti d’Italia. Cento capolavori della natura (Gribaudo, 2024), Il bosco è un mondo (Einaudi, 2018) e Il sole che nessuno vede (Ediciclo editore, 2026), opere che hanno contribuito a farne un riconosciuto “custode dei boschi interiori”.
Il passero buddhista. Meditazioni selvatiche (2026, 160 pag., € 12,00) è un libro che intreccia esperienza personale, pratica meditativa e rapporto con la natura, soprattutto con alberi e boschi, intesi come maestri e luoghi di trasformazione interiore. L’autore riflette sulla propria biografia (il lutto per il padre, gli anni da “Homo radix” tra i grandi alberi, il ritiro nei boschi) e si interroga sul senso della ricerca spirituale in un mondo segnato da crisi ecologiche, guerre e retorica sulla “connessione con la natura”.
L’intervista a Tiziano Fratus
- Che significa essere custode dei boschi interiori?
Custode dei boschi interiori. Forse la prima domanda è che cosa potrebbe mai essere un bosco interiore? Esiste? Ce lo abbiamo o ce lo inventiamo? Ne abbiamo bisogno? Stando a circa tremila anni di società e civiltà conosciuta, parrebbe che dentro ciascuno di noi, oltre all’istinto, oltre ai desideri, ai piaceri e a tutto quel che vi si oppone e contrasta, esista uno spazio dove chi vuole, chi lo ritiene possibile e utile, vada a recintare una sorta di chiostro interiore, una possibilità che ci concediamo per coltivare, attraverso riti esteriori, abitudini, conoscenza, una radice contemplativa che ci avvicina a quel tutto o niente che ci circonda nel tempo quanto nello spazio.
Qualcuno crederà a Dio e alla vita esterna, qualcuno crederà ad esempio alla reincarnazione delle anime, e qualcuno crederà nell’unità di tutte le cose e di tutte le anime. E qualcuno invece crederà che la vita è soltanto questa, senza un prima e senza un dopo. Qualcuno pregherà, qualcuno vivrà, qualcuno mediterà. Io sono portato a pensare che chiunque, anche gli atei più convinti, abbiano un loro chiostro o bosco interiore, chiunque cerca di capire, di farsi un’idea; ci sono poi coloro che dedicano del tempo e delle energie in questo, magari incanalandosi lungo un percorso codificato, ossia una religione esistente, oppure scegliendo altro, pratiche individuali, e allenando un proprio personale scetticismo religioso.
- Chi è il passero buddhista?
Ah, a saperlo... a parte le battute, per me, il passero buddhista è un laico che tenta di conciliare la propria esistenza con alcuni principi e alcune pratiche del buddismo, ma senza entrare in una comunità più ristretta. Vivere in un monastero richiede ovviamente molti impegni, e presenta le sue sfide, ma io preferisco la vita al di fuori di un recinto, che non giudico - preferisco soltanto questa vita qui fuori, coi suoi impegni e i suoi rischi. Come mettere insieme tutto quel che dobbiamo fare con quelle antichissime idee e la ricerca del vuoto e il raggiungimento del qui e ora come valore di una esistenza autentica? Non è facile per niente. Può esistere un equilibrio, e dove sta? Nell’occasione? Nella compartimentazione dei tempi e dei momenti? Basta meditare ogni mattina? Come rispettare gli altri in un mondo competitivo fino all’estremo, anche tra religiosi, anche tra buddisti, anche tra persone che semplicemente esistono? Tante domande, scarse risposte. Il "mio" passero buddhista, quando può, pratica nei boschi, medita vicino a cascate e in altri luoghi naturali: grandi alberi secolari, giardini storici, montagne, isole, spiagge, laghi, fiumi. Orti, perché no. Il suo tempio è l’insieme di queste geografie.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Il passero buddhista. Meditazioni selvatiche”, il volume del “custode dei boschi interiori” Tiziano Fratus
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